Il cosiddetto tempio di Adriano è un piccolo edificio, ricchissimo di decorazione scolpita, sulla via dei Cureti. L’iscrizione della dedica nomina tre destinatari: Artemide di Efeso, l’imperatore Adriano e il popolo della città1. Il nome è rimasto, ma che questo fosse davvero un tempio di Adriano nel senso ufficiale del termine è messo in dubbio2; e il fregio su cui si concentrano quasi tutte le fotografie, considerato per decenni un’aggiunta tarda, è ora attribuito all’edificio originario3.

Chi costruì il tempio di Adriano?

A finanziarlo fu un benefattore della città, Publius Quintilius Valens Varius, che lo dedicò insieme alla moglie e alla figlia1.

Il portico era solo metà del suo progetto. Varius lo fece costruire insieme alle terme che gli stanno dietro5. Le «terme di Scolastica» delle guide turistiche sono la stessa fondazione sotto un nome più tardo, preso da Scholastikia, la benefattrice cristiana che ne pagò il restauro9. La sua statua, oggi priva della testa, è ancora seduta all’interno10.

La data di quel restauro è un altro discorso, e la formula abituale nasconde un disaccordo vero. Le guide, e finora anche questa pagina, collocavano il suo intervento vagamente nel IV o nel V secolo. Gli specialisti, invece, si dividono su un arco di oltre cento anni: Peter Scherrer lo pone verso il 400 d.C., Martin Steskal sostiene la prima metà del VI secolo, e Alice Waldner lega il restauro allo stesso programma dei primi anni del VI secolo che portò a valle, dal pritaneo, le colonne dei Cureti incise poi riutilizzate lungo la via9. Ursula Quatember, che nel suo studio del tempio pesa entrambe le letture, conclude che nessuna delle due è dimostrabile con le prove oggi disponibili, e affronta il problema a pagina 130 di Forschungen in Ephesos XI/39. L’iscrizione che nomina Scholastikia non è in dubbio: solo la sua data lo è. L’edificio stesso ha cambiato nome due volte: fu prima la «Kuretentherme», poi la «Scholastikiatherme» quando vi emerse la sua statua, e solo nel 1978, grazie a un’iscrizione pubblicata allora, fu identificato come le terme di Vario, nome che per anni era stato attribuito a un edificio diverso vicino all’agorà civile11.

Varius scelse un indirizzo di prestigio. La via dei Cureti scende dalla Porta di Eracle fino alla biblioteca di Celso12, e proprio perché ignora la griglia ortogonale del resto della città viene letta come un percorso antichissimo, una via processionale per Artemide13.

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La facciata del tempio di Adriano, con l'arco, le colonne e la porta interna
Fig. 1 La facciata fu rialzata utilizzando in gran parte i blocchi originali ritrovati sul posto.

La datazione della dedica

L’iscrizione sull’architrave data la dedica, con buona probabilità, al 117 o al 1184. È una datazione anticipata rispetto alla tradizione, e non tutte le fonti l’hanno adottata: il ministero dà una forbice 118-138, e i testi più vecchi collocano l’edificio verso il 1384.

Se la data più antica è quella giusta, la dedica precede di alcuni anni la prima visita dell’imperatore in città, nel 124 d.C. Adriano tornò probabilmente nel 128/129, e Efeso lo onorò come fondatore14. Quanto fosse davvero calorosa quella relazione resta discusso: Alice Landskron la legge come fredda, sostenendo che Pergamo e Smirne attirassero molta più attenzione e denaro da Adriano, e che il vero boom edilizio appartenga al successore Antonino Pio; la storia di Efeso affianca la sua tesi alle prove che vanno nella direzione opposta14.

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Fu davvero un tempio di Adriano?

Probabilmente non nel senso che il nome suggerisce. Ursula Quatember, che ha guidato lo studio architettonico moderno, ha pubblicato nel 2013 un articolo il cui titolo pone esattamente questa domanda, e molti studiosi collocano altrove in città il vero tempio ufficiale di Adriano2.

Il dubbio si spiega meglio nel quadro dei templi imperiali della città. Efeso ottenne per la prima volta il titolo ufficiale di neocoro, custode di un tempio del culto imperiale, con la dedica del Tempio dei Sebastoi nell’89/90 d.C.15 Il regno di Adriano raddoppiò l’onore, e il titolo di «due volte neocora» è attestato già nel 132 d.C.16 Peter Scherrer data la concessione stessa al 129/130, e osserva che questo portico era finito almeno un decennio prima: nella sua lettura, non fu mai un tempio in funzione17. Vicino al porto, intanto, la città aveva tracciato un vastissimo recinto sacro per Zeus Olimpio e per Adriano divinizzato, la cui sola ala meridionale correva per circa 263 metri18; è quel recinto, non questo portico, che gli studiosi identificano oggi come il vero tempio adrianeo della città19. Al suo confronto, un portico pagato da una sola famiglia e offerto insieme alla dea, all’imperatore e al popolo resta una cosa modesta. «tempio di Adriano» va preso più come un’etichetta comoda che come una descrizione di cosa fosse davvero l’edificio2.

