La chiesa di Efeso era la comunità cristiana della città romana di Efeso, e apre la serie delle sette chiese della provincia d’Asia a cui l’Apocalisse indirizza le sue lettere1. Esisteva già prima del lungo soggiorno di Paolo in città2, soggiorno che gli studiosi collocano a metà degli anni Cinquanta d.C.3. La lettera che le è indirizzata, in Apocalisse 2,1-7, ne loda la fatica e la costanza, poi la rimprovera per avere abbandonato il proprio «primo amore»4.

Chi fondò la chiesa di Efeso?

Gli Atti non nominano alcun fondatore: solo una coppia e un predicatore che erano già in città prima che Paolo vi si stabilisse. Nella sua prima, breve visita, Paolo vi lasciò Priscilla e Aquila8. In sua assenza, Apollo, un ebreo di Alessandria, insegnò a Efeso e fu preso in disparte dalla stessa coppia per un’istruzione più approfondita: la comunità era dunque più antica del lungo soggiorno di Paolo2. Al suo ritorno, Paolo passò tre mesi nella sinagoga e due anni a insegnare nella scuola di Tiranno9.

Le generazioni successive completarono la lista dei capi. Eusebio riporta la tradizione secondo cui Timoteo fu il primo vescovo di Efeso, e la Prima lettera a Timoteo mostra Paolo che gli chiede di restare in città5. La leggenda gli riservò una fine all’altezza: gli apocrifi Atti di Timoteo lo dicono lapidato da una folla inferocita sull’Embolos, la via colonnata poi nota come via dei Cureti, dopo che si era opposto a una processione per la festa pagana dei Katagogia. Uno studio del 1935 colloca l’episodio con precisione su quella via e lo data al 97 o al 98 d.C.10 Il legame della chiesa con Giovanni riposa a sua volta sulla tradizione più che sulla Scrittura: il Nuovo Testamento non dice dove Giovanni visse o morì, e i primi autori a collocarlo a Efeso sono Ireneo e Policrate, vescovo della città, verso la fine del II secolo11.

Pittura murale di san Paolo, con l'iscrizione ΠΑΥΛΟΣ, la mano alzata e un libro in mano, Grotta di San Paolo
Fig. 1 L'iscrizione greca ΠΑΥΛΟΣ identifica la figura dipinta come l'apostolo.

Cosa dice Apocalisse 2 a Efeso?

La lettera loda la chiesa efesina prima di ammonirla. Ne riconosce la fatica e la costanza, la prova e il rifiuto dei falsi apostoli, e l’odio per le opere dei Nicolaiti4. Poi viene il rimprovero, spesso reso in italiano con «hai abbandonato il tuo primo amore»: se la chiesa non si converte, il suo candelabro sarà rimosso dal suo posto4.

Efeso apre l’elenco delle sette: Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea1.

Colonne rialzate e un architrave nella chiesa di Maria, con rovine basse e colline sullo sfondo
Fig. 2 Il complesso della chiesa così come si presenta oggi ai visitatori. Fotografia d'archivio (2015).

La città dietro la lettera

Tre aspetti dell’Efeso del I secolo aiutano a leggere la lettera: la sua dea, i suoi imperatori e il suo porto.

Artemide. L’orgoglio della città era la sua dea. Negli Atti, il segretario cittadino calma i tumultuanti ricordando loro che Efeso custodisce il tempio di Artemide e la sua immagine caduta dal cielo12. Il tempio di Artemide fungeva anche da banca: Dione Crisostomo racconta che vi erano depositate grandi somme di efesini, stranieri, città e re13. Gli artigiani che si sollevarono contro Paolo vivevano della vendita di piccoli santuari d’argento della dea, ed era per il proprio mestiere che temevano14.

Gli imperatori. Nel 29 a.C. Ottaviano permise ai Romani d’Asia di erigere a Efeso un santuario dedicato alla dea Roma e al divinizzato Giulio Cesare15. Nell’89/90 d.C. fu dedicato il tempio dei Sebastoi, che rese Efeso neocora, custode ufficiale del culto imperiale, per la prima volta16. Dopo la damnatio memoriae di Domiziano, il culto fu ridedicato all’intera famiglia flavia17. Il titolo si moltiplicò da sé: «due volte neocora» sotto Adriano, «tre volte» dal 211, e per breve tempo «quattro volte» sotto Elagabalo, un record per l’Oriente romano18.

Commercio e governo. Strabone, scrivendo sotto Augusto o Tiberio, definisce Efeso il più grande centro commerciale dell’Asia al di qua del Tauro19. Fu sede del governatore romano d’Asia, anche se resta discusso se ne fosse formalmente la capitale20. La legge doganale della provincia, rivista nel 62 d.C. sotto Nerone, sopravvive in un’iscrizione efesina21. Tenere il porto navigabile richiedeva un lavoro costante: da Nerone in avanti, governatori e benefattori pagarono di tasca propria per liberarlo dai sedimenti22.

