Da porta a porta

La mappa mostra la sequenza delle strade antiche. Seguite la segnaletica sul posto. Toccate la mappa per ingrandirla, o una tappa per leggerne la scheda.

Mappa del sito archeologico di Efeso con il percorso dalla Porta Alta lungo la via dei Cureti fino alla Biblioteca di Celso, al Grande Teatro, alla via del Porto e alla Porta Bassa.
Mappa per la visita disegnata per Ephesus.net dai dati di OpenStreetMap. Mostra la sequenza delle strade antiche e i monumenti vicini; per il percorso di oggi seguite la segnaletica sul posto.© OpenStreetMap contributors

Le rovine che si visitano oggi non appartengono alla città più antica di questo luogo, ma a quella nuova che Lisimaco, uno dei generali di Alessandro Magno, fondò forse nei primi anni del III secolo a.C.2, nella conca tra il Panayırdağ e il Bülbüldağ3, le due colline che gli antichi chiamavano Pion e Preone4. Lungo quella valle scende un’unica strada in pendenza, la via dei Cureti, che arriva alla biblioteca di Celso5. Dal piazzale della biblioteca il viale di marmo porta al teatro6, e dal teatro un colonnato conduce all’antico porto7. Una volta chiara questa spina dorsale, il resto del sito trova subito il proprio posto.

La pianta della città: una griglia e una diagonale

Le mura di Lisimaco seguivano la cresta del Bülbüldağ e racchiudevano un’area fortificata lunga più di 4 km e larga 214. All’interno, le strade della città ellenistica si incontravano ad angolo retto secondo una pianta regolare15.

La via dei Cureti ignora quella griglia: la attraversa di traverso, e gli archeologi vi leggono il segno che la strada è più antica della pianta a scacchiera e che serviva da via processionale per Artemide16. È la linea da tenere a mente prima di una visita: quasi tutto nella città antica sta su di essa o si raggiunge da una delle sue estremità.

La città murata è solo una parte di ciò che l’UNESCO protegge. L’iscrizione del 2015 ha diviso il bene in quattro componenti separate: il tumulo preistorico di Çukuriçi Höyük (1,5 ha), la città antica (614,76 ha), la collina di Ayasuluk con l’Artemision e il borgo medievale (45,82 ha), e la casa di Maria (0,55 ha)9. Insieme fanno 662,62 ha, circondati da una zona cuscinetto di 1.246,3 ha17.

La biblioteca di Celso vista dal pendio sopra la città bassa
Fig. 1 Da questo punto rialzato si coglie la posizione della biblioteca rispetto alla città bassa.

Dove sono gli ingressi di Efeso?

Efeso si visita da due ingressi, ciascuno con la propria biglietteria: la Porta Bassa a nord, sul lato di Selçuk, e la Porta Alta a sud8. Prezzi, orari e chiusure per restauro cambiano spesso, quindi restano aggiornati nella pagina biglietti e orari, con la data in cui ciascuna voce è stata verificata. L’ingresso a sud viene spesso chiamato, per comodità, Porta di Magnesia8, ma la vera porta con questo nome, la più grande della città, si trova circa 300 m più a sud, sulla vecchia strada per Magnesia18.

Tra i due estremi, sul terreno, la differenza è di quota. La sola via dei Cureti scende di circa 20 m, dai quasi 30 m sul livello del mare in cima a meno di 10 m all’altezza della biblioteca10. Partire dalla Porta Alta significa quindi percorrere in discesa la maggior parte del tragitto: un dettaglio da tenere a mente per chi organizza una visita a Efeso, soprattutto se la giornata a terra da una nave da crociera lascia poche ore di margine.

Visitatori camminano lungo un'ampia via in marmo tra file di colonne
Fig. 2 L'Arkadianè, la monumentale via che in epoca successiva conduceva verso l'antico porto.

La città alta: dalla Porta di Magnesia alla piazza di Domiziano

Per lungo tempo la Porta di Magnesia è stata considerata parte delle fortificazioni di Lisimaco, uno dei tanti errori che si tramandano su Efeso. J. T. Wood la scoprì nel 1869, ma solo gli scavi del 2008-09 hanno stabilito che fu costruita verso il 100 a.C.18.