La lunetta del tempio di Adriano, con una figura femminile tra girali d'acanto
Fig. 2 La lunetta corona l'arco d'ingresso, sopra il busto centrale.

La facciata, letta da vicino

Il fronte è un portico di quattro sostegni davanti alla cella interna, una forma che gli architetti chiamano tetrastila prostila. Al centro, la trabeazione si incurva in un cosiddetto arco siriaco, e la chiave di volta di quell’arco porta un busto di Tyche21, la dea della fortuna della città.

Guy Rogers fa derivare l’arco dentro il timpano dall’architettura dell’oriente ellenistico dopo le conquiste di Alessandro, non da nulla di romano, ed è di lì che viene il «siriaco» dell’etichetta22. Ursula Quatember, che ha messo a confronto gli esempi datati di tutta l’Asia Minore, trova questo tra i più antichi, e legge il motivo come se facesse due cose insieme: richiamare l’aspetto di un ingresso a un santuario, e segnalare l’edificio come una sosta lungo una via altrimenti fiancheggiata da semplici colonnati23.

Quattro statue si affacciavano sulla via, ma non arrivarono insieme, e le basi non sono un’unica donazione24. Iunius Tiberianus, proconsole d’Asia, offrì tra il 293 e il 303 le basi per tre dei Tetrarchi: Galerio, Diocleziano e Costanzo I, disposti da ovest a est24. Una statua di Massimiano si ergeva davanti alla colonna occidentale finché la sua memoria non fu condannata, e tra il 379 e il 387 un proconsole successivo, Nummius Aemilianus Dexter, ne mise una del padre di Teodosio I al suo posto24. Le guide che tra le quattro nominano un Costantino ripetono semplicemente il diario di scavo del 17 ottobre 1957, uno dei tanti equivoci raccolti in cosa sbagliano le guide su Efeso; lo studio architettonico identifica invece quel sovrano come Costanzo I25.

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L'arco scolpito del tempio di Adriano, con un busto al centro, contro un cielo azzurro
Fig. 3 Il busto scolpito nella chiave dell'arco è tra i dettagli più fotografati del tempio.

Il fregio: fondatori, Amazzoni e un imperatore senza nome

Per la maggior parte del tempo trascorso dallo scavo, il fregio scolpito del portico è stato letto come molto più giovane dell’edificio che lo porta. Franz Miltner, che scavò il tempio, lo collocò quasi subito nell’età teodosiana. Robert Fleischer ne pubblicò poi lo studio più completo nel 1967, definendolo forse l’ultimo fregio templare prodotto dall’antichità e un monumento a una religione in ritirata, e lo datò, in forma abbreviata, al montaggio sul portico tra il 383 e il 387; Beat Brenk respinse i confronti di Fleischer e riportò invece la scultura all’epoca della Tetrarchia26. Le guide, fino a poco tempo fa, hanno ripetuto più o meno la stessa storia: non adrianeo, III o IV secolo, in parte portato qui da un altro monumento dopo un terremoto.

La monografia dello studio architettonico citata in questa pagina arriva alla conclusione opposta. L’analisi di Ursula Quatember ha stabilito che l’angolo nord-orientale del portico non fu mai alterato dal punto di vista strutturale, il che significa che i blocchi del fregio incastonati lì non furono mai rimossi né sostituiti. Da questa lettura discende che il fregio appartiene all’edificio, al primo quarto del II secolo, e che l’onere della prova spetta a chi voglia datare un blocco più tardi del muro in cui è incastonato3. A crollare, e a essere ricostruito nel IV secolo, fu solo il lato occidentale del portico3. Peter Scherrer era arrivato in modo indipendente alla stessa conclusione, confrontando la scultura con l’Arco di Tito, l’Arco di Traiano a Benevento e l’Hadrianeum di Roma27.

L’argomentazione occupa la pagina 82 e le pagine 105-111 del volume di Quatember, pubblicato nel 2017 come Forschungen in Ephesos XI/328. Ciò che resta dello studio più vecchio è la lettura delle scene data da Fleischer, ancora oggi quella standard: è la sua data ad essere caduta26. I pannelli sull’edificio sono calchi; gli originali si trovano nel museo di Efeso di Selçuk6.

