Non tutto è a Selçuk. Il museo di Efeso conserva l’immagine più nota del sito, l’Artemide di Efeso con l’alta corona e le file di ornamenti a forma d’uovo1, e i reperti degli scavi del tempio, insieme alle statue romane di Artemide più tarde, restano qui2. I reperti dei vecchi scavi, quelli di fine Ottocento e inizio Novecento, sono finiti altrove: fra British Museum, Musei Archeologici di Istanbul ed Ephesos Museum di Vienna si conserva almeno altrettanto materiale, da prima che la Turchia imponesse di trattenere in patria i reperti esportati2. Un unico rocchio di colonna scolpito del tempio di Artemide, con Hermes che accompagna una donna nell’oltretomba, è a Londra, non a Selçuk3. Il museo si trova nella stessa Selçuk, una tappa fra le tante della guida ai dintorni di Efeso, e i suoi reperti riempiono vuoti che una visita alla sola città antica non basta a colmare.
Non tutto è a Selçuk
Il caso più chiaro è il bronzo più ammirato di Efeso. Un atleta che si deterge con lo strigile, trovato nel 1896 al ginnasio del Porto e alle Terme in 234 frammenti separati, fu ricomposto non in Turchia ma al Kunsthistorisches Museum di Vienna, dove è di qualità tale da essere stato proposto come l’originale dietro diverse copie note dello stesso tipo4. Due gruppi ricostruiti di una sfinge con un giovane, trovati nello stesso sito, potrebbero perfino riprodurre i braccioli a sfinge della perduta statua crisoelefantina di Zeus a Olimpia, opera di Fidia e uno dei grandi capolavori scomparsi del mondo antico: un’ipotesi che Elliger avanza con cautela, e che, se fondata, renderebbe questi frammenti efesini una prova preziosa per un monumento altrimenti noto solo da descrizioni scritte5. Anche un gruppo statuario di Pan con il piccolo Dioniso, dalla stessa città, si trova a Vienna: secondo Rogers attesta il ruolo di Pan nelle celebrazioni efesine dei misteri dionisiaci sotto il dominio romano6. Un’erma di Hermes, acquistata dallo scavatore Otto Benndorf nel 1895 a Marathesion, sulla costa vicino all’odierna Kuşadası, arrivò a Vienna l’anno seguente come dono e vi è rimasta da allora, come riporta Hanslmayr7.
Un sarcofago, cinque indirizzi
Non un bronzo celebre, ma una tomba romana: è questo l’esempio che illustra meglio di ogni altro come i reperti di Efeso si siano dispersi. Il sarcofago con scena di battaglia del procuratore Emilio Aristide è importante per lo studio dei sarcofagi attici proprio perché nome e grado del defunto sono incisi nella pietra stessa, in un’iscrizione bilingue: lettere latine alte fino a 4,7 cm, incassate nel bordo superiore entro una cornice a meandro, e lettere greche più piccole, da 3 a 3,5 cm, sulla fascia di base, che insieme nominano Emilio Aristide come procuratore degli Augusti, come nota Kintrup8. Il suo ritratto sopravvive sul coperchio a forma di lettino funebre, ma il coperchio stesso fu individuato già nel 1911, non poté essere sollevato in quel momento e finì dimenticato: fu riscoperto solo nel 1928, riferisce Kintrup9.
Secondo Kintrup, oggi il sarcofago non esiste più come oggetto unico: alcuni frammenti si trovano nei depositi dell’Efes Müzesi e nello stesso museo di Selçuk, un frammento con iscrizione è conservato a parte nel deposito epigrafico, il coperchio con il ritratto è nel Museo Archeologico di İzmir, e tre teste di guerriero dello stesso monumento sono nell’İzmir History and Art Museum10. Il nome Quintus, che identifica il padre, non compare affatto per il figlio sul sarcofago: per lui sopravvive solo in un’iscrizione separata trovata a Sabratha, nella Libia moderna, che Kintrup collega alla stessa famiglia11.
