La porta orientale delle mura di Efeso prende il nome dalla strada che, uscendo di lì, portava a Magnesia sul Meandro1. Quanto sia in realtà antica resta una domanda aperta. Rogers la data, insieme alle mura in cui è inserita, al III secolo a.C.2. Questo sito segue invece i resoconti di scavo del 2008-09, che collocano la costruzione intorno al 100 a.C., proprio per correggere l’idea che la porta sia coeva alle prime mura ellenistiche di Lisimaco2. Entrambe le cifre sono pubblicate; gli studi di scavo più recenti che potrebbero dirimere la questione tra l’una e l’altra non sono ancora stati verificati sulle pagine definitive, perciò questa pagina registra la disputa invece di scegliere da che parte stare.
La porta stessa
Due descrizioni indipendenti concordano sulla forma di base della porta. Sia Rogers sia il resoconto di scavo dello stesso Wood, del 1869, citato alla lettera nel volume del 2018 di Forschungen in Ephesos XII/6, descrivono tre passaggi dietro le torri laterali: uno riservato ai soli pedoni, due al traffico su ruote1. Rogers aggiunge che i passaggi erano fiancheggiati da due leoni di marmo, un dettaglio assente dal racconto di Wood3, e sostiene che la processione di Salutaris passasse più probabilmente dal varco pedonale che da uno dei due carrabili4.
Il resoconto di Wood descrive le strade d’accesso alla porta con un dettaglio fisico insolito. Della più trafficata delle due, quella verso Ayasoluk, misurò una larghezza di circa 24 piedi, solchi di carro distanti 4 piedi l’uno dall’altro e, in alcuni tratti, profondi fino a 5 pollici; la carreggiata stessa era lastricata con grandi pietre5.
Nostra traduzione
Delle due strade che si incontrano alla Porta di Magnesia, quella che punta verso Ayasolouk è senza dubbio la più importante: la sua larghezza media è di 24 piedi (7,31 m), e i solchi dei carri, distanti 4 piedi da centro a centro, sono molto più marcati che sulla strada per Magnesia; in molti punti raggiungono i 5 pollici di profondità, mentre la carreggiata è lastricata con pietre molto grandi, spesse circa 9 pollici.
William Hamilton, che qualche decennio prima aveva risalito lo stesso pendio, lasciò una propria descrizione del terreno.
Nostra traduzione
In quella direzione risalimmo il Koressos lungo un canale d’acqua ripido e assai consumato, dove scendeva l’unico ruscello che da queste colline arriva alla pianura, e dove qua e là si scorgevano tracce di un’antica strada scavata nella roccia viva, che si arrampicava serpeggiando sul fianco del colle.
Perché Salutaris scelse questa porta
Il momento in cui la porta emerge con più nitidezza dalle fonti storiche non è architettonico, ma cerimoniale. Gaius Vibius Salutaris finanziò una processione di statue che, nei giorni stabiliti del 104 d.C., entrava in città dalla Porta di Magnesia e non dalla più comoda Porta di Koressos, sul lato opposto, riferisce Rogers6. Rogers sostiene che la scelta fosse deliberata: portare la processione davanti all’agorà civile, di costruzione romana, era un modo per raccontare la città, un’affermazione implicita che la rifondazione romana di Efeso avesse preceduto quella ionica, e non il contrario6. È la testimonianza più efficace che la porta offre, e spiega un dettaglio che la pagina dedicata alla processione di Salutaris riporta senza motivarlo del tutto.
Il ginnasio orientale, accanto
Accanto alla porta sorge un grande ginnasio termale, la cui fondazione è a sua volta controversa. Rogers ne colloca la costruzione a metà degli anni 140 d.C., opera di un gruppo di benefattori che intendeva esplicitamente rivaleggiare con il ginnasio di Vedio Antonino a Koressos7, decenni prima che il sofista Flavio Damiano, attivo sotto Marco Aurelio e Commodo negli anni 170-190, risulti altrimenti attestato in quell’edificio. Le due date non sono necessariamente in contraddizione: descrivono più probabilmente due fasi della stessa vicenda, un primo gruppo di fondatori negli anni 140 e, molto più tardi, le statue-ritratto che lo stesso Damiano vi aggiunse.
Che cosa è emerso nei dintorni
Anche i dintorni della porta hanno restituito reperti propri. Un frammento del testo latino dell’editto di Paullus Fabius Persicus, emanato intorno al 44 d.C., fu trovato reimpiegato in una tomba vicino alla Porta di Magnesia; un secondo frammento della stessa lastra iscritta emerse decenni dopo, nel 1902, nel lastricato settentrionale del teatro, secondo l’edizione di Wankel dell’iscrizione8. I reperti più antichi noti dell’intera area di Efeso, resti di mura in mattoni crudi neolitiche insieme a ritrovamenti di ossidiana e ceramica, vennero alla luce nella primavera del 1995 a est della porta, sulla strada verso Aydın, riferiscono Bammer e Muss9.
Più vicina alla porta si trova la tomba a casa di Claudia Antonia Tatiane, appena fuori le mura, verso sud-est; dopo lo scavo fu reinterrata, così che oggi non ne resta nulla di visibile, secondo il resoconto di scavo di Kintrup10. Un frammento di sarcofago dionisiaco con una menade, oggi al museo di Efeso con il numero di inventario 45/57/79, fu recuperato durante gli scavi del 1979 alla porta, registra Kintrup11.
La strada verso l’Artemision
Seguendo da qui la strada verso Ayasoluk, Wood individuò i resti di una via coperta, una stoà, costruita dal sofista Flavio Damiano e ricordata dallo scrittore Filostrato, che correva dalla Porta di Magnesia fino al tempio di Artemide sopra quella che in origine era una via sacra non lastricata12. È meglio lasciarne qui la datazione indeterminata, piuttosto che azzardarla da fonti non ancora verificate; ciò che resta certo sono la sua esistenza e il suo percorso.
Pausania, scrivendo nella propria epoca, ricorda che la tomba di Androclo, l’eroe fondatore della città, era ancora visibile sulla strada che dall’Artemision, passando per l’Olympieion, conduceva alla Porta di Magnesia13. Partendo da questa descrizione e dalla tecnica costruttiva di quanto trovò, Wood identificò un monumento isolato di età greca, da lui scavato nel febbraio 1869, un quadrato di 43 piedi di lato, con diversi filari di blocchi ben squadrati e senza malta, una porta sul lato orientale, come la tomba descritta da Pausania; il punto esatto del ritrovamento è stato da allora nuovamente perduto14.
Vederla oggi
La porta si incontra lungo il cammino che unisce la città antica alla collina medievale di Ayasuluk, e rientra, con il resto dei quartieri alti, nello stesso itinerario. Il tempio di Artemide, verso cui un tempo indirizzava i viandanti, e il Grande Teatro, dove decenni più tardi riaffiorò il gemello del frammento dell’editto di Persicus, sono entrambi a pochi passi dal punto in cui la porta si trova ancora oggi.
Nomi e termini di questa pagina
Guy MacLean Rogers
Lisimaco
John Turtle Wood
Forschungen in Ephesos
Pagina web: Österreichisches Archäologisches Institut (link esterno)
William Hamilton
Coresso
Hermann Wankel
Anton Bammer
Carola Kintrup
Pausania
Androclo
Fonti
Ogni fonte è elencata una sola volta. I numeri rimandano alle affermazioni che sostiene; le date indicano quando la fonte è stata controllata.