Le scene raccontano storie della città stessa: la leggenda della fondazione, un’assemblea di divinità, le Amazzoni e un corteo in onore di Dioniso3. Androclo, figlio del re ateniese Codro, fu nella tradizione greca il capo dei coloni ionici e il fondatore di Efeso29. Dietro il cinghiale del fregio c’è un oracolo. Ad Androclo era stato promesso un luogo indicato da un pesce e da un cinghiale: un pesce saltò fuori dal fuoco su cui veniva cucinato, le fiamme incendiarono la vegetazione, e il cinghiale che ne fuggì fu ucciso da Androclo proprio dove sarebbe nata la città30. Winfried Elliger individua in quel pannello una terza figura, oltre al cacciatore e al guerriero caduto: la ninfa della fonte Hypelaios31. Sui blocchi delle Amazzoni legge invece i due condottieri greci presso l’altare come Eracle e, probabilmente, Teseo32. Le Amazzoni appartengono a loro volta a uno strato più antico della memoria cittadina, perché gli autori antichi attribuivano proprio a loro la fondazione del culto di Artemide qui33.

Il quarto blocco resta il rompicapo, e la nuova datazione riapre la domanda più che chiuderla. Miltner leggeva le figure come il padre di Teodosio I accanto all’imperatore, alla moglie e al loro figlio maggiore, e datava il blocco tra il 383 e il 393; se i blocchi sono originali, questa lettura non può più stare in piedi, e Scherrer ha proposto invece che vi fosse inserito Traiano, morto di recente, nell’assemblea degli dèi, il che spiegherebbe perché questo blocco sembri assemblato da pezzi diversi34. Dioniso, Cibele e un imperatore che nessuno sa nominare restano tutte ipotesi aperte35.

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Calco del fregio del tempio di Adriano, con una fila di divinità e figure
Fig. 4 L'originale del fregio, coevo al tempio, è conservato al museo di Efeso; qui se ne vede un calco.

Scavo e ricostruzione

Franz Miltner scavò l’edificio, che fu parzialmente rialzato nel 1957-58 sotto la direzione dell’architetto Karl Heinz Göschl7. Nello stesso decennio Miltner liberò la via dei Cureti per collegare i monumenti scavati in un unico percorso: l’inizio di Efeso come paesaggio di rovine per i visitatori36.

Lo studio moderno e approfondito arrivò molto più tardi. La ricerca architettonica di Ursula Quatember si svolse tra il gennaio 2009 e l’aprile 2012, pubblicata nel 2017 come volume XI/3 di Forschungen in Ephesos28. A quella data Efeso era nella Lista del Patrimonio Mondiale da due anni37, e questo portico era uno dei quattro edifici citati dal criterio (iii), insieme alla biblioteca di Celso, al Serapeion e alla Casa Terrazzo 28.

Il tempio di Adriano rialzato, visto di lato lungo la via dei Cureti
Fig. 5 Il tempio si affaccia direttamente sulla via dei Cureti, tra i monumenti più fotografati del sito.

Cosa si trova intorno, sulla via dei Cureti

La via dei Cureti è lunga circa 210 metri e scende di circa 20 metri dalla Porta di Eracle alla biblioteca38. Proprio sopra di essa, sul pendio del Bülbüldağ39, le case a terrazzo racchiudono sotto un tetto moderno un intero isolato di abitazioni romane40.

Più a valle si trova l’Ottagono, una tomba marmorea della fine del I secolo a.C.41, dove uno studio del 2025 ha trovato le ossa di un ragazzo42 ed escluso la vecchia attribuzione alla sorella di Cleopatra43. Accanto, un edificio ellenistico trasformato più tardi in fontana porta il nome di Heroon di Androclo44, anche se il suo legame con il fondatore è largamente messo in dubbio45.

All’angolo con il viale di marmo, i visitatori passano davanti a una latrina pubblica del I secolo, con sedili marmorei sopra un canale di acqua corrente46. Nel 1957 Franz Miltner interpretò la casa accanto come un bordello pubblico47. Werner Jobst ha riesaminato le prove e ha escluso che qui si trovasse un bordello pubblico48, e un rilievo del 2000-2001 ha rivelato invece una grande casa a peristilio49. Questi e gli altri monumenti fino al porto sono trattati uno per uno nella guida alla città antica.

via dei Cureti che sale tra colonne rialzate e blocchi scolpiti, sotto un cielo azzurro intenso
Fig. 6 Il nome ricorda i Cureti, il collegio sacerdotale legato al culto del focolare sacro della città. Fotografia d'archivio (1992).
Nomi e termini di questa pagina (13)

Peter Scherrer

Archeologo classico austriaco (nato nel 1958), professore a Graz. Si unì allo scavo austriaco di Efeso nel 1987 e alla sua direzione nel 1993. Il suo racconto della città dal periodo romano alla tarda antichità (1995), e il suo studio successivo sullo spostamento della linea di costa, sono usati qui per datazioni e topografia.

