La storia di Efeso è prima di tutto la storia di un luogo, più che di un’unica città. Chi arriva oggi in giornata da Kuşadası o da İzmir vede soprattutto le rovine della città che segue nel tempo; ma i primi abitanti si stabilirono qui già nel Neolitico, su un tumulo che si trovava vicino alla riva preistorica1. Nei millenni successivi l’insediamento si spostò più volte, spinto da una costa che ha giocato contro di esso in due modi opposti: prima un mare che saliva e sommergeva le prime opere portuali, poi, da età romana in avanti, un delta che ha spinto la linea di costa verso ovest2. Le rovine che i visitatori vedono oggi appartengono alla città fondata da Lisimaco nei primi anni del III secolo a.C.3, che Roma usò come centro operativo della sua provincia d’Asia, quale che fosse il titolo formale4. Quando quella città declinò, la vita continuò sulla collina di Ayasuluk, dove oggi si trova la città di Selçuk5.

Attraverso i secoli

La tabella dà il quadro generale. Le sezioni che seguono trattano ogni periodo nel dettaglio.

Periodo Date Dove viveva la gente Momenti di svolta
Preistorico 6700-2750 a.C. circa Çukuriçi Höyük1 Ossidiana da Melo; circa 50 fornaci metallurgiche13
Tarda età del Bronzo fine del XIV secolo a.C. Collina di Ayasuluk, forse Apaša14 Muršili II conquista Apaša15
Ionico e arcaico XI secolo a.C. - 547/546 a.C. Intorno all’Ateneo e alle pendici del Coresso, poi vicino all’Artemision16 Creso sottopone la città al tributo lidio, 560 a.C. circa17
Persiano e classico 547/546-334 a.C. Intorno all’Artemision18 Il tempio brucia nel 356 a.C.19
Ellenistico 334-133 a.C. La nuova città tra il Panayırdağ e il Bülbüldağ3 Lisimaco trasferisce la città3
Romano 133 a.C. - III secolo d.C. Lo stesso sito3 Terremoto e incursioni sotto Gallieno20
Tardoantico e bizantino IV-XIII secolo Città bassa, poi sempre più Ayasuluk5 Concili del 431 e del 4499; presa selgiuchide nel 109021
Turco dal 1304 Ayasuluk22 Capitale aydinide; ottomana in via definitiva dal 142523

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Prima dei greci: Çukuriçi e Apaša

Il più antico insediamento dell’area di Efeso è Çukuriçi Höyük, un basso tumulo vicino alla città successiva. I primi abitanti vi si stabilirono nel Neolitico, tra il 6700 e il 5900 a.C. circa; il tumulo restò poi disabitato per oltre 2.500 anni, fu ripopolato nel tardo Calcolitico, tra il 3300 e il 3000 a.C. circa, e venne abbandonato definitivamente alla fine della prima fase del Bronzo antico, attorno al 2750 a.C.1 A quel tempo la costa distava solo circa 1,5 km, il che garantiva agli abitanti un accesso diretto all’Egeo24.

Quell’accesso si vede nei reperti. L’ossidiana arrivava per mare dall’isola di Melo, e i livelli del Bronzo antico custodiscono circa 50 fornaci metallurgiche, prova di una lavorazione precoce del rame e del rame arsenicale13. Il museo di Selçuk condusse i primi scavi alla fine degli anni Novanta; la ricerca sistematica seguì dal 2006 al 2014, guidata da Barbara Horejs sotto la licenza dell’Istituto archeologico austriaco25.

Nella tarda età del Bronzo l’attenzione si spostò sulla collina di Ayasuluk. Molti studiosi la identificano con Apaša, la capitale del regno di Arzawa nominata nei testi ittiti, anche se il collegamento si basa sulla somiglianza del nome e su ritrovamenti micenei, non su un’iscrizione14. Gli annali del re ittita Muršili II raccontano che nel terzo anno di regno entrò ad Apaša, la città del re arzawo Uhhaziti, che fuggì piuttosto che combattere; secondo la cronologia più seguita si tratta della fine del XIV secolo a.C.15

Vista aerea delle trincee di scavo e delle fondamenta in pietra a Çukuriçi Höyük, nella luce radente del mattino
Fig. 1 Le trincee di scavo di Çukuriçi Höyük, fotografate nell'agosto 2014.

Androclo, il cinghiale e la città ionica

I greci raccontavano una propria storia di fondazione. Androclo, figlio del re Codro di Atene, guidò i coloni ionici che fondarono Efeso, e i suoi discendenti erano ancora onorati come «re» al tempo di Strabone26. Un oracolo gli aveva promesso che un pesce e un cinghiale gli avrebbero indicato dove costruire. Un pesce saltò fuori da un fuoco acceso per cucinare, la legna prese fuoco, un cinghiale ne uscì di corsa, e la città fu fondata nel punto dove Androclo lo uccise27. La scena era ancora scolpita in epoca romana, sul fregio del cosiddetto tempio di Adriano28.

Secondo Strabone, Cari e Lelegi occupavano il sito prima che Androclo li scacciasse e vi insediasse il suo popolo, intorno all’Ateneo, alla fonte Hypelaios e alle pendici del Coresso16. Un’altra tradizione narrava che la città si fosse chiamata in precedenza Smirne, dal nome di un’Amazzone che l’aveva presa29. Gli scrittori antichi attribuivano anche alle Amazzoni la fondazione del culto di Artemide a Efeso30, anche se Pausania non era d’accordo: a suo parere il santuario era più antico, e le Amazzoni vi si erano rivolte solo come supplici31.

L’archeologia è meno pittoresca e più utile. L’insediamento ionico è tradizionalmente datato all’XI o al X secolo a.C., e ceramica di quell’epoca compare nel terrazzamento della bassa collina dove più tardi si sarebbe innalzato il tempio di Artemide632. Quello che non è stato trovato è l’insediamento in cui quella gente viveva: Winfried Elliger ha dovuto ragionare per analogia con la Vecchia Smirne, in mancanza di un confronto a Efeso, e Peter Scherrer osserva che la ceramica del lato costiero del sito comincia solo a metà dell’VIII secolo. Per i primi secoli greci il santuario è documentato molto meglio della città6.

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Una statua coronata di Artemide Efesia, con file di ornamenti ovali, in una sala buia del museo
Fig. 2 La statua nota come Artemide Efesia, conservata nel museo di Efeso a Selçuk.

