Efeso è nominata negli Atti degli Apostoli1, nella Prima lettera ai Corinzi, che Paolo scrisse proprio da lì2, nella Prima lettera a Timoteo3 e nell’Apocalisse, dove apre l’elenco delle sette chiese4. Anche la lettera agli Efesini porta il nome della città, sebbene le parole «a Efeso» manchino nei suoi manoscritti più antichi5. Attorno a questi testi crebbero le tradizioni su Giovanni, Maria e i Sette Dormienti, in città si tennero due concili6, e nel 1375 un sovrano aydınide fece costruire una moschea ai piedi della collina dove si diceva fosse la tomba di Giovanni78.

Dove appare Efeso nella Bibbia

Efeso compare in cinque libri del Nuovo Testamento, e il racconto più ricco, negli Atti, riguarda il lungo soggiorno di Paolo a metà degli anni Cinquanta d.C.9. La tabella mette a confronto ogni passo con il terreno: cosa racconta il testo, e cosa, semmai, si può ancora vedere.

Passo Cosa racconta il testo Sul terreno oggi
Atti 18,19-21 La prima, breve visita di Paolo: lascia in città Priscilla e Aquila, parla nella sinagoga e riparte per mare, promettendo di tornare1
Atti 18,24-28 Apollo, un giudeo di Alessandria, insegna a Efeso e viene a sua volta istruito da Priscilla e Aquila12
Atti 19 Tre mesi nella sinagoga, poi due anni di insegnamento quotidiano nella sala di Tiranno13 La sala non è mai stata identificata con certezza14
Atti 19 Alcuni ex maghi bruciano i propri libri, stimati in cinquantamila dracme d’argento15
Atti 19,23-41 La rivolta degli argentieri e due ore di grida nel teatro16 Il Grande Teatro17
Atti 19,35 Il discorso del cancelliere cittadino: Efeso custode del tempio della dea e della sua immagine caduta dal cielo18 Il sito dell’Artemision
Atti 20,16-38 Paolo evita Efeso e convoca a Mileto i propri anziani per un addio19
1 Corinzi 16,8.19 Scritta da Efeso; Paolo resterà fino a Pentecoste2
Efesini 1,1 Il saluto, con «a Efeso» assente dalle copie più antiche; nessuno è salutato per nome5
1 Timoteo 1,3 Paolo chiede a Timoteo di restare a Efeso3
Apocalisse 2,1-7 La lettera alla chiesa di Efeso: lode, poi un rimprovero per avere abbandonato il proprio «primo amore»20

Un passo spesso collegato a Efeso non la nomina affatto. In Giovanni 19,26-27, Gesù morente affida la madre alle cure del discepolo che amava: da qui nasce la convinzione che Maria sia partita con Giovanni21. Già nel IV secolo Epifanio di Salamina osservava che la Scrittura porta Giovanni in Asia, ma non dice nulla su Maria al suo seguito22. Il Nuovo Testamento, del resto, non collega nemmeno Giovanni stesso a Efeso: quella tradizione compare per la prima volta in autori della seconda metà del II secolo23.

Paolo a Efeso

Il soggiorno di Paolo a Efeso durò più di due anni, tre mesi nella sinagoga e poi due anni nella sala di Tiranno13, un periodo che egli stesso ricordò più tardi come tre anni24. Finì male. Un argentiere di nome Demetrio sollevò i propri colleghi contro la predicazione di Paolo, e la folla si riversò nel teatro16. Paolo restò fuori, trattenuto dai suoi discepoli e da alcuni Asiarchi amici, funzionari della provincia25. L’edificio che la folla riempì fu il Grande Teatro, ancora in piedi oggi17.

Due luoghi portano il nome di Paolo senza prove a sostegno. La torre in cima alla collina chiamata «Prigione di San Paolo» fa parte delle mura ellenistiche della città26, e negli Atti nulla dice che Paolo sia stato imprigionato qui27. Il dipinto di Paolo e Tecla nella Grotta di San Paolo, una vera chiesa rupestre, mostra però che qui fu venerato secoli più tardi28. Se abbia scritto anche Filippesi o Filemone da un carcere efesino resta una disputa accademica mai risolta29.