Agorà civile. Nella sua forma romana la piazza misurava circa 58 × 155 m, chiusa su ogni lato da portici19. Il lato nord era occupato dalla Basilike Stoa, dedicata nell’11 d.C. da C. Sextilius Pollio e dalla sua famiglia, con capitelli ionici scolpiti a testa di toro; la lunghezza si dà di solito intorno ai 167 m, anche se le cifre pubblicate di 160 e 195 m potrebbero non riferirsi allo stesso tratto20. Al centro si ergeva un piccolo tempio. La vecchia etichetta di «tempio di Iside» ha lasciato il posto a una lettura più prudente, come santuario di epoca augustea, forse dedicato al divinizzato Giulio Cesare e a Roma, o ad Augusto stesso21.

Bouleuterion. Accanto all’agorà si trova un piccolo teatro che di solito viene chiamato l’odeon, ma che in realtà era la sede del consiglio cittadino: un’iscrizione mostra che un edificio esisteva già qui nel 128/129 d.C., e P. Vedius Antoninus lo restaurò, senza fondarlo, verso la metà del II secolo22. Era coperto, con una luce di circa 28 m, e poteva ospitare oltre 1.600 spettatori secondo il conteggio moderno delle file superstiti23.

Pritaneo. Qui si riuniva l’esecutivo della città e ardeva il focolare sacro di Estia, custodito a Efeso dai Cureti, i sacerdoti i cui nomi erano incisi sulle colonne dell’edificio24. Franz Miltner trovò il pritaneo nel 1955 e lo identificò come tale l’anno seguente25. All’interno erano state sepolte statue marmoree di Artemide Efesia, tra cui la Colossale e la Bella Artemide, oggi entrambe nel museo di Efeso a Selçuk26.

Tempio dei Sebastoi. Chiamato in passato tempio di Domiziano, fu dedicato nell’89/90 d.C. e con esso Efeso divenne per la prima volta neokoros, guardiana ufficiale del culto imperiale27. Si ergeva su una terrazza artificiale sostenuta da sottostrutture a volta28.

I monumenti di Memmio e Pollio. Gaio Memmio, nipote del dittatore Silla, fece costruire sotto Augusto il Monumento di Memmio per onorare tre generazioni della sua famiglia29. Il Monumento di Pollio, eretto nel 97 d.C.30, ricorda lo stesso C. Sextilius Pollio che aveva finanziato la Basilike Stoa e un acquedotto31. Il gruppo scultoreo di Polifemo lì esposto proveniva in origine dal frontone del tempio dell’agorà32. L’Hydreion, una fontana vicino alla piazza di Domiziano, porta un’iscrizione che la data al 198-211 d.C.33.

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File di tronchi di colonna lungo la stoa della basilica dell'agorà civile, con l'Odeon alle spalle
Fig. 3 La basilica affiancava l'agorà civile, cuore politico della città accanto a quello commerciale. Fotografia d'archivio (2013).

Via dei Cureti: la spina dorsale del sito

La via dei Cureti parte dalla Porta di Eracle e finisce alla biblioteca5. Gli efesini la conoscevano probabilmente come Embolos; il nome usato oggi arriva dalle liste incise dei sacerdoti Cureti, scolpite in origine per il pritaneo e poi riutilizzate come materiale da costruzione lungo la strada34. Nella sua fase finale la pavimentazione era larga 6-8 m, affiancata da portici colonnati profondi 3,5-5 m, con una pendenza di circa il 10 %10.

Porta di Eracle. La porta in cima alla via risale alla tarda antichità: restringeva la strada e la chiudeva ai carri, e i suoi rilievi di Eracle con la pelle di leone sono pezzi del II secolo riutilizzati35.

Ninfeo di Traiano. Ti. Claudius Aristion e la moglie Julia Lydia Laterane dedicarono la fontana ad Artemide e a Traiano, e finanziarono anche un acquedotto lungo 210 stadi36. La facciata scenografica si alzava per circa 9,5 m dietro una vasca lunga quasi 12 m; nella nicchia centrale stava una statua di Traiano alta circa 4 m, a giudicare dall’unico piede che si è conservato37.

Tempio di Adriano. La dedica, fatta da Publius Quintilius Valens Varius con la moglie e la figlia, cita Artemide, Adriano e il popolo di Efeso38. Il tempio e le terme che gli stanno dietro furono progettati insieme, come una coppia di edifici39.

Terme di Scolastica e le latrine. Le terme di Vario e le terme di Scolastica sono lo stesso edificio: Varius lo costruì a cavallo tra il I e il II secolo, e una benefattrice cristiana, Scolastica, lo restaurò più tardi, anche se gli studiosi non concordano sulla data, con oltre un secolo di distanza tra chi la pone verso il 400 d.C. e chi nella prima metà del VI secolo40; la sua statua seduta, oggi priva della testa, occupa ancora una nicchia41. Vicino al punto dove la via dei Cureti incontra il viale di marmo si trova una latrina pubblica del I secolo, con sedili in marmo disposti sopra un canale di scorrimento che girava intorno a una vasca centrale scoperta42.