Lidi, persiani e il tempio arcaico

A metà del VII secolo a.C. incursori cimmeri attaccarono Efeso e il santuario di Artemide33. La minaccia successiva venne dalla Lidia. Quando Creso cinse d’assedio la città, gli efesini la consacrarono ad Artemide tendendo una corda dal tempio alle mura urbane, distanti sette stadi, poco più di un chilometro34. Quel che accadde dopo viene raccontato in modi diversi. Erodoto, nel resoconto più ampio, presenta gli efesini come i primi greci attaccati da Creso e i greci d’Asia come tributari alla fine della campagna; Elliger legge questo come una città lasciata in piedi sotto tributo, con il governante impopolare Pindaro allontanato, mentre Guy MacLean Rogers scrive di un Pindaro cacciato senza appello e Christine Thomas fa risparmiare la città del tutto. Nessuno scrittore antico indica un anno, e il consueto «verso il 560 a.C.» viene ricavato dalla data di ascesa al trono di Creso17. Creso pagò comunque per alcune delle colonne del nuovo, grande tempio, e alcuni rocchi con la sua dedica sono sopravvissuti35.

Quel tempio fu il primo dei due che rese famoso l’Artemision. La tradizione antica narrava che ci vollero 120 anni per costruirlo, con il contributo di tutta l’Asia al tempio di Artemide36. Il regno di Creso spostò anche la città: Strabone racconta che gli efesini avevano vissuto fino a quel momento sul fianco della montagna, e che in seguito scesero a vivere intorno all’Artemision, dove restarono fino all’epoca di Alessandro18.

Il motivo di quello spostamento veniva attribuito solo alla politica lidia, e si pensava che la costa avesse fatto una cosa sola, a Efeso: ritirarsi, con costanza, per settemila anni, mentre il Caistro spingeva il proprio delta verso il mare. Peter Scherrer, partendo dalla geoarcheologia di John Kraft e dei suoi colleghi, separa due processi che erano stati confusi insieme. Nell’arco dell’età arcaica ed ellenistica il mare stava salendo, non ritirandosi: sommergeva banchine e frangiflutti, faceva risalire l’acqua nei canali di scolo, e i torrenti che insabbiavano il santuario scendevano dalle colline a sud, non dal grande fiume; solo dall’epoca romana il delta comincia l’avanzata verso ovest che i visitatori vedono ancora oggi2. Nella lettura di Scherrer, il raccoglimento della popolazione voluto da Creso fu una scelta pratica non meno che politica, perché i porti sparsi lungo la baia avevano smesso di funzionare: un’unica città accanto al santuario significava un unico porto ancora attivo, e i doni del re ad Artemide diedero a una popolazione mista di greci, lidi e cari qualcosa da condividere. Il volume di scavo sull’agorà commerciale aggiunge una cautela dalla stessa fonte, perché le sepolture continuano in diversi dei vecchi siti anche dopo. Quale che sia stata la vicenda, fu meno ordinata di quanto suggerisca la parola sinecismo37.

Dopo che Ciro di Persia sconfisse Creso, il generale persiano Arpago portò Efeso sotto il dominio persiano38. Erodoto attribuisce a Ciro una battuta sui greci che ha superato la campagna militare: non aveva mai temuto uomini che si riunivano in un luogo, al centro della loro città, «per ingannarsi a vicenda con giuramenti falsi», dato che i persiani non avevano piazze di mercato39. Nel 498 a.C., durante la Rivolta ionica, i ribelli marciarono nell’entroterra da Efeso per incendiare Sardi, e furono poi battuti dai persiani nei pressi della città40.

Questa è anche l’epoca di Eraclito di Efeso, il filosofo del divenire e del logos, attivo attorno al 500 a.C.41 Proveniva dall’antica famiglia regnante e rinunciò alla sua regalità onorifica in favore del fratello42, e depositò il suo unico libro nel tempio di Artemide43. Del libro restano solo frammenti. Uno di questi è diretto proprio contro i suoi concittadini: gli efesini adulti farebbero bene a impiccarsi, uno per uno, e a lasciare la città ai ragazzi ancora senza barba, per aver scacciato Ermodoro, il migliore fra loro44. La filosofia parla con la stessa voce: in noi la stessa cosa è viva e morta, sveglia e dormiente, giovane e vecchia, perché l’una si è mutata nell’altra45. Elliger individua l’immagine con cui Eraclito rende quella tensione: il nesso, teso all’indietro, di un arco o di una lira46.

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La colonna rialzata dell'Artemision riflessa nell'acqua, tra basi di colonna sparse
Fig. 3 L'acqua che allaga le fondamenta ne riflette la colonna, unico elemento verticale rimasto.

Efeso classica e l’incendio del 356 a.C.

Dopo la disfatta persiana del 479 a.C., Efeso entrò nella Lega delio-attica guidata da Atene47. Verso la fine della guerra del Peloponneso, nel 407 a.C., l’ammiraglio spartano Lisandro ne fece la propria base navale, portando le sue navi da 70 a 90, e nel 406 a.C. sconfisse gli ateniesi al largo della vicina Notion48.

Nel 356 a.C. l’Artemision andò a fuoco. L’incendiario fu Erostrato, che voleva essere ricordato, e una tradizione successiva colloca l’incendio nella notte in cui nacque Alessandro Magno19. Gli efesini vietarono che il suo nome fosse pronunciato, e questo sopravvive solo perché lo storico Teopompo lo scrisse comunque49. Alcuni studiosi moderni dubitano che abbia agito da solo, o che abbia agito affatto: secondo un’ipotesi, i funzionari del tempio, sapendo che le fondamenta stavano cedendo, furono ben contenti di vederlo crollare50. Il giorno spesso citato per l’incendio, il 21 luglio, è una ricostruzione moderna legata alla storia di Alessandro e non va preso come un dato storico19.

Alessandro conquistò Efeso ai persiani nel 334 a.C., dopo la vittoria al Granico51. Offrì di pagare la ricostruzione del tempio a patto che il suo nome vi fosse iscritto. Gli efesini rifiutarono; uno di loro rispose che non era conveniente per un dio dedicare offerte ad altri dei52. Pagarono da soli, con i gioielli delle donne, doni privati e la vendita delle colonne del vecchio tempio53. Alessandro estese comunque l’area di asilo del tempio, a uno stadio, un confine che i governanti successivi allargarono e che Augusto infine ridusse, perché offriva rifugio ai criminali54.

Figure scolpite intorno a un rocchio di colonna in marmo del tempio di Artemide, esposto in un museo
Fig. 4 Uno dei rocchi scolpiti del tempio di Artemide, oggi conservato al British Museum.