I cristiani erano un piccolo gruppo in una grande città. Quanto grande resta materia di discussione: anche le stime moderne più basse indicano probabilmente decine di migliaia di persone, e le cifre più antiche salgono molto più in alto23.

Due secoli dopo, quella minoranza era diventata forte abbastanza da lasciare il proprio segno sui monumenti antichi. Nel 354, dopo un editto imperiale contro le immagini pagane, un cristiano di nome Demea abbatté la statua di Artemide dalla porta del crocevia del Triodos e vi eresse al suo posto una croce, registrando il gesto in una propria iscrizione; la data però è discussa, e alcuni studiosi la spostano fino all’inizio del V secolo24. Nella Basilike Stoa, qualcuno incise piccole croci sulla fronte delle statue-ritratto di Augusto e di sua moglie Livia25. Su via del Porto, l’architrave di una casa portava le leggendarie lettere fra il re Abgar di Edessa e Gesù, in cui Abgar definisce la propria città piccola ma illustre e supplica Gesù di venire a guarirlo; fu incisa lì, come le croci, per la protezione che si credeva portasse26.

L'agorà commerciale ai piedi delle colline, in una giornata di foschia
Fig. 3 Il mercato secondario della città, distinto dall'agorà civile riservata alla vita politica.

Luoghi di riunione

L’unico luogo di riunione nominato dagli Atti è la scuola di Tiranno, e non è mai stato identificato con sicurezza; resta incerto persino chi fosse Tiranno6. Quando scrisse la Prima lettera ai Corinzi da Efeso, Paolo inviò i saluti di Aquila e Priscilla27: un dato che dice chi c’era, non dove si riunissero.

Tra il V e il VI secolo la chiesa era cresciuta fino a più di venti edifici distinti in tutta la città, per lo più piccoli e inseriti nei quartieri esistenti piuttosto che innalzati come grandi monumenti civici; almeno dieci si trovavano nel solo vecchio centro civico, per lo più costruiti proprio sopra le strutture pagane che sostituivano28.

L’edificio più spesso associato all’Efeso cristiana appartiene però a un’epoca molto più tarda. La chiesa di Maria (chiesa del Concilio), vicino al porto, fu ricavata dentro una lunga sala romana, lunga circa 263 m e larga 3029. Quando esattamente sia diventata una chiesa è una delle domande più discusse dell’archeologia efesina: viene datata in modo approssimativo all’inizio del V secolo, gli scavi non fanno risalire i muri in piedi a prima del 500 d.C. circa, e la lettura più radicale sostiene che lì non fu costruito nulla fino a dopo che il concilio del 431 si era già riunito nella sala spoglia30.

Corretto il

La vasca battesimale rotonda della chiesa di Maria, tra muri in rovina
Fig. 4 La vasca si trova nel battistero annesso all'edificio dove si riunì il concilio del 431.

Lettere agli Efesini

Due lettere antiche portano il nome degli Efesini. La lettera neotestamentaria indica Paolo come autore, ma la sua paternità è tra le più discusse del canone31, e le parole «in Efeso» sono assenti dai manoscritti più antichi, per cui potrebbe essere stata scritta per diverse chiese32. L’altra venne da Ignazio di Antiochia, che scrisse agli Efesini da Smirne mentre era condotto sotto scorta verso Roma, probabilmente nei primi anni del II secolo, ed elogiò il loro vescovo Onesimo33.

Ignazio scrisse da prigioniero sotto scorta, in un momento in cui la politica dell’impero verso persone come lui si era appena definita. Nel 112 d.C. Plinio il Giovane, governatore della vicina Bitinia, chiese all’imperatore Traiano come trattare i cristiani condotti davanti a lui; la risposta di Traiano, insieme alla lettera di Plinio stesso (il più antico scritto pagano superstite sul cristianesimo), fissò per tutto l’impero la regola che i cristiani non andavano ricercati, ma puniti solo se denunciati formalmente e non disposti a ritrattare: una politica rimasta in vigore finché Decio non adottò una linea più dura, negli anni Cinquanta del III secolo34.

Verso gli anni Novanta del II secolo la chiesa aveva una vera dinastia di capi. Policrate, vescovo di Efeso, scrisse che sette suoi parenti erano stati vescovi prima di lui, e che a Efeso erano sepolti Giovanni e una figlia dell’apostolo Filippo35. Convocò un sinodo dei vescovi d’Asia per difendere la data quartodecimana della Pasqua36.