Case a terrazzo. Sul pendio sopra la strada, la Casa Terrazzo 2 occupa un isolato di circa 4.000 m²43 e comprende sette abitazioni, ciascuna una casa a peristilio distribuita su tre terrazze44. Le case a terrazzo sono state coperte da un tetto protettivo nel 1999-200045.

Octagon ed Heroon. L’Octagon, una tomba marmorea a otto lati, fu costruito verso la fine del I secolo a.C.; del monumento resta solo la base quadrata46. Accanto si trova il cosiddetto Heroon di Androclo, una struttura ellenistica a forma di U convertita più tardi in fontana47.

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via dei Cureti che sale tra colonne rialzate e blocchi scolpiti, sotto un cielo azzurro intenso
Fig. 4 Il nome ricorda i Cureti, il collegio sacerdotale legato al culto del focolare sacro della città. Fotografia d'archivio (1992).

La piazza della biblioteca e l’agorà commerciale

La via dei Cureti finisce alla biblioteca di Celso, costruita come monumento funebre di Tiberius Julius Celsus Polemaeanus, sepolto in una camera sotto l’abside4849. Porte e finestre si aprono verso est50, così la facciata riceve la luce del mattino.

Proprio accanto alla biblioteca, all’angolo dell’agorà commerciale, si alza la Porta di Mazeo e Mitridate, a tre arcate, costruita nel 4/3 a.C.51. Tra il 1980 e il 1989 fu ricostruita, per la maggior parte con i suoi stessi blocchi antichi52.

L’agorà commerciale, o agorà tetragona, era il mercato principale della città: il cortile interno scoperto misura circa 111 m di lato, mentre l’intero complesso chiuso, portici compresi, arriva a circa 154 m di lato (circa 24.000 m²); si entra da tre porte, e dietro i portici si contano circa 100 ambienti53. Fu impostata nel III secolo a.C. sopra un villaggio e una necropoli dell’VIII secolo a.C.54.

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La biblioteca di Celso e la Porta di Mazeo e Mitridate in una luce calda
Fig. 5 Il piazzale della biblioteca, con la porta trionfale che ne segna l'accesso dall'agorà commerciale.

La città bassa: teatro, porto e ginnasi

Grande Teatro. Il viale di marmo arriva al Grande Teatro, il teatro della sommossa degli argentieri raccontata negli Atti degli Apostoli, capitolo 1955. Dopo gli ampliamenti romani la cavea arrivava a quasi 150 m di diametro56.

Via del Porto (l’Arkadianè). Il viale colonnato che dal teatro portava al porto prende il nome dall’imperatore Arcadio (395-408), che lo fece ricostruire7. Le lunghezze pubblicate si dividono in due gruppi, alcune intorno ai 600 m e altre intorno ai 500 m, con una carreggiata di circa 11 m; il resoconto completo è nella pagina su via del Porto57.

Il porto. Si dice di solito che tre porte, di fine I o inizio II secolo d.C., si aprissero dal molo verso la città, ma questo numero si basa su una sola pubblicazione58. Il bacino si è insabbiato da tempo e oggi è un piccolo lago paludoso59.

Terme e ginnasi. Tra tutte le terme romane visibili a Efeso, le Terme del Porto sono le più grandi, e i lavori probabilmente iniziarono sotto Domiziano60. Accanto si trovavano le Sale di Verulano, un’area per l’esercizio con portici di circa 200 × 240 m61. Il ginnasio del Teatro, su via del Porto vicino al teatro, è stato scavato solo in parte62. Il ginnasio di Vedio, uno dei quattro grandi complessi terme-ginnasio della città, si estendeva su quasi 13.000 m² e aprì nel 147-149 d.C.63.

Stadio. Ai piedi del Panayırdağ si trova lo stadio, ricostruito sotto Nerone64. Nella tarda età romana l’estremità orientale, arrotondata, fu murata per ricavarne un’arena per combattimenti di gladiatori e animali65.

Chiesa di Maria (chiesa del Concilio). Tra i monumenti dell’Efeso sacro, questa chiesa fu allestita nella lunga sala sud dell’Olympieion, il recinto di Zeus Olimpio e Adriano presso il porto, una sala di circa 263 × 30 m66. La tradizione la indica come sede del concilio di Efeso del 431 (che condannò i Nestoriani), ma sia questa attribuzione sia la data della chiesa restano discusse67.

