Il Grande Teatro si trova dove il viale di marmo scende dalla piazza ai piedi della via dei Cureti1, mentre la colonnata di via del Porto parte verso ovest, in direzione dell’antico porto2. In epoca romana la cavea crebbe fino a un diametro di quasi 150 m3. È il teatro degli Atti 19, dove la folla si riversò per gridare in favore di Artemide4, e fu qui che l’uomo che avrebbe poi ritrovato il tempio di Artemide raccolse l’indizio che lo portò a scoprirlo5.

I numeri degli scavatori si allontanano da quelli più diffusi. Nella loro lettura i lavori iniziarono nel II secolo a.C. e non sotto Lisimaco6, e il teatro conteneva circa 20.000 spettatori, non 25.0007.

Quando fu costruito il Grande Teatro?

Secondo la datazione degli scavatori austriaci, i lavori iniziarono nel secondo quarto del II secolo a.C.6. È più di un secolo dopo che Lisimaco rifondò la città nel sito attuale12, eppure molte guide continuano ad attribuirgli la costruzione. I resoconti divulgativi indicano una data attorno al 300-290 a.C., che la pubblicazione finale degli scavatori non conferma6.

La cifra non è unanime nemmeno tra gli specialisti. Stefan Karwiese collocherebbe il teatro vero e proprio solo a partire dal 100 a.C. circa, indicando in una casa con fontana all’angolo nord-occidentale dell’edificio scenico la prima prova concreta di costruzione6. Una piccola fontana nello stesso angolo è stata datata separatamente, su base stilistica, al 280 a.C. circa – nel pieno della vita di Lisimaco – ma si tratta di un edificio secondario, non della cavea, e il suo contesto di rinvenimento originale fu alterato da un restauro precedente: non riapre quindi la questione di chi abbia dato inizio al teatro6.

Ciò che si vede oggi è per lo più romano. Le gradinate furono ampliate più volte, un processo che iniziò nel I secolo d.C. e proseguì fino alla prima metà del II3. L’edificio scenico marmoreo a tre piani, la scaenae frons che chiudeva la vista dietro gli attori, porta sull’architrave del piano inferiore un’iscrizione edilizia che lo data all’85 d.C., sotto i Flavi. Gli scavatori considerano questo intervento flavio il più profondo di tutti8. Una cronologia più vecchia, ancora comune nelle guide, distribuiva la costruzione dell’edificio scenico fra Claudio, Nerone e Traiano; la pubblicazione del 2017 la sostituisce8.

Nel corso della sua storia gli scavatori distinguono otto fasi costruttive o d’uso, dall’età ellenistica a quella bizantina9. La cavea stessa fu studiata tra il 2003 e il 2011, e la ricerca è stata pubblicata, ad accesso libero, nel 202213.

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Le fondamenta in rovina dell'edificio scenico del Grande Teatro, viste dall'alto
Fig. 1 Ciò che resta della scaenae frons, la facciata monumentale alle spalle del palcoscenico.

Posti e dimensioni

Gli scavatori collocano il teatro romano, dopo l’ampliamento, a circa 20.000 posti7. Le autorità turche e molte altre fonti parlano di circa 24.000, buona parte delle guide dice 25.000, e la stessa pagina dell’istituto austriaco offriva un tempo un intervallo fra 21.000 e 25.0007.

Questa pagina segue la cifra più bassa perché è quella che emerge dallo studio completo dell’edificio. Ciò non rende il teatro piccolo: gli scavatori lo contano fra i più grandi spazi teatrali dell’Asia Minore romana3. I numeri gonfiati sono uno degli errori smontati in cosa sbagliano le guide.

Vista dalle gradinate alte del Grande Teatro verso l'orchestra e la valle
Fig. 2 Dai gradini più alti lo sguardo spazia sull'intera valle un tempo percorsa da via del Porto.

San Paolo predicò nel teatro?

