L’edificio che la maggior parte dei visitatori conosce come Odeon sorge accanto all’agorà civile, e per oltre un secolo fu letto come un teatro, finché lo studio di Bier non ne confermò l’identità reale di Bouleuterion, la sede del consiglio cittadino1. Quell’identificazione ha avuto una storia fatta di dubbi e correzioni, e lo stesso vale, più di recente, per la data dell’edificio, il numero dei suoi posti e persino il nome da usare, perché a Efeso esiste un secondo odeon, del tutto distinto, dentro l’Artemision, individuato solo nel 2011.

Segnalato come Odeon, in realtà il municipio

La corretta identificazione funzionale fu fissata solo dallo studio di Alzinger del 1975 sul quartiere di governo, oltre un secolo dopo il primo scavo di Wood qui, nel 18641. Il dibattito ebbe una propria sequenza di studiosi. Eichler fu il primo a dubitare, nel 1965-66, della vecchia lettura come teatro: il palco gli sembrava troppo poco profondo per la recitazione. Fossel risolse la questione nel 1967 a favore del Bouleuterion: il presunto corridoio di retropalco altro non era che un canale per l’acqua piovana, il palco era troppo stretto per una rappresentazione, le colonne della facciata non erano ammorsate alla struttura, e l’intera pianta trovava riscontro nei bouleuteria ellenistici di Mileto e Priene. Meinel propose poi, nel 1982, che l’edificio fosse nato come Bouleuterion e fosse stato rimaneggiato solo in seguito in un odeion musicale sotto Vedio, in vista delle feste Hadrianeia2. Una teoria separata di Alzinger, secondo cui un bouleuterion ellenistico ancora più antico sarebbe sorto nello stesso punto, è giudicata da Bier non dimostrata: sotto l’edificio romano non sopravvive alcun elemento tipico di un teatro, e non è nemmeno certo che questo fosse davvero il centro civico in età ellenistica3.

L'Odeon che si eleva sopra il colonnato della basilica dell'agorà civile
Fig. 1 Le gradinate dell'Odeon dominano il lato nord dell'agorà civile, oltre il colonnato della basilica.

Quando fu costruito?

Guide ed enciclopedie datano da tempo la costruzione al 150 d.C. circa, attribuendola a Publio Vedio Antonino. Uno studio architettonico ed epigrafico dedicato di Lionel Bier, iniziato nel 1997 e pubblicato postumo nel 2011, dopo la morte dell’autore a lavoro sui disegni ancora in corso, mostra che la sequenza reale fu diversa4. Bier dimostra che un Bouleuterion sorgeva già sul posto, di origine post-augustea, ed era di certo in piedi entro il 128-129 d.C.: una lettera adrianea di quella data è incisa direttamente sul muro originario dell’edificio, coperta solo più tardi dal rivestimento marmoreo voluto da Vedio. L’intervento di Vedio, databile con precisione al 145-161 d.C. circa grazie a tre lettere di Antonino Pio, fu dunque, come lo studioso dimostra, un rinnovo della facciata scenica, non la costruzione originaria dell’edificio5. Una terza fonte, Groh, propone invece una data in contrasto, l’11 a.C. circa, e una pianta più piccola, 32 per 45 metri; a fronte dello studio dettagliato di Bier, che parla di un diametro di 47 metri, quella cifra appare la più debole delle due e viene qui trattata come l’eccezione5.

I posti: una disputa risolta

Cifre di 1.400 o 1.500 posti circolano da anni, e talvolta è stata avanzata anche una stima più bassa, intorno a 300. Lo studio dedicato di Bier ne conta invece oltre 1.600: 15 file in cinque cunei nella cavea inferiore, 10 file in dieci settori in quella superiore, dentro un muro di contenimento di circa 47 metri di diametro67. Questo probabilmente risolve anche la cifra di 300 posti, che era con ogni probabilità il conteggio di un solo ordine di gradinate, non il totale reale dell’edificio. Lo stesso muro di contenimento fu costruito senza malta né grappe metalliche, una scelta che, nota Bier, finì col farlo collassare7. Nonostante muri alti circa 17 metri e altri 3-4 metri di tetto, l’edificio restava in gran parte nascosto dall’agorà grazie alla propria Stoa Basilicale, più bassa: visibile dalle colline circostanti come una distesa di tetto, ma con le sue vere dimensioni impossibili da indovinare dalla piazza stessa, osserva Bier8. Quel tetto, calcola Bier, copriva una luce di circa 28 metri al centro e 21 ai lati, con una pendenza modesta, sotto il 20 % circa, rivestito in tegole e probabilmente lasciato a vista nelle travature: una campata paragonabile al tronco da 120 piedi esibito da Tiberio secondo Plinio, e al diribitorio di Agrippa che Cassio Dione descrive come privo di tetto9.