«Prigione di San Paolo». È il nome dato a una torre delle mura ellenistiche su un colle presso l’antico porto68. L’etichetta è folclore: né gli Atti né l’archeologia collegano il soggiorno di Paolo a Efeso a questo edificio69.

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via del Porto (l'Arkadianè) vista dal teatro, che corre dritta verso il porto ormai interrato
Fig. 6 Il nome Arkadianè ricorda l'imperatore Arcadio, che la fece restaurare a fine IV secolo.

Fuori dalle mura

Molti dei luoghi che portano i visitatori nella zona di Efeso e dintorni restano fuori dalla città antica: alcuni a portata di piedi, altri a una certa distanza in auto.

Grotta dei Sette Dormienti. Sul versante orientale del Panayırdağ si trovano un cimitero tardoantico e una chiesa scavata nella roccia, legati alla leggenda70. Efeso non è l’unica candidata: la stessa storia si racconta anche in Giordania e, in Turchia, a Tarso e ad Afşin71. Non c’è una biglietteria, e secondo le guide il cancello del recinto è spesso chiuso a chiave72.

Cimitero dei gladiatori. Scoperto nel 1993, si trova circa 300 m a est dello stadio, ai piedi settentrionali del Panayırdağ73.

Grotta di San Paolo. Questa piccola chiesa rupestre si trova sul versante nord del Bülbüldağ, a sud della città74. Non è aperta ai visitatori comuni: per entrare serve un permesso preventivo della direzione del museo di Selçuk75.

L’Artemision e Ayasuluk. Il tempio di Artemide si trovava fuori dalle mura di Lisimaco, vicino al vecchio insediamento che gli efesini avevano lasciato3, e una strada univa tempio e città. Verso il 104 d.C. un benefattore romano, C. Vibius Salutaris, finanziò una processione di immagini in oro e argento che partiva dall’Artemision, entrava in città dalla Porta di Magnesia diretta al teatro, e tornava attraverso la Porta Coressiana76. Oggi sul sito del tempio si alza una sola colonna, ricostruita da frammenti diversi77. Sulla collina di Ayasuluk, sopra Selçuk, accanto alla fortezza bizantina, si trova la basilica di San Giovanni fatta costruire da Giustiniano, iniziata negli anni 530 sopra la tomba che la tradizione attribuisce all’apostolo78. Ai piedi della collina, la moschea di İsa Bey risale al 137579.

Casa di Maria (Meryem Ana Evi). La casa di Maria sta in alto sul fianco della montagna, a circa 380 m di quota e a circa 5 km a sud delle rovine80. Su strada sono 5 km dalla Porta Alta e 11 km dalla Porta Bassa13.

Çukuriçi Höyük. Questo tumulo preistorico è una componente autonoma del sito UNESCO81. Nel Neolitico si trovava a circa 1,5 km dalla costa, accanto a una laguna82.

Mausoleo di Belevi. Tomba d’età ellenistica antica, seconda per dimensioni in Anatolia solo al Mausoleo di Alicarnasso, si trova 14 km a nord-est di Efeso83.

Şirince. Il villaggio collinare è a circa 8 km a est di Selçuk84.

Le mura merlate e il mastio quadrato del castello di Ayasuluk, in cima alla collina
Fig. 7 Le mura visibili oggi combinano più fasi costruttive, dall'epoca bizantina a quella selgiuchide e ottomana. Fotografia d'archivio (1992).

Distanze dalle porte

Tutte le distanze qui sotto seguono la rete stradale fino alla porta indicata, a eccezione della camminata dalla stazione di Selçuk. I tempi in auto valgono a strade libere, quindi vanno letti come minimi, soprattutto sui percorsi più lunghi85; per chi non ha un’auto, come coprirle è il tema della pagina su come arrivare a Efeso. Per chi scende da una nave a Kuşadası con poche ore a terra, questa è la tabella da guardare prima di scegliere la porta d’ingresso.

Da A Distanza Tempo
Porto crocieristico di Kuşadası Porta Bassa circa 19 km11 20-25 min
Porto crocieristico di Kuşadası Porta Alta circa 23 km11
Stazione ferroviaria di Selçuk Porta Bassa 3,5 km a piedi, 3,8 km su strada12 45-50 min a piedi
Aeroporto di İzmir Adnan Menderes Porta Bassa circa 62 km86 circa 1 h
Porta Alta Casa di Maria circa 5 km13
Porta Bassa Casa di Maria circa 11 km13
Porta Bassa Şirince 10 km85 circa 15 min
Porta Bassa Priene 60 km85
Porta Bassa Didim 95 km85 circa 1,5 h
Porta Bassa Bodrum 173 km85 circa 2,5 h
Porta Bassa Pamukkale 199 km85 da 2 h 10 min

Dov’era il mare?