Pittura murale di san Paolo, con l'iscrizione ΠΑΥΛΟΣ, la mano alzata e un libro in mano, Grotta di San Paolo
Fig. 1 L'iscrizione greca ΠΑΥΛΟΣ identifica la figura dipinta come l'apostolo.

La chiesa di Efeso e Apocalisse 2

La chiesa di Efeso esisteva già prima del lungo soggiorno di Paolo12, ed Eusebio riporta la tradizione secondo cui Timoteo ne fu il primo vescovo3. Quando l’Apocalisse le si rivolge, la lettera ne loda la costanza e la resistenza ai falsi apostoli e ai Nicolaiti, poi minaccia di toglierle il candelabro se non si converte20.

Quella chiesa viveva in una città con altre fedeltà. Efeso si vantava di Artemide e della sua immagine18, e nell’88/89 d.C. divenne per la prima volta neocora del culto imperiale30, un onore che avrebbe poi ottenuto ancora più volte31.

Archi in mattoni lungo la sala allungata della chiesa di Maria, con una vasca in pietra al centro
Fig. 2 La sala, tra le più lunghe dell'Efeso romana, precede di secoli la sua trasformazione in chiesa.

San Giovanni e la basilica sulla collina di Ayasuluk

La tradizione cristiana identifica Giovanni, figlio di Zebedeo, con il discepolo che Gesù amava, con l’autore del quarto Vangelo e con Giovanni di Patmos, anche se molti studiosi moderni ne vedono due o tre persone distinte32. A Efeso la sua tomba fu onorata sulla collina di Ayasuluk, e i pellegrini medievali raccontavano di una polvere miracolosa che se ne alzava33. Fu questa tomba, non un luogo legato a Maria, ad attirare i primi viaggiatori bizantini: Egeria intendeva visitarla negli anni Ottanta del IV secolo, e Willibaldo vi arrivò nel 724-72610.

Perfino la collina porta il suo nome: Ayasuluk è una forma corrotta di Hagios Theologos, il titolo dato a Giovanni34. Sopra la tomba, Giustiniano fece innalzare la Basilica di San Giovanni, a cupola e pianta cruciforme35, con la tomba in una cripta sotto la cupola centrale36. Nikolaos Karydis, in uno studio più recente delle fondamenta scavate, sostiene che Giustiniano costruì in realtà in due fasi distinte, non in una sola: una chiesa già completamente a cupola verso il 520, la cui navata fu però terminata solo dopo il 54837. La chiesa era già in rovina sul finire del Medioevo, scossa da un terremoto e devastata dalle truppe di Timur nel 140238.

Corretto il

La vasca battesimale a forma di croce nel battistero della basilica di San Giovanni
Fig. 3 Il fonte a immersione, tipico dei battisteri paleocristiani, è annesso al lato nord della basilica.

La casa di Maria

Sul monte a sud della città antica si trova Meryem Ana Evi, la casa di Maria, una piccola cappella39. Deve la sua fama a un libro del XIX secolo: le visioni di Anne Catherine Emmerich, monaca tedesca costretta al letto, raccolte dal poeta Clemens Brentano40. Un sacerdote francese andò a cercarla con il libro in mano nel 188141, e nel 1891 furono dei lazzaristi di Smirne a ritrovare la rovina42.

Nessun autore cristiano antico colloca Maria a Efeso; la tradizione più vecchia, e più seguita, ne pone la morte e la sepoltura a Gerusalemme43. La Chiesa cattolica incoraggia il pellegrinaggio alla casa, ma non si è mai pronunciata sul fatto che Maria vi abbia vissuto44. Anche i visitatori musulmani, che onorano Maryam come madre di Isa, ne fanno un luogo di preghiera45.

La casa di Maria a Meryemana, una piccola cappella in pietra tra gli alberi
Fig. 4 La cappella sorge sul Bülbüldağ, il monte degli usignoli, sopra Efeso.