Porte cerimoniali laterali collegavano un tempo l’edificio, simbolicamente, al vicino complesso bagni-ginnasio e al Pritaneo; furono murate in seguito, una volta esaurito quel legame, e la porta orientale forse non fu mai portata a termine, registra Bier10.

Le file inferiori curve dei sedili in marmo dell'Odeon
Fig. 2 Le prime file erano riservate ai membri del consiglio cittadino durante le sedute.

Perché un municipio aveva bisogno di statue di Muse

La boulé efesina, il consiglio cittadino, contava 450 membri, per lo più di famiglie influenti, riuniti sotto un boularchos per decidere di finanze, edilizia pubblica, elezioni e controllo legale; come altri bouleuteria di età alto-imperiale, l’edificio fungeva anche da sala per conferenze e spettacoli, oltre che da sede del consiglio, nota Bier11. Vedio Papiano, come agonoteta dei giochi Hadrianeia fondati dal padre nel 123-124 d.C., voleva un luogo adatto a ospitarli, e le statue delle Muse trovate sul posto, fra cui Tersicore, Erato e Melpomene, sostengono questa spiegazione, secondo Bier12.

La facciata scenica di età vedia funzionava essa stessa come una sorta di galleria di ritratti datata e autodocumentata: tre lettere di Antonino Pio, databili con precisione al 145, al 149-150 e al 150 d.C., un’iscrizione onoraria di Adriano di circa il 135 d.C., e una base di statua di Lucio Vero anteriore al 161 d.C., oggi al British Museum, secondo Bier13. Una delle lettere di Antonino Pio era essa stessa un rimprovero pubblico agli Efesini per come avevano accolto i benefici di Vedio: una prova epigrafica diretta del risentimento aristocratico per la sua ricchezza e la sua influenza14. Le identificazioni delle statue sulla facciata restano davvero controverse: una base di statua di Faustina viene letta da studiosi diversi come Domizia o come Annia Galeria, senza che si sia raggiunto un consenso, e lo stesso Bier lesse dapprima la coppia ai lati di Antonino Pio come Vedio e Papiane, per poi correggersi, nello stesso saggio del 2002, in Adriano e Sabina15. Una croce scolpita su un architrave qui non prova un uso cristiano dell’edificio: rappresenta, suggerisce Bier, la consueta «neutralizzazione» dei monumenti pagani diffusa in tutta l’Asia romana, un fraintendimento diffuso trattato anche nella pagina Cosa sbagliano le guide su Efeso16.

Una storia di scavi tutta sua

Il resoconto di Pococke del 1745 è la più antica descrizione moderna dell’edificio, e comprende il primo schizzo noto della città. Wood iniziò a scavare qui il 15 marzo 1864, dirottato dal Grande Teatro; lo scavo scientifico vero e proprio cominciò solo nel 1908, spinto da un capitello a testa di toro che lo stesso Wood aveva trovato decenni prima, e la pianta diagrammatica disegnata nel 1909 da Heberdey e Wilberg rimase l’unica base per ogni teoria sull’edificio per il resto del secolo17.