Lisimaco trasferisce la città

Lisimaco, uno dei successori di Alessandro, compì il trasferimento che ha plasmato tutto ciò che i visitatori vedono oggi: portò la città lontano dall’Artemision e la ricostruì dentro nuove mura, sul fondovalle sotto due colline, il Panayırdağ e il Bülbüldağ3. La data è meno certa di quanto suggeriscano molti libri. Lisimaco occupò Efeso una prima volta nel 301/300 a.C., ma la tenne saldamente solo dal 287 a.C. fino alla morte, nel 281 a.C.; l’affermazione più prudente è che rifondò la città nei primi anni del III secolo a.C., spesso indicati attorno al 290 a.C.7

Lisimaco la rinominò Arsinoeia, in onore della moglie Arsinoe II, ma il nome non durò: dopo la sua morte a Corupedio, nel 281 a.C., la città tornò a chiamarsi Efeso55. Secondo Strabone, la popolazione non voleva trasferirsi, così Lisimaco attese un violento temporale, bloccò i canali di scolo e inondò la vecchia città finché i suoi abitanti non furono lieti di andarsene56. Il racconto è ostile a Lisimaco, e non è la spiegazione rivale in cui viene di solito trasformato: Scherrer, seguendo Dieter Knibbe, sostiene che i canali di scolo si stessero davvero intasando, perché il mare in risalita ne aveva bloccato lo sbocco, così che un problema reale e poco lusinghiero venne poi ricordato come un’astuzia regale; Kraft e i suoi colleghi arrivano alla stessa conclusione dai sedimenti del delta, e scartano l’altro motivo classico, cioè che il trasferimento fosse vanità al servizio del nuovo nome57. Il porto accanto all’Artemision si stava insabbiando, mentre la baia tra le due colline offriva ancora un ancoraggio profondo e sicuro58.

Pausania scrive che Lisimaco distrusse le vicine città di Lebedo e Colofone e ne trasferì gli abitanti nella nuova Efeso, e la frase è stata ripetuta da allora59. Non può essere presa alla lettera, perché entrambe le città esistono ancora in seguito: pochi anni dopo un ufficiale di Lisimaco in persona assicura il controllo di Colofone, e i lebedii compaiono a Efeso come una divisione riconosciuta del corpo civico, non come rifugiati. Il trasferimento forzato di persone è credibile; la rasa al suolo di due città non lo è59.

La nuova città fu costruita per durare. Il circuito delle mura seguiva la cresta del Bülbüldağ e racchiudeva un’area di oltre 4 km da un capo all’altro e 2 km di larghezza60, e le sue strade erano disposte secondo una griglia regolare61. Elliger conta più di quaranta torri quadrate lungo quel circuito, ciascuna sporgente per circa sei metri e dotata di feritoie, scale e un camminamento di ronda, con quindici posterle per le truppe62.

La rifondazione ebbe effetti anche oltre le mura. Rogers sostiene che Lisimaco sottrasse la celebrazione dei misteri di Artemide alla sola custodia dei sacerdoti del santuario e la mise in gran parte nelle mani della città, un cambiamento che il racconto dell’inondazione ha piuttosto sepolto; il decreto della Gerusia, scolpito secoli dopo, ricordava ancora come Lisimaco avesse regolato i misteri, i sacrifici e il consiglio della Gerusia stessa alla fondazione. Che tipo di governo lasciò è meno chiaro, e Rogers ha cambiato idea in proposito: nel 1991 descriveva un’oligarchia gestita dalla Gerusia e dagli epikletoi, e nel 2012 aveva concluso che Arsinoeia non fosse né una democrazia né un’oligarchia, ma il governo di un solo uomo63.

Non tutto ciò che viene attribuito a Lisimaco è davvero suo. Il Grande Teatro, spesso indicato come opera sua, fu iniziato generazioni dopo di lui, nel II secolo a.C., secondo la pubblicazione finale degli scavatori; Stefan Karwiese ha proposto una data ancora più tarda, attorno al 100 a.C., e la piccola fontana datata al 280 a.C. circa, nell’angolo dell’edificio scenico, è una struttura secondaria del sito e non l’edificio della cavea64. Anche la Porta di Magnesia risale al 100 a.C. circa, non alle sue mura65.

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Una strada lastricata in pietra sale tra scarpate erbose e blocchi caduti verso le colline
Fig. 5 La strada che dalla Porta di Magnesia saliva verso l'agorà civile. Fotografia d'archivio (2011).

Tra i regni: Seleucidi, Tolomei e Pergamo

Dopo Lisimaco la città fu contesa fra i re seleucidi e i Tolomei d’Egitto, e tornò in mano seleucide entro il 196 a.C., quando Antioco III la usò come base66. Fu a Efeso, nel racconto di Livio, che Annibale raggiunse il re nel 195 a.C., fuggitivo da Cartagine e da Roma, trovando Antioco ancora indeciso se combattere i romani, e contribuendo non poco a fargli decidere67. Attorno al 190 a.C. Livio descrive il porto della città «come un fiume», lungo, stretto e pieno di secche, nel momento in cui i romani pensavano di bloccare la flotta di Antioco affondando navi da carico nel canale68.

Roma sconfisse Antioco, e dopo la pace di Apamea, nel 188 a.C., Efeso fu assegnata ai re attalidi di Pergamo69. Uno di loro, Attalo II, peggiorò l’insabbiamento: Strabone racconta che i suoi ingegneri restrinsero con un molo la larga imboccatura del porto, aspettandosi che il canale si approfondisse; invece trattenne il fango del fiume, e il porto intero divenne più basso70.

Visitatori camminano lungo un'ampia via in marmo tra file di colonne
Fig. 6 L'Arkadianè, la monumentale via che in epoca successiva conduceva verso l'antico porto.

La città romana d’Asia

Attalo III morì nel 133 a.C. e lasciò il proprio regno a Roma. I manuali datano di solito la provincia d’Asia al 129 a.C., l’anno dopo la repressione della revolta di Aristonico, e questa pagina segue quella data. Due specialisti indicano invece il 126. Steven Friesen scrive che l’Asia divenne formalmente una provincia in quell’anno, e Guy MacLean Rogers attribuisce a Manio Aquilio il completamento dell’organizzazione per allora, con la provincia divisa in distretti giudiziari e Efeso tra i centri originari. Le date sono più vicine di quanto sembrino, perché la commissione che sistemò gli affari della provincia lavorò a cavallo di entrambe, e la forma più onesta è che l’Asia fu costituita dopo il 129 a.C. e organizzata entro il 1268.

