La facciata a due piani della biblioteca di Celso, con i visitatori nel piazzale antistante e la Porta di Mazeo e Mitridate sulla destra

Efeso

Una città portuale antica sulla costa egea della Turchia, a una ventina di chilometri dal porto di Kuşadası e oggi a cinque dal mare.

Efeso è una città antica della costa egea della Turchia; le sue rovine stanno accanto a Selçuk, in provincia di İzmir1. Dal porto crocieristico di Kuşadası sono una ventina di chilometri di strada2, ed è per questo che tanti la conoscono come la mezza giornata a terra fra due scali. Qui Roma insediò il governatore della provincia d’Asia3, qui sorgeva una delle sette meraviglie del mondo antico4, e qui il cristianesimo delle origini prese forma, con Paolo che insegnò in città per più di due anni5. L’UNESCO l’ha iscritta nella lista del Patrimonio mondiale nel 20156. Gli archeologi austriaci scavano qui dal 18957, e da quella lunga campagna viene quasi tutto ciò che si sa della città.

Le affermazioni storiche sono verificate su fonti indipendenti; le informazioni pratiche risalgono all’autorità che le emette.

In questa sezione

Che cos’è Efeso

Il nome Efeso è appartenuto a più luoghi. Le strade lastricate in marmo, il teatro e la biblioteca che quasi tutti hanno in mente appartengono alla città ellenistica e romana che Lisimaco fece costruire nella valle fra le due colline12. L’iscrizione UNESCO abbraccia molto di più: quattro aree, cioè il tumulo preistorico di Çukuriçi, la città antica in senso stretto, la collina di Ayasuluk con il sito dell’Artemision e i resti medievali, e la casa di Maria (Meryem Ana Evi)13.

Era grande e ricca. Strabone, che scrive sotto Augusto o Tiberio, la chiama il maggiore emporio dell’Asia al di qua del Tauro14. Sulla popolazione non c’è accordo: la letteratura più antica parla di 200.000 abitanti o più15, mentre un modello demografico recente arriva a circa 71.60016. Nel II secolo d.C., nella classifica di Walter Scheidel, Efeso rientra fra le cinque città maggiori del mondo greco e romano17.

La biblioteca di Celso vista dal pendio sopra la città bassa
Fig. 1 Da questo punto rialzato si coglie la posizione della biblioteca rispetto alla città bassa.

Dove si trova Efeso

Efeso sta nella Turchia occidentale, nella bassa valle del Küçük Menderes, il fiume che i greci chiamavano Kaystros18. La regione antica è la Ionia, la fascia costiera colonizzata dai greci: l’insediamento ionio di Efeso si data per tradizione all’XI o X secolo a.C.19. Il sito ha una biglietteria alla porta nord e una alla porta sud, segnate entrambe nello schema del percorso di Efeso20; l’aeroporto di İzmir dista circa 62 km di strada21.

Per una città di porto è oggi stranamente lontana dal mare: cinque chilometri circa, con il vecchio bacino ridotto a un lago paludoso22. La causa è il fiume, in due tempi: prima il mare che saliva, poi il delta che avanzava verso ovest, finché la costa non si è allontanata da Efeso23.

La valle sotto Efeso vista dalla città alta, con i visitatori in lontananza
Fig. 2 Da questo punto della città alta si domina l'intera vallata percorsa dalla via dei Cureti.

Una città che ha seguito il mare

Nessun punto del territorio può dirsi Efeso per intero. I primi abitanti stavano a Çukuriçi Höyük, abbandonato e poi ripreso, e lasciato definitivamente verso il 2750 a.C.8. Nella tarda età del bronzo la collina di Ayasuluk era probabilmente Apaša, la capitale dell’Arzawa nota dai testi ittiti: l’identificazione poggia sull’assonanza del nome e su ceramica micenea, non su un’iscrizione24. Strabone racconta che al tempo di Creso gli efesini scesero dal fianco del monte per stabilirsi intorno al tempio di Artemide25.