Vescovi e scandali

Non tutti i capitoli della storia sono edificanti. Nel 400 d.C. il vescovo Antonino fu denunciato a un sinodo di Costantinopoli per avere fuso argenteria della chiesa a beneficio di suo figlio, avere lasciato che lo stesso figlio commettesse un omicidio, avere spogliato la propria chiesa di marmi e colonne per la propria casa privata, avere venduto terreni che la madre dell’imperatore Giuliano aveva lasciato alla chiesa, e avere venduto apertamente le cariche episcopali a chiunque potesse pagarle37. Quando una commissione inviata a indagare tornò senza avere ottenuto nulla, Giovanni Crisostomo, vescovo di Costantinopoli, si recò di persona a Efeso nonostante la malattia e depose sei vescovi che avevano comprato la propria carica; gli screditati riuscirono comunque, a forza di parole, a farsi reintegrare nell’incarico nel giro di quattro anni dall’esilio dello stesso Crisostomo37.

I vescovi successivi non escono meglio dai racconti. Foss riferisce che, attorno al 430, il popolare Bassiano, che aveva fatto costruire in città un ricovero-ospedale di settanta letti, fu costretto a occupare la sede episcopale e poi esiliato nella piccola città di Euaza da un rivale geloso, ansioso di disfarsi di lui; deposto di nuovo a Calcedonia nel 451 per l’irregolarità della propria ordinazione, fu congedato con una pensione di duecento pezzi d’oro l’anno38. Il suo successore, il vescovo Giovanni, entrò in città in quella che Foss definisce una vera strage tra le fazioni rivali, e sebbene Giovanni accettasse le decisioni di Calcedonia, i simpatizzanti monofisiti della città non glielo perdonarono mai: Elliger racconta che lo soprannominarono «il traditore» finché la pressione crescente non lo spinse alle dimissioni39.

Un contemporaneo dello stesso Antonino apparve a Palladio, biografo di Giovanni Crisostomo, poco più che un ubriacone dedito ai piaceri, che alle sue feste faceva sfilare attrici, incoronato d’edera come il dio Bacco, e indegno di una città che aveva ospitato Giovanni e Timoteo40.

La chiesa più tarda

In epoca bizantina, Efeso attirava i pellegrini soprattutto verso la tomba di Giovanni sulla collina di Ayasuluk. Si dice di solito che Egeria progettasse la sua visita negli anni Ottanta del IV secolo, la datazione standard del suo diario di viaggio superstite, anche se Foss, e più tardi Ladstätter e Magdalino, la collocano più vicina al 400 d.C.; e dei due, solo questa coppia più tarda sostiene che sia davvero arrivata in città, e non soltanto che si fosse messa in viaggio41. Willibaldo vi giunse nel 724-726 e l’imperatore Costantino VI negli anni Novanta dell’VIII secolo. Giustiniano aveva già fatto costruire sopra la tomba una grande basilica a cupola42; la basilica di San Giovanni vi sorge ancora, in rovina.

In città si tennero due concili, entrambi burrascosi. Il primo, nel 431, si giocò sul rifiuto di Nestorio di chiamare Maria Theotokos, «madre di Dio»: l’avrebbe chiamata madre di Cristo, disse, ma non madre di un dio sepolto e mortale, e il titolo fu confermato contro di lui43. Cirillo di Alessandria, aprendo i lavori, preferì lusingare la città ospitante, definendo il suo porto un rifugio custodito dagli angeli e paragonando le sue numerose chiese a una collana di pietre preziose44. Il secondo, nel 449, riabilitò un vescovo monofisita contro il volere di papa Leone, e non volle nemmeno che fosse letta ad alta voce la lettera dei suoi legati; Leone si lamentò in seguito che a Efeso non si era tenuto un processo ma semplice banditismo, il che valse all’assemblea il nome che le è rimasto, il «concilio dei ladri»; Flaviano, il vescovo di Costantinopoli lì deposto, morì a quanto pare poco dopo per i maltrattamenti subiti45. Calcedonia lo annullò due anni più tardi46.

Calcedonia costò a Efeso anche il proprio rango: il ventottesimo canone pose l’Asia sotto Costantinopoli, anche se nel VI secolo il metropolita aveva ancora una trentina di vescovi suffraganei sotto di sé47. Flotte arabe razziarono la città dagli anni Cinquanta del VII secolo in avanti48, e i selgiuchidi la conquistarono nel 1090. Vescovi latini tennero la sede dal 1318 al 1411, e nel 1439 Marco di Efeso guidò l’opposizione ortodossa all’unione al concilio di Firenze49. Ayasuluk era già in mano aydinide dal 1304, quando gran parte della sua popolazione cristiana fu espulsa, uccisa o resa schiava50: una svolta nella più ampia storia di Efeso.