Cosa resta nel museo di Selçuk
Di fronte a questa dispersione, ciò che è rimasto davvero a Selçuk è comunque sostanzioso. Una meridiana efesina, incisa con le linee degli equinozi e dei solstizi d’estate e d’inverno, è esposta qui, notano Harrison e Welborn12. Dalla Casa Terrazzo 2, un fregio d’avorio e i busti-ritratto imperiali di Tiberio e Marco Aurelio sono esposti nel museo anziché lasciati in loco nelle case a terrazzo, osserva Ladstätter13. Anche le statue di Livia e Augusto, trovate sotto le lastre del pavimento della Basilike Stoa sull’agorà civile, accanto ai plinti che ne nominano i dedicanti, sono oggi nel museo, nota Rogers14.
I culti misterici nella collezione
Alcuni piccoli oggetti lasciano intuire, con cautela, pratiche cultuali che l’architettura monumentale non mostra altrimenti. Una statuetta in terracotta rossa di Arpocrate-Horus del V secolo a.C., il dito alzato alle labbra, è uno dei segni più antichi, benché tutt’altro che conclusivo, di attività legata ai misteri a Efeso; Rogers stesso la definisce esattamente così: allettante, non una prova15. Un piccolo Serapide in bronzo con Cerbero e una statuetta di Iside Panthea di fine II secolo, entrambe trovate nella Casa Terrazzo 2, attestano, secondo Rogers, la popolarità di Serapide a Efeso a partire dal II secolo d.C., dopo un probabile arrivo precedente già nel III secolo a.C.16. Più controversa ancora è una figura su una coppa d’offerta datata in modo discusso, forse un Megabizo, l’eunuco sommo sacerdote dell’Artemision: Rogers la colloca, solo con cautela, intorno al 650-600 a.C., e nessuna fonte antica conferma davvero che sacerdoti eunuchi presiedessero ai misteri, anche se Plinio racconta che il pittore Apelle raffigurò un Megabizo alla guida della processione di Artemide17.
Artigiani con un nome, e un’etichetta sbagliata
Gran parte di ciò che il museo espone è anonima, nel senso che nessun testo antico ne nomina l’autore. Due reperti dello stesso pozzo rompono questa regola. Una figurina in terracotta di Eros con un gallo, dallo strato più antico, ellenistico, del riempimento del pozzo, porta sul retro una firma incisa, NIKO, accanto al foro di cottura: una prova diretta di un coroplasta efesino con un nome proprio; un secondo frammento di base dallo stesso pozzo reca invece la firma LOYKIOY, «di Loukios», un secondo artigiano con un nome, secondo Meriç18. Lo stesso pozzo ha restituito due lucerne italiche d’importazione con scene figurate, l’una con due pugili, l’altra con una pantera fra motivi vegetali dionisiaci, oltre a un vaso configurato in terracotta a testa di Dioniso con la mitra, aggiunge lo studioso19.
Le etichette del museo non sono sempre definitive. Un piccolo torso in marmo grigio scuro, trovato nel 1972 presso il portico del teatro, fu a lungo catalogato come un Gigante. Nel 2004 quell’identificazione cambiò: emerse un torso gemello, delle stesse dimensioni e dello stesso materiale, che conservava la caratteristica coscia a cresta seghettata propria dei Tritoni e non dei Giganti, e la coppia fu reinterpretata di conseguenza da Krinzinger e Ruggendorfer20. È un piccolo esempio, pulito, di un catalogo museale che si corregge da solo quando emerge un elemento nuovo, in questo caso l’altra metà di una coppia, invece di limitarsi a ripetere l’etichetta precedente.
I cristiani rovesciarono la Grande Artemide?