Gli Atti non lo dicono. Nel racconto, Paolo non entra mai14. La vicenda di Atti 19,23-41 comincia nelle botteghe: Demetrio, che di mestiere fabbricava tempietti d’argento della dea, mette gli altri artigiani contro la predicazione di Paolo11. Gaio e Aristarco, due dei suoi compagni di viaggio, vengono afferrati e travolti nel teatro mentre la folla si accalca14. Paolo vuole entrare per raggiungerli, ma i discepoli non glielo permettono, e anche alcuni asiarchi suoi amici lo trattengono14.

Nella confusione, la comunità ebraica della città spinge avanti un uomo di nome Alessandro perché chiarisca la propria posizione, ma la folla lo zittisce non appena si accorge che è ebreo (Atti 19,33-34)15. Per circa due ore la folla continua a gridare «Grande è Artemide degli Efesini!» (Atti 19,34), finché il segretario della città non la calma avvertendo che la città rischia un’accusa di sommossa16. Le versioni inglesi più antiche, come la King James e la Douay, chiamano la dea Diana11.

Il teatro degli Atti è identificato con questo, le cui rovine sono visibili ancora oggi4. Alcuni dettagli del racconto si adattano a Efeso indipendentemente dal testo: il teatro come luogo delle assemblee popolari, e un’iscrizione che attesta una corporazione di argentieri. Nessun tempietto d’argento del tipo fabbricato da Demetrio è mai stato ritrovato16. Quanto il racconto rifletta fatti reali è questione per gli studi neotestamentari, e qui si riporta soltanto ciò che dice il testo14. La rivolta è un episodio della storia più ampia di san Paolo a Efeso.

Pittura murale di san Paolo, con l'iscrizione ΠΑΥΛΟΣ, la mano alzata e un libro in mano, Grotta di San Paolo
Fig. 3 L'iscrizione greca ΠΑΥΛΟΣ identifica la figura dipinta come l'apostolo.

L’iscrizione che portò al tempio di Artemide

Il teatro fu scavato presto, e non per se stesso. John Turtle Wood cercava il tempio di Artemide per conto del British Museum dal 1863, e lungo la strada portò parzialmente alla luce anche il Grande Teatro17. Cominciò a scavarlo sul serio nel febbraio 18665.

Sulla parete orientale dell’ingresso meridionale del teatro trovò un lungo testo inciso nella pietra, dedicato a un benefattore romano, Gaio Vibio Salutare. I decreti citano i consoli dell’anno 104 d.C., sotto Traiano, e registrano la sua donazione: statuette d’oro e d’argento, tra cui un’Artemide fra due cerbiatti, che dovevano percorrere il tragitto fra il santuario della dea e questo edificio ogni volta che i cittadini si riunivano qui18. Il testo era enorme: Guy MacLean Rogers lo descrive alto 208-430 cm e largo 494 cm, e lo legge come un monumento pensato per essere visto, non letto: montato più in alto della testa, in scarsa luce, con la vista spesso ostruita, pochi Efesini possono averlo letto dall’inizio alla fine19. Anche il percorso era fissato: le immagini entravano dalla Porta di Magnesia, si univano a una scorta di efebi, i giovani della città in addestramento, e uscivano di nuovo dalla porta Coressiana18.

Rogers legge Salutare come se si fosse presentato di persona davanti all’assemblea dei cittadini, riunita qui nel teatro, per proporre la sua fondazione20. Fra le statuette portate in processione c’era anche un’immagine d’oro e d’argento di Lisimaco, il generale macedone che aveva rifondato la città più di tre secoli prima: prova che gli Efesini sotto Roma onoravano ancora pubblicamente il sovrano che aveva dato loro il sito attuale21. Rogers riferisce inoltre che le basi fisiche di diverse statue di Salutare furono ritrovate ancora al loro posto, nell’orchestra del teatro: conferma archeologica diretta che la cerimonia descritta nell’iscrizione avvenne davvero22. I chrysophoroi, i funzionari che portavano le immagini d’oro, avevano posti riservati in prima fila, accanto a una statua della Concordia e vicino a una della Pietà23.

Wood si rese conto che il testo era anche una mappa. Una strada che partiva dalla Porta di Magnesia doveva condurre al santuario: la cercò, la trovò nel 1867 e la seguì24. Alla vigilia di Capodanno del 1869 raggiunse finalmente il tempio17.