Il delta del Küçük Menderes (il Caistro degli antichi) avanza verso ovest da circa settemila anni87, e il porto di Efeso è oggi una palude ben all’interno della terraferma59.

Quel ritiro ha disegnato la carta. Quando Lisimaco trasferì la città, il vecchio porto vicino all’Artemision si stava già colmando di limo, mentre la baia sotto Pion e Preone offriva ancora alle navi un ancoraggio profondo88. Più tardi gli ingegneri romani dragarono il bacino sotto la città e, con la terra che continuava ad avanzare, scavarono un lungo canale verso ovest, in direzione del mare aperto89. Misurato dal bacino, quel canale era lungo circa 4 km, e in epoca bizantina un ulteriore tratto di circa 3 km lo portò fino all’attuale linea di costa90.

Qualunque cifra unica sulla distanza tra le rovine e il mare dipende quindi dal punto scelto; la costa in movimento, porto dopo porto, è ricostruita nella pagina su dove si trova Efeso.

La valle sotto Efeso vista dalla città alta, con i visitatori in lontananza
Fig. 8 Da questo punto della città alta si domina l'intera vallata percorsa dalla via dei Cureti.
Nomi e termini di questa pagina (8)

Lisimaco

Uno dei successori di Alessandro Magno. Nei primi anni del III secolo a.C. spostò Efeso dalla pianura presso il tempio di Artemide a un nuovo sito murato tra il Panayırdağ e il Bülbüldağ, la città che oggi si visita, ribattezzandola Arsinoeia in onore della moglie. Fu ucciso a Curupedio nel 281 a.C.

Panayırdağ

Una delle due colline che racchiudono la città antica, quella che gli autori antichi chiamavano monte Pion. Lisimaco tracciò la nuova Efeso nella valle fra questa e il Bülbüldağ. Ai suoi piedi sorge lo stadio, e sul versante orientale si apre la grotta dei Sette Dormienti.

Bülbüldağ

L’altra collina sopra la città antica, chiamata nell’antichità Preon o Lepre Akte, e la più alta delle due: circa 358 m secondo la cifra di Elliger. Le mura di Lisimaco ne percorrevano la cresta per oltre 4 km, e le case a terrazzo salgono lungo il pendio inferiore, sopra la via dei Cureti.

Çukuriçi Höyük

Un tumulo preistorico di circa 1,5 ha, componente autonoma del patrimonio UNESCO. Vi vissero agricoltori neolitici quando la costa distava solo uno o due chilometri; dopo una lunga interruzione il tumulo fu riabitato, poi abbandonato definitivamente intorno al 2750 a.C. Barbara Horejs lo scavò a partire dal 2007.

neocoro

Custode del tempio: il titolo che una città otteneva quando diventava guardiana ufficiale di un tempio del culto imperiale. Efeso lo ottenne per la prima volta con il Tempio dei Sebastoi nell’89/90 d.C., fu due volte neocora sotto Adriano, tre dal 211, e per un breve periodo quattro volte sotto Elagabalo.

Androclo

Il fondatore rivendicato da Efeso: un figlio del re Codro di Atene che, nella tradizione greca, guidò i coloni ioni fino al sito. Un oracolo promise che un pesce e un cinghiale gli avrebbero indicato dove costruire, e la città sorse dove uccise il cinghiale. I suoi discendenti erano ancora onorati come re ai tempi di Strabone.

Mausoleo di Belevi

Una tomba di primo periodo ellenistico, 14 km a nord-est di Efeso: un podio quadrato con lati di circa 29,65 m, un tempo coronato da un colonnato corinzio, e il secondo mausoleo più grande dell’Anatolia dopo quello di Alicarnasso. La sua decorazione scultorea è divisa tra il museo di Efeso e quello di İzmir.

Küçük Menderes

Il fiume nella cui bassa valle sorge Efeso; i greci lo chiamavano Caistro. Il suo comportamento creò e disfece i porti della città: un mare in risalita sommerse le banchine per tutta l’età arcaica ed ellenistica, mentre da età romana il delta avanzò verso ovest, isolando ogni nuovo bacino a turno.

Fonti (190)

Ogni fonte è elencata una sola volta. I numeri rimandano alle affermazioni che sostiene; le date indicano quando la fonte è stata controllata.