Efeso non fu una spettatrice in quella revolta. Rogers ricorda che gli efesini sconfissero la flotta di Aristonico in una battaglia al largo di Cuma, per cui la città combatté a fianco di Roma nella guerra che avrebbe poi prodotto la provincia al cui servizio si sarebbe messa71.

Efeso divenne la sede del governatore romano. Se lo fosse formalmente, come capitale al posto di Pergamo, resta discusso. Winfried Elliger la fa succedere a Pergamo sotto Augusto, e Fredrick Long collega il cambiamento al 29 a.C. La difficoltà è che la provincia non aveva una capitale nel senso moderno: il governatore percorreva un circuito di città giudiziarie, e ciò che la legge richiedeva, come ricorda Ulpiano e nota Rogers, era che sbarcasse a Efeso. Le iscrizioni della città stessa la chiamano la prima e più grande metropoli d’Asia, che è un titolo onorifico civico, non un rango amministrativo. La sede del governatore, e nei fatti la capitale, resta la definizione più equilibrata4.

Il dominio romano non fu subito popolare. Nell’88 a.C. Efeso accolse Mitridate VI del Ponto e abbatté le statue romane72. Nel massacro ricordato come i Vespri asiatici, le città d’Asia uccisero i loro residenti romani e italici per suo ordine, e Appiano racconta che gli efesini strapparono i fuggitivi persino dalle immagini di Artemide, nel suo tempio73. Gli autori antichi indicano tra 80.000 e 150.000 morti, cifre che gli storici moderni considerano esagerate74. Entro l’86 a.C. la città si era già rivoltata contro Mitridate ed era tornata sotto Roma dopo la vittoria di Silla75.

La tarda repubblica portò i suoi visitatori più famosi. Arsinoe IV, la sorella minore di Cleopatra, fu uccisa per ordine di Marco Antonio nel 41 a.C.; Giuseppe Flavio colloca l’uccisione nell’Artemision di Efeso, dove si era rifugiata, mentre Appiano la pone a Mileto76. Quando Antonio entrò in città quell’anno, Efeso lo accolse come Dioniso, con donne vestite da Baccanti e uomini e ragazzi da satiri77. Nel 33/32 a.C. lui e Cleopatra vi passarono l’inverno raccogliendo la flotta; Plutarco parla di 800 navi da guerra e da trasporto riunite a Efeso78. La stessa Efeso romana fa da sfondo, per tradizione letteraria, alla celebre novella della matrona di Efeso, che Petronio racconta nel Satyricon.

Ottaviano, il futuro Augusto, permise ai romani residenti in Asia di erigere a Efeso, nel 29 a.C., un santuario dedicato a Roma e al divinizzato Giulio Cesare79. Strabone, scrivendo sotto Augusto o Tiberio, definì Efeso il più grande centro commerciale dell’Asia al di qua del Tauro, una città che cresceva di giorno in giorno80.

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L'agorà commerciale vista dall'alto, con colonne sparse, un alto cipresso e pendii boscosi
Fig. 7 Lo spazio dove un tempo si concentrava il commercio cittadino. Fotografia d'archivio (1992).

L’apice imperiale

I primi due secoli dopo Cristo furono i più splendidi per la città. Dopo i terremoti che colpirono l’Asia nel 17 d.C. e negli anni successivi, Efeso fu tra le città ringraziate per l’aiuto di Tiberio in un monumento eretto a Pozzuoli nel 30 d.C., anche se l’elenco di Tacito delle dodici città colpite nel 17 d.C. non la comprende81. Adriano visitò la città nel 124 d.C. e probabilmente di nuovo nel 128/129, e fu onorato come fondatore82. Sotto di lui Efeso divenne «due volte neocora», due volte custode ufficiale di un templo del culto imperiale; lo fu «tre volte» dal 211 d.C., e brevemente «quattro volte» sotto Elagabalo, un record per l’Oriente romano83.

Il suo regno viene di solito raccontato come il vertice della fortuna romana della città. Alice Landskron dà una lettura più fredda del rapporto, sostenendo che restò teso, che Pergamo e Smirne attirarono molta più attenzione dell’imperatore, e i suoi soldi, e che il vero boom edilizio appartiene ad Antonino Pio82. Le prove tirano in entrambe le direzioni: attorno al 129 Adriano permise a Efeso di acquistare grano dall’Egitto, e la lettera di ringraziamento che la città gli inviò ricorda anche la pulizia del porto e la deviazione del Caistro84.

Molto di ciò che oggi si vede nella città antica fu costruito in questi anni. La biblioteca di Celso onorò Tiberio Giulio Celso Polemeano, console nel 92 d.C.85, che vi fu sepolto86. La Casa Terrazzo 2, il blocco delle case a terrazzo che sale sul pendio sopra la via dei Cureti, occupa circa 4.000 m²87. Il ginnasio di Vedio, un complesso termale-ginnico di quasi 13.000 m², aprì tra il 147 e il 149 d.C.88.

L’anno peggiore del secolo arrivò nel 166/67 d.C. Due legioni di ritorno dalla campagna partica di Lucio Vero portarono a Efeso e nelle altre città dell’Asia Minore occidentale un’epidemia, probabilmente vaiolo; la campagna stessa era stata interrotta quando il contagio raggiunse Seleucia nell’autunno del 16589. La preghiera non fu la sola risposta della città. Un’iscrizione onora il sofista Tito Flavio Damiano per aver fornito grano all’esercito romano durante i tredici mesi in cui fu acquartierato a Efeso90.

Il porto richiedeva un lavoro costante. Sotto Nerone il governatore Barea Sorano tentò di liberarlo; attorno al 100 d.C. alcuni benefattori ne pagarono l’ampliamento; a metà del II secolo un governatore vietò di scaricare rifiuti nel canale portuale; e altri lavori seguirono nel III secolo91. Con l’avanzare del delta, i romani scavarono un lungo canale verso ovest, dal bacino del porto fino all’acqua libera92.

L’Efeso cristiana ha qui le sue origini. Gli Atti raccontano che Paolo insegnò nella sinagoga per tre mesi e poi ogni giorno per due anni nell’aula di Tiranno93, e che da questa città scrisse la Prima lettera ai Corinzi94. Gli Atti raccontano anche come l’argentiere Demetrio, che fabbricava santuari d’argento di Artemide, sollevò una rivolta contro la predicazione di Paolo, finita nel teatro95.