Corretto il

La vasca battesimale rotonda nel battistero della chiesa di Maria
Fig. 5 A differenza del fonte cruciforme della basilica di San Giovanni, qui la vasca ha forma circolare.

Vedere oggi l’Efeso della chiesa

Chi visita Efeso oggi può sostare nel Grande Teatro, identificato con il teatro della rivolta narrata negli Atti51, osservare i resti della chiesa di Maria nella sua sala romana29 e salire ad Ayasuluk fino alla cripta di Giovanni sotto la basilica in rovina52. La grotta dipinta e la torre chiamata a torto prigione di Paolo appartengono a San Paolo a Efeso, e la mappa più ampia di Scrittura e tradizione in città a Efeso sacro.

via dei Cureti che sale tra colonne rialzate e blocchi scolpiti, sotto un cielo azzurro intenso
Fig. 6 Il nome ricorda i Cureti, il collegio sacerdotale legato al culto del focolare sacro della città. Fotografia d'archivio (1992).
Nomi e termini di questa pagina (10)

Dione Crisostomo

Oratore greco di Prusa, in Bitinia, attivo attorno al 100 d.C. È la fonte per il tempio di Artemide come banca: privati cittadini, stranieri, città e sovrani vi depositavano denaro, gli efesini ne tenevano registri ufficiali, e la città non toccava i depositi nemmeno in caso di necessità.

Strabone

Geografo greco, attivo sotto Augusto o Tiberio, e la fonte antica più citata su questo sito. Definì Efeso il più grande centro commerciale dell’Asia al di qua del Tauro, ed è il suo racconto a fornire gli spostamenti precedenti della città: giù dal fianco del monte al tempo di Creso, e dentro le nuove mura di Lisimaco.

Triodos

L’incrocio a tre vie dove la via dei Cureti incontrava la Plateia e la strada per Ortigia. Il suo antico nome sopravvive in un’iscrizione edilizia della Porta Sud dell’agorà, che mostra anche come il crocevia fosse anteriore alla griglia ellenistica. Fonti di età romana vi collocano un altare monumentale di Artemide.

quartodecimano

Dal latino per «quattordicesimo». Le chiese d’Asia celebravano la Pasqua il quattordicesimo giorno del mese ebraico di Nisan, qualunque fosse il giorno della settimana, invece che la domenica successiva. Policrate di Efeso convocò un sinodo dei vescovi d’Asia negli anni Novanta del II secolo per difendere quella data quartodecimana.

Clive Foss

Storico del mondo bizantino e islamico delle origini, nato a Londra nel 1939 e a lungo professore di storia all’Università del Massachusetts Boston. Ephesus after Antiquity (1979) resta il racconto standard della città dalla tarda antichità alla cittadina turca, ed è qui l’autorità principale per tutto ciò che viene dopo il periodo romano.

Winfried Elliger

Filologo classico tedesco (1930-2019), specialista di greco, che insegnò a Tubinga. Il suo Ephesos: Geschichte einer antiken Weltstadt (1985) racconta la città dalle origini al periodo turco, ed è il libro a cui questo sito attinge più spesso di ogni altro. Fu filologo, non uno scavatore.

Sabine Ladstätter

Archeologa austriaca (1968-2024) che diresse lo scavo di Efeso, prima donna a farlo, e guidò l’Istituto Archeologico Austriaco dal 2009. Lavorò sulla ceramica romana e bizantina e sulle case a terrazzo. La sua guida alla Casa Terrazzo 2 (2013) e il volume tardoantico curato con Paul Magdalino (2019) sono usati in tutto il sito.

Paul Magdalino

Bizantinista, professore emerito di storia bizantina all’Università di St Andrews, che studia la società e la cultura dell’impero dal VI al XIII secolo. Con Sabine Ladstätter ha curato Ephesos from Late Antiquity until the Middle Ages (2019), il volume che questo sito segue per i secoli bizantino e turco.

Cirillo di Alessandria

Vescovo di Alessandria, che aprì il concilio di Efeso il 22 giugno 431 senza attendere Giovanni di Antiochia e i suoi vescovi. Il concilio depose Nestorio quello stesso giorno; l’assemblea rivale di Giovanni, cinque giorni dopo, depose a sua volta Cirillo. Il contrasto fu ricomposto dalla Formula di Riunione del 433.

Papa Leone I

Vescovo di Roma dal 440 al 461. Al secondo concilio di Efeso del 449, che riabilitò Eutiche, ai suoi legati non fu permesso di leggere ad alta voce la sua lettera; Leone bollò poi l’assemblea come un latrocinium, puro banditismo, da cui il nome rimasto di «sinodo dei ladri». Calcedonia lo annullò due anni dopo.

Fonti (98)

Ogni fonte è elencata una sola volta. I numeri rimandano alle affermazioni che sostiene; le date indicano quando la fonte è stata controllata.