Le scoperte di Wood arrivano con documentazione ingarbugliata. La sua statua di Musa, chiamata Euterpe nelle sue lettere ma Erato nel libro pubblicato, benché sia probabilmente Tersicore, dato che Erato non è mai raffigurata con una lira, affondò con la nave che la portava verso il British Museum, fu recuperata danneggiata e restò non identificata nel museo di Ermoupoli, a Syros, per circa 150 anni, prima che la ricerca moderna la collocasse18. La testa mancante di una statua di Lucio Vero nei panni di Marte ha quattro destini in contrasto fra loro nei resoconti dello stesso Wood: un naufragio a bordo della Cornish Lass nel suo libro pubblicato nel 1877, un furto dal sito di scavo oppure un’offerta di 20 lire a Smirne nelle sue lettere private a Newton, e una quarta versione, da una fonte del 1900, che la colloca in un museo di Smirne. Wood identificò inoltre la stessa statua come Commodo nella maggior parte delle sue lettere, correggendosi in Lucio Vero solo nel 18771920.

L'Odeon visto dall'altro lato dell'agorà civile, con un albero isolato in primo piano
Fig. 3 L'Odeon si affaccia sul lato settentrionale dell'agorà civile.

Un secondo odeon, distinto, dentro l’Artemision

Esiste un altro edificio di tipo odeon a Efeso, del tutto distinto da questo, dentro il recinto stesso dell’Artemision: individuato solo grazie a scavi condotti a partire dal 2009, dopo essere stato in precedenza letto semplicemente come una tribuna d’onore. Una trincea aperta nel 2009 contro la sua facciata occidentale restituì, nel terreno di riporto, un orologio da tasca databile fra il 1860 e il 1880: prova che quella trincea aveva riaperto un terreno già smosso dalla ricerca ottocentesca dello stesso Wood, che però non scrisse mai nulla su questo edificio in particolare, secondo Zabrana21. Va tenuto ben distinto dal Bouleuterion dell’agorà civile descritto sopra, e i due non andrebbero mai confusi in un’unica descrizione, avverte Zabrana22. Il rapporto di Zabrana stabilisce che l’odeon dell’Artemision misura circa 40 per 24 metri, con nove ambienti sotterranei a volta a botte e posti per circa 1.000 persone su 14 file in quattro cunei, raggiungibili da cinque scalinate; il pavimento era un opus sectile in marmi giunti da lontano quanto Taso e Docimio23. Fu costruito nella seconda metà del I secolo d.C., ricostruito fra la metà del II e l’inizio del III secolo con l’aggiunta di una latrina, e bruciò nel V o VI secolo, pur con un uso residuo proseguito in seguito, secondo la ricostruzione di Zabrana24. Zabrana osserva che serviva per la pratica musicale e per gare legate al culto di Artemide, in parallelo con il teatro di Sparta; le iscrizioni registrano vittorie, in giochi in onore di Artemide Efesia, di un attore, di un retore e di un poeta di encomi25. Un ritrovamento tardo di armi, punte di freccia, punte di lancia e un’arma da fuoco, proviene dai suoi strati tardo-bizantini, probabilmente legato all’attacco di Tamerlano nei primi anni del Quattrocento oppure alla conquista ottomana del 1424, nota ancora Zabrana26.

L’edificio dell’agorà civile si inserisce fra gli altri monumenti civici tracciati su la città antica, a poca distanza dal Pritaneo a cui era legato cerimonialmente, e a due passi dall’agorà commerciale, dall’altro lato del viale di marmo.

Nomi e termini di questa pagina (9)

Lionel Bier

Storico dell’architettura che avviò nel 1997 lo studio ravvicinato della sala del consiglio accanto all’agorà civile, e morì prima di completare disegni e manoscritto. I colleghi del progetto di Efeso portarono a termine il lavoro e lo pubblicarono nel 2011: è quel volume ad aver stabilito la sequenza dell’edificio.

Wilhelm Alzinger

Archeologo classico austriaco (1928-1998) dell’Istituto Archeologico Austriaco, poi professore a Vienna, studioso dell’architettura augustea di Efeso. Il suo studio sul quartiere di governo, pubblicato nel 1975, stabilì che l’edificio segnalato come Odeon è in realtà la sala del consiglio della città.

Stefan Groh

Archeologo classico e provinciale romano austriaco (nato nel 1964), all’Istituto Archeologico Austriaco dal 1996 e suo vicedirettore dal 2009 al 2020. I suoi rilievi sulla griglia stradale efesina e sul quartiere portuale, pubblicati nell’annuario dell’istituto, sono citati qui su stadio, porte del porto e stratigrafia dell’agorà.

