Efeso non ebbe due piazze per caso. La città seguiva la ricetta di Aristotele per una polis fatta bene: un’agorà politica «libera», sgombra dal commercio – l’agorà civile – e una piazza separata per i mercanti1. Quest’ultima è l’agorà commerciale (agorà tetragona), come la chiamavano già gli antichi per la sua pianta quadrangolare; sorgeva a meno di 100 m dal Grande Teatro, una vicinanza che per Strelan conta quando si prova a immaginare la folla radunata lì durante la rivolta di Atti 192.
Due agorà, un solo piano urbano
La prima fase della piazza risale a ben prima della sua ricostruzione romana. L’agorà bassa ellenistica voluta da Lisimaco, scrive Rogers, fu tracciata come una griglia rettangolare di due isolati, ciascuno di circa 160 × 224 piedi, con un magazzino nell’angolo sud-ovest databile all’inizio del III secolo a.C. – una vocazione commerciale fin dal principio3. Groh individua, sotto il lato ovest, un edificio di stoccaggio ellenistico di circa 17,2 × 43,4 m: due file di nove vani pressoché quadrati, collegati da porte, con una strada di ghiaia che lo separava da un secondo edificio ellenistico più a nord, poi allargata da circa 5 a 8 m4. Secoli dopo, sia l’agorà commerciale sia il nuovo recinto dell’agorà civile furono tracciati su griglie quadrate identiche sotto Augusto, con isolati di 179,79 piedi inglesi (185 piedi romani) – è la lettura di Rogers sulla pianta rilevata della città – e la griglia romana venne semplicemente sovrapposta a quella commerciale, più antica, di Lisimaco5.
Quanto era grande davvero l’agorà?
Circolano due cifre per la superficie dell’agorà, e non sono affatto in conflitto, anche se una lettura distratta potrebbe farle sembrare tali. Il cortile interno scoperto misura 111,89 × 111,39 m, confermato in modo indipendente da Rogers e dai rapporti di scavo6. L’intero complesso chiuso, comprese le sue due file sovrapposte di colonnati, arriva a circa 154 m per lato esterno e a circa 24.000 mq in totale: è la misura dello stesso scavatore principale, non un’opinione concorrente, e le due cifre descrivono semplicemente il cortile da un lato, l’edificio intero dall’altro6. Secondo Rogers, ricostruire la piazza su questa impronta più ampia, dopo il terremoto del 23 d.C., richiese di spostare il viale di marmo verso est, sui pendii bassi del Panayırdağ7.
La Porta di Mazeo e Mitridate
La porta meridionale è datata con precisione al 4/3 a.C. dalla propria iscrizione, finanziata dai liberti Mazeo e Mitridate in onore di Augusto, Livia, Agrippa e Giulia, e misura 16,91 × 6,30 m8. Quella data trova conferma indipendente nello scavo stratigrafico della piazza condotto da Groh9. La versione greca dell’iscrizione non è affatto una traduzione, ma una riscrittura diplomatica deliberata: omette del tutto i nomi degli onorati, rivolgendosi invece «ai loro antichi padroni e al popolo» – perché gli efesini comuni di lingua greca non avrebbero gradito una piaggeria imperiale così esplicita, secondo la lettura proposta dallo stesso Elliger10. Per Rogers, prima dell’ampliamento successivo dell’agorà, questa porta era stata l’arco trionfale da cui partiva la processione sacra verso Ortigia, il luogo mitico di nascita di Artemide; solo in seguito divenne semplicemente la porta meridionale dell’agorà11.
Dove si trovasse esattamente una nota iscrizione di ammonimento resta discusso. Elliger la colloca alla porta ovest dell’agorà commerciale, legandola esplicitamente alla logica aristotelica delle due piazze appena vista12. Harrison, citando Erdemgil, colloca invece un graffito di ammonimento nella nicchia absidale del passaggio orientale della Porta di Mazeo e Mitridate – una porta diversa12. Il rapporto di scavo documenta in modo indipendente un’iscrizione contro chi urina come parte della stessa fabbrica della porta ovest, accanto a vasche d’acqua consumate e due fasi costruttive: un elemento che fa pendere la bilancia verso la lettura di Elliger senza chiuderla del tutto, perché potrebbe ancora trattarsi di due iscrizioni distinte, non di una sola mal attribuita12.