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La facciata a due piani della biblioteca di Celso, con i visitatori nel piazzale antistante e la Porta di Mazeo e Mitridate sulla destra
Fig. 8 La prospettiva della facciata la fa apparire più imponente di quanto sia in realtà. Fotografia d'archivio (2013).

Quanti abitanti aveva l’Efeso romana?

Le stime sono molto distanti fra loro: la più alta supera di oltre sei volte la più bassa. La cifra tradizionale, ripetuta in gran parte della letteratura più vecchia, è di circa 200.000-250.000 abitanti, ma nessun conteggio proveniente dagli scavi la sostiene96. Lo storico T. R. S. Broughton ha proposto fino a 225.00097; Jerome Murphy-O’Connor, partendo dalla densità abitativa, è arrivato a 138.000-172.50098. La stima di J. W. Hanson, basata sulla densità, è molto più bassa, tra 33.600 e 56.00099, e un modello demografico del 2017 di Hanson, Ortman e Lobo indica circa 71.600100.

Il modo in cui nascono i grandi numeri è documentato almeno in un caso. Rick Strelan riferisce che Bagnall e Warden hanno rintracciato una cifra efesina ben nota, i 40.000 cittadini maschi invitati a un banchetto offerto da un certo Baranos, in una lettura errata dell’iscrizione fatta da uno studioso precedente: il numero sulla pietra è 1.040101.

La sintesi più onesta, allora, è che le stime vanno da circa 34.000-72.000 abitanti nei modelli di densità più recenti fino ai tradizionali 200.000-250.00096. L’idea diffusa che Efeso fosse «la quarta città più grande dell’Impero» è un luogo comune moderno; lo storico Walter Scheidel la conta fra le cinque città più grandi del mondo greco-romano nel II secolo d.C., insieme a Roma, Alessandria, Antiochia e Cartagine102.

Una stanza delle case a terrazzo con pitture murali bordate di rosso e un piccolo mosaico pavimentale al centro
Fig. 9 Una delle sette unità abitative conservate sotto lo stesso tetto protettivo.

Terremoto, Goti e la fine della città imperiale

I tempi buoni finirono nel III secolo. Un violento terremoto colpì Efeso durante il regno di Gallieno (253-268) e fu seguito da incursioni dal mare di guerrieri goti20. Secondo Giordane, i Goti guidati da Respa, Veduc e Thuruar bruciarono il tempio di Artemide; gli studiosi moderni datano l’incursione variamente al 262/263 o al 267/268, così «negli anni Sessanta del III secolo» è quanto le fonti permettono di affermare con sicurezza103. Gli scavatori datano la distruzione della Casa Terrazzo 2 al terzo quarto del III secolo20, e attribuiscono oggi la rovina della biblioteca di Celso a un terremoto attorno al 270 d.C.104

Se si sia trattato di un’unica catastrofe è una domanda più recente. Sabine Ladstätter individua circa cinquant’anni tra la distruzione lungo la via dei Cureti e quella a sud della chiesa di Maria, e preferisce parlare di più episodi piuttosto che di un solo anno rovinoso105.

Le case a terrazzo non furono mai ricostruite come abitazioni di lusso, e questo viene spesso raccontato come la fine di Efeso. Non è del tutto esatto. L. Michael White fa notare che la città superò la transizione fra III e IV secolo che pose fine ad altre città d’Oriente, e i volumi di scavo descrivono, dalla fine del IV secolo, una metropoli di nuovo animata, con la vita raccolta intorno al ginnasio del porto e alle grandi sale accanto a esso106. Quel che finì nel III secolo fu un certo tipo di ostentazione aristocratica, non la città107. Anche il tempio di Artemide non tornò mai al suo antico stato; la cella sembra essere stata restaurata solo in parte e restò in uso durante il IV secolo, prima che le rovine diventassero una cava108.

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Vista in bianco e nero dei gradini della biblioteca di Celso e dei muri in rovina, prima della ricostruzione della facciata
Fig. 10 Fotografia storica dello stato del sito prima che la facciata fosse rialzata.

L’Efeso cristiana della tarda antichità

Costantino, Costanzo II e Arcadio ricostruirono e impreziosirono la città dopo i danni del III secolo. La via colonnata verso il porto si chiama ancora oggi Arkadianè, da Arcadio, che regnò dal 395 al 408109. L’Artemision, nel frattempo, fu abbandonato entro il 400 circa, e il suo marmo venne portato via per altri edifici, in gran parte verso la chiesa di San Giovanni sull’Ayasuluk e più tardi verso la moschea di İsa Bey110.

Efeso ospitò due concili ecclesiastici, nel 431 e nel 4499. Il primo, oggi contato come il terzo concilio ecumenico, si aprì il 22 giugno 431 sotto Cirillo di Alessandria111. Depose Nestorio, arcivescovo di Costantinopoli, e confermò per Maria il titolo di Theotokos, «colei che genera Dio»112. Per chi arriva a questa domanda da un cruciverba o da un compito di scuola: gli eretici condannati a Efeso nel 431 furono i nestoriani. Il secondo concilio si riunì nell’agosto del 449 e riabilitò Eutiche113. Papa Leone I lo bollò come un «sinodo di ladri». Il concilio di Calcedonia ne annullò le decisioni nel 451, ma le Chiese ortodosse orientali lo accettano ancora oggi114.

Il VI secolo portò, nella stessa generazione, la peste e grandi costruzioni. La peste giustinianea, attorno al 542, colpì duramente la popolazione115. Verso la metà del secolo Giustiniano sostituì una piccola chiesa in rovina, costruita sulla tomba tradizionale di Giovanni l’Apostolo, con la grande basilica di San Giovanni a cupola, prendendo a modello i Santi Apostoli di Costantinopoli116.

La fine della città antica viene di solito datata al 614 o al 616 e attribuita alla guerra persiana, con un terremoto come alternativa. Le monete oggi la fissano con più precisione di quanto abbiano mai fatto le cronache. Peter Scherrer ha scoperto che quasi ogni contesto scavato in città termina in uno strato di distruzione con monete di Foca o dei primi anni di Eraclio, e il volume austriaco sull’agorà commerciale, scritto dalla stessa mano, segnala la stessa rottura in ogni settore, dalla Porta di Magnesia al mercato, per lo più negli anni Dieci e Venti del secolo e in alcuni punti accompagnata da tracce di incendio117. La causa resta aperta118. Il dato più solido è la cinta murata ridotta: le acclamazioni imperiali incise alla porta a ovest del teatro la mostrano già in piedi nel 609/610, e racchiudeva meno della metà della vecchia città119.