Dione Cassio

Senatore romano della Bitinia, nato verso il 163 d.C. e vivo ancora dopo il 229, autore di una storia di Roma in greco in ottanta libri. Serve qui da confronto di scala: il suo resoconto del diribitorio scoperto di Agrippa a Roma è una delle poche misure con cui giudicare il tetto ligneo della sala del consiglio di Efeso.

Rudolf Heberdey

Filologo classico ed epigrafista austriaco (1864-1936), poi professore a Innsbruck e Graz, che diresse lo scavo austriaco a Efeso dal 1898 al 1913. Sotto la sua direzione fu liberata la biblioteca di Celso, nelle campagne autunnali del 1903 e del 1904, e curò l’edizione delle iscrizioni riportate alla luce.

Wilhelm Wilberg

Architetto (1872-1956), tedesco di nascita e austriaco dal 1908, che fu lo specialista edilizio residente degli istituti archeologici di Atene e Vienna. A Efeso studiò la facciata crollata della biblioteca di Celso e pubblicò nel 1908 il disegno ricostruttivo su cui si basò il rimontaggio del 1970-78 oggi in piedi.

Charles Newton

Archeologo inglese (1816-1894) che scavò il Mausoleo di Alicarnasso e fu il primo Keeper of Greek and Roman Antiquities al British Museum, dal 1861 al 1885. Fu il suo giudizio che nuovi ritrovamenti fossero improbabili a porre fine, nel 1874, al finanziamento del museo per John Turtle Wood.

Lilli Zabrana

Archeologa dell’architettura dell’Istituto Archeologico Austriaco. Dal 2009 ha dimostrato che la struttura a sud-ovest del tempio di Artemide, a lungo descritta come tribuna o gradinata, è in realtà un piccolo odeon a sé stante, pubblicato nel 2018 – per questo il sito lo tiene distinto dalla sala del consiglio.

opus sectile

Un pavimento o una parete composti da pezzi di pietra o vetro sagomati singolarmente e incastrati insieme, ciascuno elemento del disegno, a differenza del mosaico, che riempie il motivo con piccoli tasselli uniformi. L’odeon dentro l’Artemision aveva un pavimento in opus sectile, con marmi giunti da Taso e Docimio.

Fonti (21)

Ogni fonte è elencata una sola volta. I numeri rimandano alle affermazioni che sostiene; le date indicano quando la fonte è stata controllata.

  • Bier 2011, 11 1, 4, 17 · controllato il 18 settembre 2026
  • Bier 2011, 28 2, 3 · controllato il 18 settembre 2026
  • Bier 2011, 81 5 · controllato il 18 settembre 2026
  • Bier 2011, 48 6 · controllato il 18 settembre 2026
  • Bier 2011, 31 7 · controllato il 18 settembre 2026
  • Bier 2011, 56 8 · controllato il 18 settembre 2026
  • Bier 2011, 54 9 · controllato il 18 settembre 2026
  • Bier 2011, 53 10 · controllato il 18 settembre 2026
  • Bier 2011, 98 11, 13 · controllato il 18 settembre 2026
  • Bier 2011, 218 12 · controllato il 18 settembre 2026
  • Bier 2011, 100 14, 19 · controllato il 18 settembre 2026
  • Bier 2011, 103 15 · controllato il 18 settembre 2026
  • Bier 2011, 107 16 · controllato il 18 settembre 2026
  • Aurenhammer 1990, 75 18, 20 · controllato il 18 settembre 2026
  • Bier 2011, 99 18 · controllato il 18 settembre 2026
  • Bier 2011, 101 20 · controllato il 18 settembre 2026
  • Zabrana 2018, 237 21, 25 · controllato il 18 settembre 2026
  • Zabrana 2018, 216 22 · controllato il 18 settembre 2026
  • Zabrana 2018, 234 23 · controllato il 18 settembre 2026
  • Zabrana 2018, 236 24 · controllato il 18 settembre 2026
  • Zabrana 2018, 235 26 · controllato il 18 settembre 2026