Altre iscrizioni sulle mura del teatro

Il testo di Salutare non fu il solo documento ufficiale inciso nella pietra del teatro. Il muro settentrionale ne portava almeno altri tre: un frammento dell’editto di Persico, dell’anno 44 d.C. circa, che regolava gli schiavi pubblici della città, incluso uno acquistato apposta per allevare i bambini dedicati ad Artemide25; un decreto che segnava l’ascesa al trono di Antonino Pio nel 138 d.C., con la promessa a ogni cittadino di un denario l’anno per cinque giorni e di giochi per il compleanno dell’imperatore25; e due copie di una lettera imperiale sui doveri del logistes, il revisore finanziario della città, che l’epigrafista Josef Keil datò, dalla forma delle lettere, allo stesso regno25. Fra i suoi due muri di contenimento, il teatro portava testi ufficiali distribuiti su quasi un secolo, dal regno di Claudio a quello di Antonino Pio.

Via del Porto e il mare scomparso

Dal teatro parte verso ovest un viale colonnato, in direzione di dove si trovava il porto. Il suo nome antico, l’Arkadianè, viene dall’imperatore Arcadio (395-408), che lo fece restaurare e ne rialzò il livello2. Le lunghezze pubblicate si raccolgono in realtà in due gruppi – circa 500 m e circa 600 m – piuttosto che in un intervallo continuo26, con una carreggiata di circa 11 m e portici di circa 5 m per lato. Iscrizioni tardoantiche mostrano che questo percorso cerimoniale, dall’Arkadianè fino alla via dei Cureti, era illuminato da lampade27.

All’estremità occidentale, tre porte monumentali si aprivano dalla banchina verso la città, e l’Arkadianè partiva da quella centrale28. Il conteggio è degli stessi scavatori, e non è del tutto definitivo: il rilievo di Groh sul quartiere portuale descrive un quarto edificio di porta, che chiudeva la stessa via alla sua estremità orientale, e una porta più antica, a tre passaggi, circa 250 m più a est, che potrebbe segnare dove si trovava il bacino portuale di età augustea prima che l’acqua si spostasse verso ovest28. Le tre porte sulla banchina sono di età traianea-adrianea; quella centrale, la porta propria di questa via, fu costruita alla fine del I secolo o all’inizio del II28.

Non resta alcuna banchina su cui stare in piedi: il porto si interrò solo gradualmente, dragato più volte fino alla fine del III secolo e ancora in uso per piccole imbarcazioni forse fino all’XI o al XII secolo – molto più tardi di quanto racconti la versione diffusa di una perdita precoce29 – e il mare da allora si è ritirato di circa 5 km, lasciando il vecchio bacino un piccolo lago paludoso. Accanto alla via, vicino al teatro, si trovano i resti solo parzialmente scavati del ginnasio del Teatro, uno dei quattro grandi complessi termali-ginnici romani della città30. Nella direzione opposta, il viale di marmo scende fino alla biblioteca di Celso, e il resto del centro romano è descritto nella guida alla città antica.

Corretto il Corretto il Corretto il

via del Porto (l'Arkadianè) vista dal teatro, che corre dritta verso il porto ormai interrato
Fig. 4 Il nome Arkadianè ricorda l'imperatore Arcadio, che la fece restaurare a fine IV secolo.

Terremoti e abbandono

Gli ultimi secoli di vita del teatro furono spesi a riparare i danni dei terremoti. I suoi ingressi più alti furono murati dopo uno di questi episodi, e attorno all’inizio del VII secolo d.C. fu abbandonato del tutto10, uno degli ultimi capitoli della più ampia storia di Efeso.

Concerti nel Grande Teatro

In epoca moderna il teatro è tornato a essere un palco, anche se sempre più di rado. Dal 2003 il Ministero della Cultura ha ridotto gli eventi ospitati per problemi strutturali31. Nel 2018 è stato chiuso a ogni concerto e spettacolo per un restauro, e ha riaperto il 24 agosto 2021 con La Traviata di Verdi, nell’ambito del 4° Festival Internazionale dell’Opera e del Balletto di Efeso, con un pubblico limitato a 2.400-2.500 persone per le norme anti-Covid32.