La chiesa di Maria e i concili del 431 e del 449

Il concilio di Efeso, il terzo concilio ecumenico, fu convocato dall’imperatore Teodosio II. Cirillo di Alessandria lo aprì il 22 giugno 431 senza attendere Giovanni di Antiochia e i suoi vescovi46. Nestorio, arcivescovo di Costantinopoli, preferiva chiamare Maria Christotokos; il concilio lo depose e confermò per lei il titolo di Theotokos, «colei che genera Dio»47 – per chi risolve cruciverba, la voce «eretici condannati a Efeso» ha sempre la stessa risposta: i nestoriani, i seguaci di Nestorio. Quella prima mattina sedettero circa 160 vescovi, e la sera ne firmarono la deposizione 198; Giovanni di Antiochia arrivò cinque giorni dopo e tenne un’assemblea rivale di circa 43 vescovi, che a sua volta depose Cirillo48. La disputa fu attenuata dalla Formula di Riunione del 433, e la Chiesa d’Oriente non accetta ancora oggi questo concilio49.

Un secondo concilio si riunì nell’agosto del 449 sotto Dioscoro di Alessandria, riabilitò Eutiche e depose Flaviano di Costantinopoli50. Papa Leone I lo bollò come puro banditismo, non un vero processo, da cui il nome con cui è rimasto, il «concilio dei ladri»; due anni dopo Calcedonia ne annullò le decisioni, e resta ancora oggi respinto da cattolici, ortodossi e dalla maggior parte dei protestanti, mentre le Chiese ortodosse orientali continuano ad accettarlo51.

L’edificio tradizionalmente indicato come sede dei lavori è la chiesa di Maria (la chiesa del Concilio), vicino al vecchio porto, inserita nella lunga sala meridionale del recinto di Zeus Olympios e di Adriano, lunga essa stessa circa 263 m52. Se fosse già una chiesa dedicata a Maria nel 431 resta incerto: gli scavi suggeriscono che la sala fu adattata per il concilio e che la dedica a Maria non può essere anteriore al 500 d.C. circa53. Pülz va oltre, sostenendo da prove di ceramica e monete più tarde che qui non fu costruito nulla prima della fine del concilio, così che i vescovi del 431 sedettero in una stoà più antica, semplicemente adattata per l’occasione53. Sul lato ovest si trova un battistero ottagonale54. Quando l’UNESCO iscrisse Efeso, contò questa chiesa, la Basilica di San Giovanni ed entrambi i concili fra le tradizioni religiose della città55.

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La vasca battesimale rotonda nel battistero della chiesa di Maria
Fig. 5 A differenza del fonte cruciforme della basilica di San Giovanni, qui la vasca ha forma circolare.

I Sette Dormienti

Nella leggenda cristiana, alcuni giovani credenti di Efeso in fuga dalla persecuzione di Decio (249-251) si rifugiarono in una grotta, vi furono sigillati dentro, e si risvegliarono sotto Teodosio II (408-450) come segno che i corpi risorgeranno56. Il racconto più antico che ci sia giunto è un poema siriaco di Giacomo di Sarug, e nel VI secolo Gregorio di Tours lo portò nell’Occidente latino57. Le versioni non concordano nemmeno sulla durata del sonno: 373 anni in Gregorio, circa 200 nella versione del Ministero turco58.

Il Corano ne racconta una propria versione nella sura 18, al-Kahf59. Non fissa il numero dei dormienti e dice che solo Dio lo conosce davvero; la tradizione islamica di solito ne conta sette e chiama Qitmir il loro cane60. Il sito dei Sette Dormienti a Efeso è un cimitero e una chiesa rupestre tardoantichi, sul versante orientale del Panayırdağ, scavati da archeologi austriaci verso la fine degli anni Venti del Novecento61. Una moneta di Valentiniano I trovata sotto il pavimento a mosaico originale della chiesa superiore data l’edificio stesso alla fine del IV secolo, decenni prima del regno che la leggenda nomina; il volume di Sabine Ladstätter e Paul Magdalino sull’Efeso tardoantica registra che la dedica ai Sette Dormienti vi fu inserita solo in un secondo momento, nel V secolo62. Gli scavatori portarono alla luce centinaia di sepolture dei secoli V e VI, alcune con iscrizioni che invocano i Dormienti63. Efeso non è l’unica pretendente: il Ministero nota che i musulmani identificano per lo più la grotta con Tarso o Afşin, ed esistono siti rivali vicino ad Amman, a Damasco e a Naxçıvan64.