L’Efeso che si visita nasce all’inizio del III secolo a.C., quando Lisimaco costrinse la popolazione dentro una città nuova e cinta di mura12. Il vecchio porto si stava interrando, mentre la baia nuova conservava ancora fondali buoni26. Molto più tardi il movimento si invertì e l’abitato risalì verso la fortificata Ayasuluk; la città bassa restò però abitata fino all’XI secolo, e le sepolture intorno alla chiesa di Maria (chiesa del Concilio) proseguirono almeno fino al XIV27.

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Visitatori camminano lungo un'ampia via in marmo tra file di colonne
Fig. 3 L'Arkadianè, la monumentale via che in epoca successiva conduceva verso l'antico porto.

Efeso nei secoli

La storia di Efeso va dal neolitico agli ottomani. Alcune date ne danno la forma:

  1. 6700 a.C. circaPrimo insediamento a Çukuriçi Höyük8
  2. 560 a.C. circaCreso di Lidia sottomette Efeso al dominio e al tributo lidi28
  3. 356 a.C.Erostrato incendia il tempio di Artemide29
  4. 334 a.C.Alessandro Magno toglie Efeso ai persiani30
  5. Inizio del III secolo a.C.Lisimaco rifonda la città dove si trova oggi9
  6. 133 a.C.Attalo III lascia il proprio regno a Roma; la data di organizzazione della nuova provincia è discussa31
  7. Anni 260 d.C.Terremoto e incursioni dei goti32
  8. 431 e 449A Efeso si riuniscono due concili33
  9. Metà del VI secoloGiustiniano costruisce la basilica di San Giovanni34
  10. 1304La città si arrende alle forze turche35
  11. 1375Viene costruita la moschea di İsa Bey36
  12. 1869John Turtle Wood ritrova il tempio di Artemide37
  13. 1895Cominciano gli scavi austriaci7
  14. 2015Iscrizione nel Patrimonio mondiale6

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Le mura merlate e il mastio quadrato del castello di Ayasuluk, in cima alla collina
Fig. 4 Le mura visibili oggi combinano più fasi costruttive, dall'epoca bizantina a quella selgiuchide e ottomana. Fotografia d'archivio (1992).

Le rovine: che cosa resta in piedi

La città antica si gode meglio come una discesa lenta. Dalla Porta di Eracle la via dei Cureti scende lungo la valle fino alla biblioteca di Celso38, innalzata in onore di Tiberio Giulio Celso Polemeano, la cui camera sepolcrale a volta sta sotto l’abside: una sepoltura dentro le mura, onore riservato di norma a eroi e fondatori39. La facciata a due piani gioca con la scala, perché i piedistalli delle colonne inferiori crescono in altezza verso i lati e il fronte sembra più ampio di quanto sia40. Un terremoto la fece crollare, con ogni probabilità nel X o XI secolo41, e fra il 1970 e il 1978 fu rialzata con i suoi stessi blocchi42. L’edificio non ha mai lasciato Efeso43: a Vienna sono andati soltanto gli originali delle quattro statue, e nelle nicchie oggi si vedono copie44.

Dal piazzale della biblioteca il viale di marmo porta verso il teatro45. Il Grande Teatro è quello nominato negli Atti, dove la folla gridò per Artemide durante la rivolta degli argentieri46. Quanti posti avesse resta discusso: gli scavatori austriaci calcolano circa 20.000 dopo l’ampliamento romano, meno dei 24.000 o 25.000 che si leggono quasi ovunque47.

Sul pendio sopra la via dei Cureti, le case a terrazzo formano un isolato di abitazioni romane di circa 4.000 m²48, diviso in sette unità49. Le pitture parietali del II e III secolo sono il gruppo più consistente del genere rimasto nell’oriente romano50, e una copertura le ripara dal 1999/200051.

Sull’altro lato della strada si apre il tempio di Adriano, dedicato da Publio Quintilio Valente Vario ad Artemide efesia, all’imperatore e al popolo52. Che si tratti davvero di un tempio di Adriano è messo in dubbio da chi lo ha studiato53. Poco più in basso, sulla stessa via, sta l’Ottagono, una tomba a otto lati della fine del I secolo a.C.54, attribuita a lungo ad Arsinoe IV, sorella di Cleopatra; uno studio sul DNA pubblicato nel 2025 ha stabilito che l’individuo sepolto era un maschio55, un ragazzo fra gli 11 e i 14 anni56.