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Colonne rialzate e un architrave nella chiesa di Maria, con rovine basse e colline sullo sfondo
Fig. 11 Il complesso della chiesa così come si presenta oggi ai visitatori. Fotografia d'archivio (2015).

Ayasuluk: la città bizantina sulla collina

Dalla metà del VII secolo flotte arabe incursero sulla costa; nel 654/655 attaccarono Efeso, e nel 781 i predoni portarono via circa 7.000 prigionieri120. Terremoti, incendi e declino economico nel VII e VIII secolo frammentarono la città in centri più piccoli; un modello accademico ne individua tre, attorno al vecchio porto, sulla collina fortificata di Ayasuluk e sulla costa presso Anaia121. L’insediamento si spostò verso Ayasuluk, rifortificata a partire circa dal VII secolo116.

La città vecchia, però, non fu semplicemente abbandonata, e la data del suo svuotamento si è spostata due volte. Per lungo tempo si è detto largamente abbandonata verso il IX o il X secolo; una lettura dei rapporti di scavo diffusa in molta letteratura divulgativa, comprese le pagine precedenti di questo stesso sito, l’ha spinta fino al XII. Entrambe le date vanno troppo in là. Il volume di Sabine Ladstätter e Paul Magdalino mostra la città bassa ancora abitata durante l’XI secolo e ancora meta di pellegrinaggi cristiani, con il santuario della chiesa di Maria (chiesa del Concilio) ricostruito come templon proprio in quel secolo. Solo dopo l’XI secolo i reperti si fanno davvero rari, lasciando cerchi di pietra a secco letti come recinti per animali o confini di orti, e nulla che provi un’occupazione permanente; lo studio di Angelica Degasperi sulla chiesa mostra però le sepolture attorno a essa proseguire fino ad almeno il XIV secolo122. La città sulla collina prese il nome dalla chiesa: Hagios Theologos, «il santo teologo», divenne Altologo sulle bocche italiane e Ayasuluk su quelle turche123.

Efeso appartenne al thema tracesio, una provincia militare bizantina, dal VII secolo, e nell’VIII secolo ospitava una fiera annuale redditizia124. I Pauliciani, guidati da Chrysocheir, attaccarono la città negli anni Sessanta del IX secolo125. I turchi selgiuchidi la presero nel 1090, e un esercito bizantino guidato da Giovanni Ducas la riconquistò nel 1096/9721. Gli eserciti della Seconda Crociata vi si accamparono e combatterono i selgiuchidi nelle vicinanze nel dicembre 1147126. Dopo che la Quarta Crociata prese Costantinopoli nel 1204, Efeso appartenne dal 1206 all’impero lascarita di Nicea e divenne un centro di studi127.

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Le mura merlate e un'alta torre del castello di Ayasuluk contro un cielo azzurro
Fig. 12 Le mura del castello dominano ancora oggi il profilo di Selçuk dall'alto della collina.

Aydınidi, Timur e gli Ottomani

Il 24 ottobre 1304 la città si arrese alle forze turche di Sasa Bey, alleate con la famiglia aydinide, e gran parte della popolazione cristiana fu espulsa, uccisa o resa schiava10. Sotto il beilicato aydinide, Ayasuluk divenne una capitale e un importante porto commerciale, in rapporti con Venezia e Genova128.

Il suo edificio più bello di quegli anni, uno dei diversi monumenti medievali nei dintorni di Efeso, si trova ancora oggi ai piedi del castello. L’iscrizione della moschea di İsa Bey la data al marzo 1375; fu costruita per il governante aydinide İsa Bey, e il suo architetto fu Ali ibn Mushaimish di Damasco22. İsa Bey regnò fino al 1390 circa, quando il sultano ottomano Bayezid I conquistò i territori aydinidi129. Dopo aver sconfitto gli Ottomani ad Ankara nel 1402, Timur restaurò i principi aydinidi, e Ayasuluk subì l’invasione130. Gli Ottomani tornarono per restarvi sotto Murad II, che pose fine al governo dell’ultimo principe aydinide, İzmiroğlu Cüneyd, nel 1425; alcune fonti indicano il 142623.

Entro il XV secolo l’antica città bassa era abbandonata131.

La moschea di İsa Bey vista dalla collina di Ayasuluk, con la pianura oltre
Fig. 13 Costruita nel 1375, riprende un impianto a corte insolito per l'architettura beylik del tempo.

Viaggiatori e archeologi

I visitatori continuarono ad arrivare alle rovine. Ciriaco d’Ancona, l’antiquario italiano, venne nel XV secolo, e il viaggiatore ottomano Evliya Çelebi descrisse Ayasuluk a metà del XVII132.

L’archeologia moderna cominciò con la ricerca del tempio perduto. Nel 1863 l’ingegnere ferroviario britannico John Turtle Wood iniziò a cercare l’Artemision per conto del British Museum, scoprendo lungo il percorso parti del teatro e altri edifici133. L’indizio arrivò nel 1866, da un’iscrizione nel teatro: descriveva statuette portate in processione dal tempio attraverso la Porta di Magnesia, così Wood cercò la strada che usciva da quella porta e la seguì134. Raggiunse i resti del tempio il 31 dicembre 1869, a circa 6 m di profondità135.

Arrivarono poi gli austriaci. Otto Benndorf dell’Università di Vienna propose uno scavo nel 1893, gli scavi iniziarono nel 1895, e nel 1898 fondò l’Istituto archeologico austriaco11. I reperti delle prime campagne andarono a Vienna fino al 1906; le esportazioni finirono con la legge ottomana sulle antichità del 1906/07136. I lavori si fermarono per più di un decennio con la Prima guerra mondiale, ripresero nel 1926 sui complessi termali e sui monumenti cristiani, si interruppero di nuovo nella Seconda guerra mondiale, e ricominciarono nel 1956, dopo una pausa di diciannove anni, con campagne annuali sotto Franz Miltner. Miltner era diventato direttore due anni prima, nel 1954, e guidò lo scavo fino alla morte, nel luglio 1959; i due anni vengono talvolta riportati come un contrasto, e sono semplicemente due cose diverse137.