Costruzione e ricostruzione, da Augusto a Nerone
La porta ovest è l’elemento databile più antico dell’agorà, risalente a circa il 100 a.C. secondo la datazione degli stessi scavatori13. Nel 43 d.C. fu eretta una statua equestre di Claudio, finanziata dai cittadini romani che facevano affari in Asia, come parte dell’agorà riaperta, accanto a statue di Claudio e forse di Messalina14. Harrison e Welborn scrivono che dal 54 d.C. la sala orientale fu dedicata separatamente ad Artemide, Nerone e Agrippina14, mentre un ulteriore edificio municipale dell’agorà, forse un mercato del pesce (l’identificazione resta esplicitamente incerta nel resoconto degli stessi Harrison e Welborn), fu dedicato a Nerone e Agrippina a partire dallo stesso anno15. Elliger registra che sotto Nerone fu aggiunto, lungo il lato est dell’agorà, un colonnato dorico lungo oltre 150 m e profondo due file, rivolto verso il viale di marmo16.
Il rapporto di scavo rileva che un’iscrizione edilizia documenta la ricostruzione della porta meridionale sotto Tiberio, e proprio in quell’occasione rivela il nome antico ufficiale dell’area d’incrocio: il Triodos, uno snodo viario a tre bracci precedente alla griglia lisimachea, prova che la porta romana mantenne il vecchio orientamento diagonale della strada invece di allinearsi alla nuova pianta della città17.
Il mercato degli schiavi
Harrison e Welborn notano che a Efeso non è mai stato individuato un mercato degli schiavi fisico, lo statarion, ma la sua esistenza è confermata per via epigrafica: tra le prove, una base di statua datata al 42/43 d.C. che onora il proconsole d’Asia come «avvocato» di chi commerciava in quel mercato18. Aggiungono che un ex schiavo, Ti. Claudio Secondo, fu in seguito onorato con una statua di dimensioni fuori dal comune, pagata proprio dai mercanti che in quel mercato facevano affari: un rovesciamento di status sorprendente19.
Amministrazione del mercato e vita quotidiana
Le iscrizioni degli agoranomi, i funzionari del mercato, incise sulla porta meridionale confermano la funzione commerciale della piazza dal I al III secolo d.C.; una seconda copia greca dell’editto di Persico, trovata nel 1926 vicino alla cosiddetta «basilica di Wood», fu reimpiegata in un pilastro che porta anche iscrizioni separate di altri agoranomi, e Keil sospettava provenissero in origine proprio da questa porta20. Un’iscrizione edilizia trovata presso la porta ovest attesta che l’agoranomo Timone fece erigere, negli anni 60 a.C., due edifici al centro dell’agorà: un parastas e un horologion, un monumento a meridiana. Una fonte diversa, sempre tratta dal rapporto di scavo, data invece la pavimentazione dell’«agorà» a opera di un Timone a circa l’80 a.C., per confronto delle forme delle lettere: uno scarto di circa vent’anni che potrebbe rimandare a due Timone diversi, oppure a un’unica attribuzione confusa, e che qui resta un rimando aperto, non un fatto risolto21. Harrison e Welborn segnalano un graffito su una colonna della sala est dell’agorà che si lamenta di un tale pieno di boria, probabilmente rivolto all’élite efesina compiaciuta di sé, le cui infinite onorificenze pubbliche erano un tema ricorrente della vita civica22.
La tarda antichità e la fine dell’agorà
Foss scrive che l’ingresso ovest dell’agorà fu rimaneggiato, probabilmente nel IV secolo o all’inizio del V, con rampe per il bestiame tagliate nel muro: prova che la piazza era diventata soprattutto un mercato di bestiame o di generi alimentari, pur continuando a ospitare le folle del concilio di Efeso del 431 contro Nestorio23. Lo stesso studioso nota che una dedica a Giuliano mostra la piazza ancora funzionante durante il suo regno, tra il 361 e il 363, e che colonne del distrutto tempio di Domiziano furono riutilizzate nel suo colonnato meridionale24.