Martin Steskal

Archeologo classico austriaco (nato nel 1974), all’Istituto Archeologico Austriaco dal 2001 e vicedirettore dello scavo di Efeso dal 2015. Ne divenne direttore nel 2024. Pubblicò il Pritaneo (2010) e il ginnasio di Vedio; questo sito lo segue sulla data delle terme di Scolastica.

Alice Waldner

Archeologa dell’Istituto Archeologico Austriaco, nello scavo di Efeso dal 2003 e specialista di ceramica. Il suo volume del 2020 sulla cronologia della via dei Cureti ripercorre la strada dalla rifondazione di Lisimaco all’epoca bizantina, e lega i lavori tardi sul cosiddetto tempio di Adriano all’inizio del VI secolo.

Ursula Quatember

Archeologa classica e ricercatrice edilizia austriaca (nata nel 1976), oggi professoressa di storia dell’edilizia e della città all’Università Tecnica di Berlino. Lavorò a Efeso dal 1997 al 2012 e guidò lo studio edilizio del cosiddetto tempio di Adriano, pubblicato nel 2017: il lavoro che ridatò il fregio del portico.

Forschungen in Ephesos

La serie di rapporti di scavo su Efeso dell’Istituto Archeologico Austriaco, pubblicata dal 1905 a oggi e citata per volume e parte: Forschungen in Ephesos V/1 è la biblioteca di Celso, VIII le case a terrazzo. Questi volumi sono la pubblicazione degli stessi scavatori, non un racconto successivo.

Alice Landskron

Archeologa classica austriaca specializzata in scultura romana, con un dottorato a Vienna e un’abilitazione a Graz, dove insegna. Il suo studio sul cosiddetto Monumento dei Parti (2008) lo legge come un monumento agli imperatori antonini, legato all’accordo di successione del 138 d.C. piuttosto che a una guerra.

Guy MacLean Rogers

Storico e classicista americano, professore di storia e studi classici al Wellesley College. Lavora sulle iscrizioni efesine: The Sacred Identity of Ephesos (1991) legge la processione di Salutaris, e The Mysteries of Artemis of Ephesos (2012) segue il culto lungo cinque secoli. Citato qui su rituale civico, agorà e pianta stradale.

Robert Fleischer

Archeologo classico, formatosi a Vienna, professore a Magonza dal 1977 al 2006. Il suo libro del 1973 su Artemide efesia e le statue di culto affini resta ancora lo studio di riferimento. Nel 1967 pubblicò l’analisi più completa del fregio del cosiddetto tempio di Adriano, datandolo alla fine del IV secolo.

Beat Brenk

Storico dell’arte, professore emerito a Basilea e poi alla Sapienza di Roma, studioso dell’arte tardoantica e paleocristiana. In polemica con Robert Fleischer respinse i confronti che collocavano il fregio del portico del cosiddetto tempio di Adriano alla fine del IV secolo, riportando la scultura indietro fino alla Tetrarchia.

Codro di Atene

L’ultimo re di Atene nella leggenda greca, ricordato come il padre di Androclo, che guidò i coloni ionici a Efeso. Discendere da lui è ciò che permise alla famiglia del fondatore di conservare onori regali fino ai tempi di Strabone: genealogia utile, più che storia.

Winfried Elliger

Filologo classico tedesco (1930-2019), specialista di greco, che insegnò a Tubinga. Il suo Ephesos: Geschichte einer antiken Weltstadt (1985) racconta la città dalle origini al periodo turco, ed è il libro a cui questo sito attinge più spesso di ogni altro. Fu filologo, non uno scavatore.

Karl Heinz Göschl

Architetto viennese che diresse il rimontaggio parziale del cosiddetto tempio di Adriano nel 1957-58, dopo lo scavo di Franz Miltner. Il lavoro precedette la Carta di Venezia del 1964, che fissò le regole per rialzare edifici crollati: un dato utile per giudicare quanto del portico sulla via dei Cureti sia davvero antico.

Werner Jobst

Archeologo classico austriaco (nato nel 1945), specializzato in mosaici romani, in seguito archeologo provinciale della Bassa Austria. Il suo Roman Mosaics from Ephesos I (1977) pubblicò i pavimenti delle case a terrazzo sull’Embolos. Citato qui sul cosiddetto bordello e sulla moneta trovata presso i Sette Dormienti.

Fonti (69)

Ogni fonte è elencata una sola volta. I numeri rimandano alle affermazioni che sostiene; le date indicano quando la fonte è stata controllata.