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Aperture tombali ad arco scavate nella roccia, sul fianco del monte Pion, presso il sito dei Sette Dormienti
Fig. 6 Le tombe si aprono sul versante del monte Pion, dove la leggenda colloca la grotta dei dormienti.

Vescovi, sinodi e una sede in declino

Già negli anni Novanta del II secolo l’episcopato di Efeso era una vera dinastia familiare, e il vescovo Policrate rivendicava Giovanni come uno dei morti della città65. Lo stesso Policrate guidò i vescovi d’Asia nella difesa della Pasqua quartodecimana, ed Efeso ospitò un ulteriore concilio nel 47566. Per i pellegrini bizantini la città significava soprattutto tre tombe: quella di Giovanni, quella dei Sette Dormienti e il memoriale di Timoteo67.

Dopo Calcedonia la sede rispose a Costantinopoli, pur conservando fino al VI secolo decine di episcopati alle sue dipendenze68. Le incursioni arabe cominciarono negli anni Cinquanta del VII secolo69, i selgiuchidi presero Efeso nel 1090, e nel 1439 il suo metropolita, Marco di Efeso, divenne la voce ortodossa di punta contro l’unione al concilio di Firenze70.

La vasca battesimale rotonda della chiesa di Maria, tra muri in rovina
Fig. 7 La vasca si trova nel battistero annesso all'edificio dove si riunì il concilio del 431.

Ayasuluk sotto gli Aydınidi

Ayasuluk passò agli Aydınidi nel 1304, quando le forze di Sasa Bey presero la città71. Per un periodo la basilica di San Giovanni servì da moschea8, finché İsa Bey non ne fece costruire una nuova ai piedi della collina nel 1375, opera di un architetto damasceno7. Il marmo dell’Artemision, già abbandonato, era finito da tempo nella basilica, e in parte finì anche nella moschea72.

La moschea di İsa Bey vista dalla collina di Ayasuluk, con la pianura oltre
Fig. 8 Costruita nel 1375, riprende un impianto a corte insolito per l'architettura beylik del tempo.

Artemide: l’Efeso sacra più antica

Molto prima di qualunque chiesa, Efeso era la città di Artemide. La rivolta degli Atti nasceva proprio da lei: Demetrio temeva per il proprio mestiere e per la maestà della dea73. Il suo tempio divenne una cava, e frammenti scolpiti della sua fase arcaica sono stati recuperati dalla Basilica di San Giovanni74. Il terzo criterio dell’UNESCO per il sito segue proprio questa continuità religiosa, da Cibele e Meter fino al cristianesimo55, a partire dal tempio di Artemide.

Anche Artemide aveva un proprio calendario sacro. Il suo compleanno cadeva il sei di Targelione, celebrato nel boschetto di Ortigia, dove, come racconta Strabone, i Cureti facevano risuonare le armi per impedire a Era di scoprire il travaglio di Leto75; Rogers segue i misteri costruiti attorno a quel giorno per oltre 500 anni, dalla rifondazione della città voluta da Lisimaco nel 294 a.C. fino a circa la metà del III secolo d.C., quando una serie di disastri conclusa con il sacco del tempio da parte dei Goti li fece cessare, insieme agli altri culti misterici della città76. Quegli altri culti erano reali: una lettera dell’88/89 d.C. registra riti annuali per Demetra, con una Tesmoforia riservata alle sole donne, e anche Dioniso aveva propri iniziati in città77. Le guide dicono a volte che i cristiani si limitarono a distruggere le sue statue; nel Pritaneo gli scavatori le trovarono invece sepolte con cura, anche se Foss registra altre immagini pubbliche mutilate o rotte nei dintorni78.