Alcuni dei risultati più visibili arrivarono ancora più tardi. La facciata della biblioteca di Celso fu ricostruita con i propri blocchi caduti tra il 1970 e il 1978138, e la Casa Terrazzo 2 ricevette il tetto di protezione nel 1999/2000139. Il lavoro non è mai stato immune dalla politica: la Turchia bloccò lo scavo austriaco nel 2016 e ne permise la ripresa nel 2018140.

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Fotografia in bianco e nero del podio della biblioteca di Celso con blocchi del frontone caduti, prima della ricostruzione
Fig. 14 Fotografia storica: i blocchi della facciata giacciono ancora a terra, prima della campagna di ricostruzione del 1970-78.

Efeso oggi

Selçuk, la città accanto alle rovine che oggi si visita, divenne un distretto della provincia di İzmir nel 1957, il 19 giugno secondo l’unica fonte disponibile141. Nel 2015 l’UNESCO ha inserito Efeso nella Lista del patrimonio mondiale12, come bene composto da quattro parti: il tumulo di Çukuriçi, la città antica, la casa di Maria e la collina di Ayasuluk con l’Artemision e quanto resta della città medievale142. Le motivazioni date dall’UNESCO seguono la storia raccontata sopra: i monumenti della città romana, un paesaggio modellato dalla costa mutevole, e tradizioni religiose che vanno dalla dea madre anatolica al cristianesimo143.

Nel 2025 le rovine hanno attirato più visitatori di qualsiasi altro museo o sito archeologico in Turchia144. Il conteggio del ministero per quell’anno: 2.550.458145 (controllato il ).

via dei Cureti che sale tra colonne rialzate e blocchi scolpiti, sotto un cielo azzurro intenso
Fig. 15 Il nome ricorda i Cureti, il collegio sacerdotale legato al culto del focolare sacro della città. Fotografia d'archivio (1992).

Date che si trovano spesso sbagliate

I racconti divulgativi su Efeso ripetono alcune date e cifre che le fonti non sostengono. Le principali, per quanto riguarda la sua storia:

  • Lisimaco rifondò la città negli anni Novanta o Ottanta del III secolo a.C. Non tenne Efeso saldamente prima di allora, quindi la data «circa 320 a.C.», che si legge in alcune storie divulgative, non può essere corretta, anche se nessuna fonte fissa l’anno e le cifre proposte vanno dal 296 al 281 a.C.7
  • Il teatro fu iniziato molto dopo Lisimaco. Gli scavatori collocano il suo inizio nel II secolo a.C. e datano, per iscrizione, la facciata scenica in marmo all’85 d.C.146
  • Circa 20.000 è la cifra data dagli scavatori per il teatro. I 24.000 e i 25.000 che si trovano in molti libri vengono da fonti più vecchie e ufficiali147
  • 250.000 è il limite superiore di una vecchia stima, non un conteggio. I modelli recenti per l’Efeso romana sono molto più bassi96
  • Il concilio del 431 è contato come il terzo concilio ecumenico. Alcuni siti turistici lo definiscono il quarto111
  • I reperti smisero di andare a Vienna nel 1906, non nel 1923. La data più tarda è un errore diffuso da una nota sintesi online148
  • La moschea di İsa Bey è opera aydinide del 1375. Definirla selgiuchide la colloca nella dinastia sbagliata22

I monumenti hanno una propria raccolta di errori, riuniti in cosa sbagliano le guide su Efeso.

La cavea e l'orchestra del Grande Teatro, con vista lungo via del Porto verso la pianura
Fig. 16 Lo sguardo dalla cavea segue ancora il tracciato di via del Porto, verso la pianura che fu porto. Fotografia d'archivio (2013).
Nomi e termini di questa pagina (26)

Strabone

Geografo greco, attivo sotto Augusto o Tiberio, e la fonte antica più citata su questo sito. Definì Efeso il più grande centro commerciale dell’Asia al di qua del Tauro, ed è il suo racconto a fornire gli spostamenti precedenti della città: giù dal fianco del monte al tempo di Creso, e dentro le nuove mura di Lisimaco.

Pausania

Viaggiatore greco, forse nato in Lidia intorno al 125 d.C., autore della Descrizione della Grecia in dieci libri, scritta tra circa il 155 e il 180. È usato qui per ciò che racconta di Efeso da lontano: la tomba del fondatore ancora visibile sulla strada dall’Artemision, e la sua spiegazione della fama della dea.

Winfried Elliger

Filologo classico tedesco (1930-2019), specialista di greco, che insegnò a Tubinga. Il suo Ephesos: Geschichte einer antiken Weltstadt (1985) racconta la città dalle origini al periodo turco, ed è il libro a cui questo sito attinge più spesso di ogni altro. Fu filologo, non uno scavatore.

Peter Scherrer

Archeologo classico austriaco (nato nel 1958), professore a Graz. Si unì allo scavo austriaco di Efeso nel 1987 e alla sua direzione nel 1993. Il suo racconto della città dal periodo romano alla tarda antichità (1995), e il suo studio successivo sullo spostamento della linea di costa, sono usati qui per datazioni e topografia.

Erodoto

Storico greco del V secolo a.C., che scrisse delle guerre tra greci e persiani una o due generazioni dopo che erano avvenute. È la fonte più ampia sull’attacco di Creso a Efeso, sulla corda tesa dal tempio di Artemide alle mura cittadine, e sulla battuta di Ciro sulle piazze di mercato greche.

Guy MacLean Rogers

Storico e classicista americano, professore di storia e studi classici al Wellesley College. Lavora sulle iscrizioni efesine: The Sacred Identity of Ephesos (1991) legge la processione di Salutaris, e The Mysteries of Artemis of Ephesos (2012) segue il culto lungo cinque secoli. Citato qui su rituale civico, agorà e pianta stradale.

Panayırdağ

Una delle due colline che racchiudono la città antica, quella che gli autori antichi chiamavano monte Pion. Lisimaco tracciò la nuova Efeso nella valle fra questa e il Bülbüldağ. Ai suoi piedi sorge lo stadio, e sul versante orientale si apre la grotta dei Sette Dormienti.

Bülbüldağ

L’altra collina sopra la città antica, chiamata nell’antichità Preon o Lepre Akte, e la più alta delle due: circa 358 m secondo la cifra di Elliger. Le mura di Lisimaco ne percorrevano la cresta per oltre 4 km, e le case a terrazzo salgono lungo il pendio inferiore, sopra la via dei Cureti.