Nel giugno 2025 il ministero ha annullato concerti già venduti nei teatri antichi di Efeso e Bodrum. Le ragioni indicate sono i lavori di restauro e la mancanza del permesso della commissione per la tutela. La stampa e alcuni artisti hanno collegato le cancellazioni a una presunta lista nera di artisti che avevano sostenuto Ekrem İmamoğlu: un legame che resta una notizia di stampa, non un fatto accertato33.

Nel 2026 il teatro è tornato in uso: queste fotografie sono state scattate durante Zorba dell’Ankara State Opera and Ballet, il 4 luglio, nell’ambito del 9° Festival Internazionale dell’Opera e del Balletto di Efeso, in scena al Grande Teatro il 4 e il 5 luglio 202634.

Ballerini su un palco illuminato allestito nel Grande Teatro di Efeso, con le gradinate antiche gremite a sinistra e le rovine sullo sfondo illuminate di blu, durante il balletto Zorba nel 2026.
Fig. 5 Il balletto Zorba nel Grande Teatro, 4 luglio 2026. Foto: Hardy Hemmingway
La compagnia schierata sul palco del Grande Teatro di Efeso, donne in abiti chiari e uomini in camicia bianca, durante il balletto Zorba nel 2026.
Fig. 6 Zorba, 4 luglio 2026: la compagnia sul palco moderno allestito nell'orchestra. Foto: Hardy Hemmingway

Visitare il teatro oggi

Il percorso a piedi nel sito, le due porte e le eventuali chiusure in corso sono indicati nella pagina su visitare Efeso e nella mappa del sito. Chi scende da una nave a Kuşadası o a İzmir per una sola giornata farà bene a metterlo fra le prime tappe, perché è proprio da qui che parte il percorso verso il resto del centro romano. Prezzi e orari, datati e con le fonti, sono nella pagina biglietti e orari.

Visitatori nell'orchestra e sulle gradinate curve del Grande Teatro
Fig. 7 La forma a ferro di cavallo della cavea lascia intuire le dimensioni della struttura antica.
Nomi e termini di questa pagina (5)

Lisimaco

Uno dei successori di Alessandro Magno. Nei primi anni del III secolo a.C. spostò Efeso dalla pianura presso il tempio di Artemide a un nuovo sito murato tra il Panayırdağ e il Bülbüldağ, la città che oggi si visita, ribattezzandola Arsinoeia in onore della moglie. Fu ucciso a Curupedio nel 281 a.C.

Stefan Karwiese

Archeologo classico e numismatico austriaco (1941-2023), che insegnò numismatica antica a Vienna. Fu vicedirettore dello scavo di Efeso dal 1980 al 1986 e direttore dal 1993 al 1998. Citato qui sulla data del Grande Teatro e su come si incendiò il tempio di Artemide.

John Turtle Wood

Architetto inglese (1821-1890) che stava costruendo stazioni per la ferrovia Smirne–Aydın quando, nel 1863, lasciò l’incarico per cercare il tempio di Artemide con un permesso del British Museum. Ne trovò la pavimentazione il 31 dicembre 1869, scavò fino al 1874, e pubblicò Discoveries at Ephesus nel 1877.

Guy MacLean Rogers

Storico e classicista americano, professore di storia e studi classici al Wellesley College. Lavora sulle iscrizioni efesine: The Sacred Identity of Ephesos (1991) legge la processione di Salutaris, e The Mysteries of Artemis of Ephesos (2012) segue il culto lungo cinque secoli. Citato qui su rituale civico, agorà e pianta stradale.

Stefan Groh

Archeologo classico e provinciale romano austriaco (nato nel 1964), all’Istituto Archeologico Austriaco dal 1996 e suo vicedirettore dal 2009 al 2020. I suoi rilievi sulla griglia stradale efesina e sul quartiere portuale, pubblicati nell’annuario dell’istituto, sono citati qui su stadio, porte del porto e stratigrafia dell’agorà.

Fonti (78)

Ogni fonte è elencata una sola volta. I numeri rimandano alle affermazioni che sostiene; le date indicano quando la fonte è stata controllata.