La colonna rialzata dell'Artemision, con la moschea di İsa Bey e il castello di Ayasuluk sullo sfondo
Fig. 9 Il luogo dove nel 1869 l'archeologo John Turtle Wood individuò finalmente i resti del tempio. Fotografia d'archivio (1992).

Visitare i luoghi sacri

I luoghi sacri sono sparsi su diversi chilometri. Il Grande Teatro si trova nella città antica17 e la chiesa di Maria vicino al suo vecchio porto52; la Basilica di San Giovanni è sulla collina di Ayasuluk, con la Moschea di İsa Bey ai suoi piedi8; e la casa di Maria sta più in alto, sul Bülbüldağ, raggiungibile in auto dalla Porta Alta79, ed è essa stessa una delle quattro parti del sito Patrimonio dell’Umanità11.

Orari e biglietti cambiano nel tempo e sono aggiornati in una sola pagina, Efeso: biglietti e orari di apertura; le rotte da İzmir, Selçuk e Kuşadası sono confrontate in come arrivare a Efeso. Chi scende da una nave a Kuşadası, in particolare, troverà tempi di percorrenza e cosa rientra davvero in una giornata a terra in Efeso dal porto crociere di Kuşadası, mentre la collina di Ayasuluk e i suoi dintorni sono trattati in Efeso e dintorni.

Visitatori all'ingresso della casa di Maria
Fig. 10 Il flusso costante di visitatori e pellegrini che la cappella di Meryemana accoglie ogni giorno.

In questa sezione

Nomi e termini di questa pagina (18)

Epifanio di Salamina

Vescovo di Salamina a Cipro dal 367 fino alla morte nel 403, e autore del Panarion, un catalogo delle eresie a cui voleva rispondere. Conta qui per ciò che non dice: scrivendo nel IV secolo, osservò che la Scrittura manda Giovanni in Asia senza mai dire che Maria lo seguì.

Nikolaos Karydis

Storico dell’architettura all’Università del Kent, formatosi come architetto ad Atene, che ricostruisce le volte delle chiese paleobizantine dell’Asia Minore occidentale. Rileggendo i disegni di scavo di Hans Hörmann, sostiene che la basilica di San Giovanni fu costruita in due campagne giustinianee, non in una sola.

Dioscoro di Alessandria

Patriarca di Alessandria, che presiedette il secondo concilio di Efeso nell’agosto 449, riabilitò Eutiche e depose Flaviano di Costantinopoli. Papa Leone definì l’assise non un processo ma banditismo, e da allora l’incontro è il «concilio dei ladri»; Calcedonia depose Dioscoro nel 451.

Eutiche

Anziano monaco e superiore di un monastero di Costantinopoli, condannato nel 448 per aver insegnato che Cristo aveva una sola natura dopo l’incarnazione. Il secondo concilio di Efeso lo riabilitò nell’agosto 449; il concilio di Calcedonia lo condannò di nuovo due anni dopo.

Flaviano di Costantinopoli

Patriarca di Costantinopoli che condannò Eutiche nel 448 e fu deposto l’anno seguente dal secondo concilio di Efeso. Vi fu maltrattato fisicamente e morì poco dopo; Calcedonia ribaltò il giudizio e lo considerò un martire.

Papa Leone I

Vescovo di Roma dal 440 al 461. Al secondo concilio di Efeso del 449, che riabilitò Eutiche, ai suoi legati non fu permesso di leggere ad alta voce la sua lettera; Leone bollò poi l’assemblea come un latrocinium, puro banditismo, da cui il nome rimasto di «sinodo dei ladri». Calcedonia lo annullò due anni dopo.

Andreas Pülz

Archeologo classico e paleocristiano austriaco (nato nel 1960), direttore generale dell’Istituto Archeologico Austriaco dal 2024. Lavora in Asia Minore dal 1991 su resti paleocristiani e bizantini, e pubblicò la cosiddetta Tomba di Luca a Efeso nel 2010. Citato qui sulla data della Porta della Persecuzione.