Dieter Knibbe

Storico dell’antichità ed epigrafista austriaco (1934-2015). Dal 1960 registrò le iscrizioni di Efeso per lo scavo austriaco e lo consigliò su questioni storiche; dal 1990 al 2000 diresse l’indagine sulla via processionale verso l’Artemision. Citato qui sul racconto dell’inondazione di Lisimaco e sul culto del Pritaneo.

gerusia

Un consiglio di anziani: in una città greca, un senato. A Efeso era un organo permanente con un proprio consiglio interno: un decreto della Gerusia, inciso secoli più tardi, ricordava ancora come Lisimaco avesse regolato i misteri, i sacrifici e quel consiglio alla rifondazione della città.

Stefan Karwiese

Archeologo classico e numismatico austriaco (1941-2023), che insegnò numismatica antica a Vienna. Fu vicedirettore dello scavo di Efeso dal 1980 al 1986 e direttore dal 1993 al 1998. Citato qui sulla data del Grande Teatro e su come si incendiò il tempio di Artemide.

Steven Friesen

Studioso di storia delle religioni alla University of Texas at Austin, che lavora sul culto imperiale e le prime chiese d’Asia. Il suo Twice Neokoros (1993) studia il tempio flavio di Efeso, ed è il suo computo dei consoli a rendere Tiberio Giulio Celso Polemeano il primo proveniente da una provincia orientale.

Fredrick Long

Studioso del Nuovo Testamento, professore di Nuovo Testamento e direttore dell’insegnamento del greco all’Asbury Theological Seminary, in Kentucky, che scrive sulle lettere di Paolo e sulle città che ne fanno da sfondo. Data al 29 a.C. il momento in cui Efeso sostituì Pergamo come sede del governatore d’Asia, mentre Winfried Elliger lo colloca più genericamente sotto Augusto.

neocoro

Custode del tempio: il titolo che una città otteneva quando diventava guardiana ufficiale di un tempio del culto imperiale. Efeso lo ottenne per la prima volta con il Tempio dei Sebastoi nell’89/90 d.C., fu due volte neocora sotto Adriano, tre dal 211, e per un breve periodo quattro volte sotto Elagabalo.

Alice Landskron

Archeologa classica austriaca specializzata in scultura romana, con un dottorato a Vienna e un’abilitazione a Graz, dove insegna. Il suo studio sul cosiddetto Monumento dei Parti (2008) lo legge come un monumento agli imperatori antonini, legato all’accordo di successione del 138 d.C. piuttosto che a una guerra.

Rick Strelan

Studioso australiano del Nuovo Testamento, professore associato onorario all’Università del Queensland. Paul, Artemis, and the Jews in Ephesus (1996) colloca il soggiorno di Paolo nel contesto dei culti cittadini e della comunità ebraica, e sostiene che la sua missione fu più piccola di quanto suggeriscano gli Atti. Citato qui su Artemide e sulla rivolta degli Atti 19.

Walter Scheidel

Storico del mondo antico, Dickason Professor in the Humanities e professore di studi classici e storia a Stanford, che lavora su popolazione ed economia romana. La classifica usata da questo sito è la sua: nel II secolo d.C. Efeso era tra le cinque città più grandi del mondo greco-romano, con Roma, Alessandria, Antiochia e Cartagine.

Giordane

Storico goto che scrisse in latino nel VI secolo, la cui Getica condensa una storia perduta dei Goti di Cassiodoro. Indica in Respa, Veduc e Thuruar i capi della razzia che incendiò il tempio di Artemide; gli studiosi moderni la collocano nel 262/263 o nel 267/268.

Sabine Ladstätter

Archeologa austriaca (1968-2024) che diresse lo scavo di Efeso, prima donna a farlo, e guidò l’Istituto Archeologico Austriaco dal 2009. Lavorò sulla ceramica romana e bizantina e sulle case a terrazzo. La sua guida alla Casa Terrazzo 2 (2013) e il volume tardoantico curato con Paul Magdalino (2019) sono usati in tutto il sito.

L. Michael White

Storico del primo cristianesimo, professore emerito alla University of Texas at Austin e fondatore del suo Institute for the Study of Antiquity and Christian Origins. Legge l’affermazione del segretario cittadino negli Atti, che Efeso fosse custode del tempio di Artemide, come la città più tarda di Luca proiettata all’indietro sulla visita di Paolo.

Cirillo di Alessandria

Vescovo di Alessandria, che aprì il concilio di Efeso il 22 giugno 431 senza attendere Giovanni di Antiochia e i suoi vescovi. Il concilio depose Nestorio quello stesso giorno; l’assemblea rivale di Giovanni, cinque giorni dopo, depose a sua volta Cirillo. Il contrasto fu ricomposto dalla Formula di Riunione del 433.

Nestorio

Arcivescovo di Costantinopoli, deposto dal concilio di Efeso nel 431. Era disposto a chiamare Maria madre di Cristo, ma non Theotokos, colei che genera Dio; il concilio confermò contro di lui quel titolo. Centonovantotto vescovi firmarono la sua deposizione il primo giorno dell’assemblea.

Eutiche

Anziano monaco e superiore di un monastero di Costantinopoli, condannato nel 448 per aver insegnato che Cristo aveva una sola natura dopo l’incarnazione. Il secondo concilio di Efeso lo riabilitò nell’agosto 449; il concilio di Calcedonia lo condannò di nuovo due anni dopo.

Papa Leone I

Vescovo di Roma dal 440 al 461. Al secondo concilio di Efeso del 449, che riabilitò Eutiche, ai suoi legati non fu permesso di leggere ad alta voce la sua lettera; Leone bollò poi l’assemblea come un latrocinium, puro banditismo, da cui il nome rimasto di «sinodo dei ladri». Calcedonia lo annullò due anni dopo.

Paul Magdalino

Bizantinista, professore emerito di storia bizantina all’Università di St Andrews, che studia la società e la cultura dell’impero dal VI al XIII secolo. Con Sabine Ladstätter ha curato Ephesos from Late Antiquity until the Middle Ages (2019), il volume che questo sito segue per i secoli bizantino e turco.

Angelica Degasperi

Archeologa il cui studio del 2013 catalogò la scultura architettonica della chiesa di Maria di epoca paleocristiana e bizantina, pubblicato nella collana supplementare dell’Istituto Archeologico Austriaco. Il suo lavoro mostra sepolture proseguite attorno alla chiesa fino al XIV secolo, quando i reperti del resto del sito si sono ormai esauriti.

Fonti (204)

Ogni fonte è elencata una sola volta. I numeri rimandano alle affermazioni che sostiene; le date indicano quando la fonte è stata controllata.