L’agorà fu abbandonata definitivamente all’inizio del VII secolo. Le monete rinvenute in ogni area scavata della città, dalla Porta di Magnesia fino all’agorà stessa, si fermano tutte, con coerenza, al regno di Eraclio; uno studioso, Hellenkemper, lega la brusca fine dell’orizzonte d’uso della città a un terremoto del 616 d.C., attestato anche a Sardi25. Dopo la fine dell’uso urbano regolare, lo scavatore legge le tracce – porte ristrette, ingressi murati, feritoie tagliate nel muro sud, monumenti sgomberati in modo sistematico invece che lasciati al degrado – come i segni di una trasformazione in fortezza o piazza d’armi, datata dalle monete agli anni 620-63026. Foss registra che, in epoca bizantina, la vecchia piazza fu mantenuta come un campo aperto di rovine, mai ricostruito, con una strada che l’attraversava verso l’antico Embolos; un affresco medio-bizantino di un santo, dipinto in quella che era stata una bottega, fa pensare che un vano sia diventato una cappella di strada27.
A quale piazza si riferisse davvero il nome tardoantico «Foros Theodosianos» resta, genuinamente, senza risposta, e a contendersela sono almeno tre studiosi. Alzinger lo collegava all’agorà civile; Wilberg lo legava invece a questa agorà commerciale; l’autore stesso del rapporto di scavo conclude che probabilmente non indicava né l’una né l’altra, ma una piazza lungo l’Arkadianè, forse lo spiazzo a gradoni vicino al teatro. F. A. Bauer, per parte sua, legge la prima riga dell’iscrizione come un’abbreviazione che rimanda a Cristo e a Maria Theotokos, il che legherebbe il nome al concilio del 431 – una lettura che l’autore del rapporto non accetta28.
La mappa di Efeso disegnata da Edward Falkener nel 1845 etichettava già correttamente questa piazza come «Agora venalis», l’agorà del commercio, anche se identificava erroneamente gli Xystoi, il campo d’allenamento sportivo, con il foro civico: su questo punto, almeno, i vittoriani avevano visto giusto29.
La piazza si trova tra il Grande Teatro, a cui era così vicina, e il tratto verso il mare scomparso lungo la via del Porto, entrambi parte del percorso più ampio nella città antica.
Nomi e termini di questa pagina
Rick Strelan
Lisimaco
Guy MacLean Rogers
Stefan Groh
Pagina web: Österreichisches Archäologisches Institut (link esterno)
Panayırdağ
Winfried Elliger
James R. Harrison
Pagina web: Australian University College of Divinity (link esterno)
Clive Foss
Nestorio
Wilhelm Alzinger
Wilhelm Wilberg
Theotokos
Fonti
Ogni fonte è elencata una sola volta. I numeri rimandano alle affermazioni che sostiene; le date indicano quando la fonte è stata controllata.
- Elliger 1985, 64 1, 8, 10
- Strelan 1996, 143 1, 2
- Rogers 2012, 68 3
- Groh 2006, 6 4
- Rogers 2012, 95 5
- Institut 1923, 372 6
- Rogers 1991, 100 6
- Scherrer and Trinkl 2006, 372 6
- Rogers 2012, 136 7
- Institut 1923, 30 8, 14
- Groh 2006, 17 9
- Rogers 2012, 137 11
- Elliger 1985, 65 12
- Harrison and Welborn 2018, 34 12
- Institut 1923, 35 12
- Institut 1923, 101 13
- Harrison and Welborn 2018, 201 14, 15
- Elliger 1985, 68 16
- Scherrer and Trinkl 2006, 55 17
- Harrison and Welborn 2018, 37 18
- Harrison and Welborn 2018, 38 19
- Scherrer and Trinkl 2006, 11 20, 21, 28
- Wankel 1979, 99 20
- Institut 1923, 105 21
- Harrison and Welborn 2018, 56 22
- Foss 1979, 63 23, 24
- Institut 1923, 108 25
- Scherrer and Trinkl 2006, 54 25, 26
- Foss 1979, 134 27
- Scherrer and Trinkl 2006, 1 29