Panayırdağ

Una delle due colline che racchiudono la città antica, quella che gli autori antichi chiamavano monte Pion. Lisimaco tracciò la nuova Efeso nella valle fra questa e il Bülbüldağ. Ai suoi piedi sorge lo stadio, e sul versante orientale si apre la grotta dei Sette Dormienti.

Sabine Ladstätter

Archeologa austriaca (1968-2024) che diresse lo scavo di Efeso, prima donna a farlo, e guidò l’Istituto Archeologico Austriaco dal 2009. Lavorò sulla ceramica romana e bizantina e sulle case a terrazzo. La sua guida alla Casa Terrazzo 2 (2013) e il volume tardoantico curato con Paul Magdalino (2019) sono usati in tutto il sito.

Paul Magdalino

Bizantinista, professore emerito di storia bizantina all’Università di St Andrews, che studia la società e la cultura dell’impero dal VI al XIII secolo. Con Sabine Ladstätter ha curato Ephesos from Late Antiquity until the Middle Ages (2019), il volume che questo sito segue per i secoli bizantino e turco.

Policrate

Vescovo di Efeso negli anni Novanta del II secolo, che scrisse che sette suoi parenti erano stati vescovi prima di lui e che Giovanni e una figlia dell’apostolo Filippo riposavano in città. Guidò inoltre i vescovi d’Asia nella difesa della data quartodecimana della Pasqua contro Roma.

quartodecimano

Dal latino per «quattordicesimo». Le chiese d’Asia celebravano la Pasqua il quattordicesimo giorno del mese ebraico di Nisan, qualunque fosse il giorno della settimana, invece che la domenica successiva. Policrate di Efeso convocò un sinodo dei vescovi d’Asia negli anni Novanta del II secolo per difendere quella data quartodecimana.

Sasa Bey

Il comandante turco che prese la città ai piedi della collina di Ayasuluk il 24 ottobre 1304, agendo con gli Aydınidi. Gran parte della popolazione cristiana fu espulsa, uccisa o resa schiava.

Ortigia

Il boschetto dove, secondo gli efesini, Leto diede alla luce Artemide e Apollo, e la meta della processione sacra della città. Il sito non è mai stato confermato sul terreno: la maggior parte degli studiosi lo colloca nella moderna Arvalya, sulla strada per Kuşadası, mentre Scherrer propone invece la valle di Değirmen, più a sud.

Strabone

Geografo greco, attivo sotto Augusto o Tiberio, e la fonte antica più citata su questo sito. Definì Efeso il più grande centro commerciale dell’Asia al di qua del Tauro, ed è il suo racconto a fornire gli spostamenti precedenti della città: giù dal fianco del monte al tempo di Creso, e dentro le nuove mura di Lisimaco.

Guy MacLean Rogers

Storico e classicista americano, professore di storia e studi classici al Wellesley College. Lavora sulle iscrizioni efesine: The Sacred Identity of Ephesos (1991) legge la processione di Salutaris, e The Mysteries of Artemis of Ephesos (2012) segue il culto lungo cinque secoli. Citato qui su rituale civico, agorà e pianta stradale.

Clive Foss

Storico del mondo bizantino e islamico delle origini, nato a Londra nel 1939 e a lungo professore di storia all’Università del Massachusetts Boston. Ephesus after Antiquity (1979) resta il racconto standard della città dalla tarda antichità alla cittadina turca, ed è qui l’autorità principale per tutto ciò che viene dopo il periodo romano.

Bülbüldağ

L’altra collina sopra la città antica, chiamata nell’antichità Preon o Lepre Akte, e la più alta delle due: circa 358 m secondo la cifra di Elliger. Le mura di Lisimaco ne percorrevano la cresta per oltre 4 km, e le case a terrazzo salgono lungo il pendio inferiore, sopra la via dei Cureti.

Fonti (135)

Ogni fonte è elencata una sola volta. I numeri rimandano alle affermazioni che sostiene; le date indicano quando la fonte è stata controllata.