Nella sala 6 del museo sono esposte insieme le statue della Bella, della Grande e della Piccola Artemide, e una di esse, la Grande Artemide, porta con sé un’ipotesi precisa più che una storia accertata. Rogers riferisce che qualcuno ha sostenuto che furono i cristiani a rovesciare deliberatamente la statua, e non che sia semplicemente caduta o sia stata spostata21; la fonte stessa presenta l’idea come un’ipotesi, non come un fatto assodato, e qui è riportata negli stessi termini. La Bella Artemide, al contrario, è misurata con maggiore sicurezza: Rogers le attribuisce un’altezza di 5,71 piedi22.
Un colossale Eros alato scolpito in forma di erma, trovato nel 1926 e riutilizzato come materiale da costruzione in una fontana stradale, è una sopravvivenza rara di per sé: se ne conoscono solo altri tre esemplari a tutto tondo nel mondo, più una versione a rilievo funerario, fra cui uno a Villa Adriana, oggi a Newby Hall in Inghilterra, e uno a Copenaghen, segnala Hanslmayr23. Un’erma di satiro proveniente da un quartiere residenziale privato, l’Odeionhanghaus, e una gamba di tavolo scolpita con una figura legata di Attis dalla stessa stanza, mostrano lo stesso tipo di scultura al lavoro come semplice arredo decorativo in una casa, non in un tempio o in un edificio pubblico, aggiunge Hanslmayr24.
La scultura scavata a Efeso, insomma, non forma un’unica collezione in un solo edificio. Alcuni dei pezzi più forti, l’atleta con lo strigile, le sfingi, il gruppo di Pan, l’erma di Hermes, sono a Vienna; il rocchio di colonna e l’iscrizione della processione di Salutaris sono a Londra; il solo sarcofago di Aristide è diviso fra cinque sedi diverse. Ciò che il museo di Selçuk conserva resta comunque la quota più grande riunita in un solo luogo, e vale la pena cercare per nome gli oggetti qui radunati, invece di fidarsi che una visita sala per sala li faccia emergere da soli.
Nomi e termini di questa pagina
Winfried Elliger
Guy MacLean Rogers
Carola Kintrup
James R. Harrison
Pagina web: Australian University College of Divinity (link esterno)
Sabine Ladstätter
Plinio il Vecchio
Recep Meriç
Friedrich Krinzinger
Pagina web: Österreichische Akademie der Wissenschaften (link esterno)
Fonti
Ogni fonte è elencata una sola volta. I numeri rimandano alle affermazioni che sostiene; le date indicano quando la fonte è stata controllata.
- muze.gov.tr › muze-detay (link esterno) 1
- en.wikipedia.org › Ephesus_Archaeological_Museum (link esterno) 1
- turkisharchaeonews.net › ephesus-museum-selçuk (link esterno) 2
- de.wikipedia.org › Tempel_der_Artemis_in_Ephesos (link esterno) 2
- web.archive.org › G_1872-0803-9 (link esterno) 3
- www.britishmuseum.org › G_1872-0803-9 (link esterno) 3
- museum.classics.cam.ac.uk › sculptured-column-drum-ephesus (link esterno) 3
- British Museum object text (link esterno) 3
- Elliger 1985, 80 4, 5
- Rogers 1991, 104 4
- Rogers 2012, 432 6
- Hanslmayr 2016, 156 7
- Kintrup 2017, 23 8, 11
- Kintrup 2017, 22 9, 10
- Harrison and Welborn 2018, 56 12
- Ladstätter 2013, 6 13
- Rogers 1991, 87 14
- Rogers 2012, 293 15
- Rogers 2012, 388 16
- Rogers 2012, 334 17
- Meriç 2002, 146 18, 19
- Meriç 2002, 147 18
- Meriç 2002, 129 19
- Krinzinger and Ruggendorfer 2017, 352 20
- Rogers 2012, 392 21
- Rogers 2012, 181 22
- Rogers 2012, 183 22
- Hanslmayr 2016, 93 23, 24
- Hanslmayr 2016, 158 23