Vista dalle gradinate alte del Grande Teatro verso l'orchestra e la valle
Fig. 5 Dai gradini più alti lo sguardo spazia sull'intera valle un tempo percorsa da via del Porto.

Il tempio di Artemide

Il tempio di Artemide, l’Artemision, rese Efeso famosa in tutto il mondo antico. Antipatro di Sidone lo incluse nel suo elenco di meraviglie e scrisse che accanto a esso le altre perdevano lo splendore4. Plinio attribuisce al tempio più tardo 127 colonne, ciascuna dono di un re57. Le ricostruzioni moderne non riescono a farcele stare: la più recente sostiene che al massimo potessero essere 10958.

Del luogo si era persa memoria, finché John Turtle Wood non raggiunse i resti l’ultimo giorno del 1869, a circa 6 m di profondità37. L’unica colonna che oggi segna il sito è stata rimontata con frammenti che non appartengono tutti alla stessa colonna originale59. Pietra del tempio finì davvero in edifici vicini, fra cui la basilica di San Giovanni60, ma la storia delle colonne di Santa Sofia portate da Efeso è una leggenda medievale61.

La dea venerata qui non coincideva del tutto con la cacciatrice greca. Dalla tarda antichità le file di forme ovali sul petto dell’Artemide efesia furono lette come seni; gli studiosi di oggi respingono quella lettura o la giudicano non dimostrata, e propongono ornamenti applicati, pendenti d’ambra o insegne62. Due celebri statue romane della dea, trovate nel pritaneo nel 1956, si conservano al museo di Efeso, a Selçuk63.

La colonna rialzata dell'Artemision, con la moschea di İsa Bey e il castello di Ayasuluk sullo sfondo
Fig. 6 Il luogo dove nel 1869 l'archeologo John Turtle Wood individuò finalmente i resti del tempio. Fotografia d'archivio (1992).

Efeso nella storia cristiana

Negli Atti Paolo insegna a Efeso per più di due anni, prima nella sinagoga e poi nella scuola di Tiranno5, ed è da Efeso che scrisse la prima lettera ai Corinzi64. Il soggiorno di Paolo a Efeso ha lasciato anche una tradizione senza testo alle spalle, quella della torre detta «prigione di san Paolo»: negli Atti non compare alcuna prigionia in città65. Delle sette lettere dell’Apocalisse, la prima è indirizzata alla chiesa di Efeso66.

Fra i luoghi sacri di Efeso, quello di san Giovanni si fonda su una tradizione attestata dalla fine del II secolo, secondo cui l’apostolo visse e morì qui; il Nuovo Testamento non lo dice67. Alla metà del VI secolo Giustiniano innalzò sulla collina di Ayasuluk una grande chiesa a cupola sopra la tomba tradizionale, la basilica di San Giovanni34. Alla città diede il nome anche il concilio del 431, che depose Nestorio e confermò per Maria il titolo di Theotokos, «colei che genera Dio»: gli eretici condannati a Efeso sono i nestoriani68.

La casa di Maria, sul monte a sud della città antica, fu riconosciuta come tale a partire dalle visioni di Anne Catherine Emmerich, religiosa tedesca le cui parole furono messe per iscritto dal poeta Clemens Brentano69. Chi la scavò datò la cappella al XIII secolo, su fondazioni più antiche70. La Chiesa cattolica non si è mai pronunciata sul fatto che Maria vi abbia vissuto o vi sia morta, ma permette e incoraggia il pellegrinaggio71. Paolo VI venne nel 196772, Giovanni Paolo II nel 197973, Benedetto XVI nel 200674. Anche i musulmani vi pregano: Maryam è venerata nell’islam, e in una stanza laterale ci sono versetti coranici che la riguardano dagli anni ottanta75.

Colonne rialzate e un architrave nella chiesa di Maria, con rovine basse e colline sullo sfondo
Fig. 7 Il complesso della chiesa così come si presenta oggi ai visitatori. Fotografia d'archivio (2015).

Intorno a Efeso

I luoghi intorno a Efeso cominciano da Selçuk, la cittadina che ha proseguito la vita antica sulla collina di Ayasuluk e ai suoi piedi27. In cima, accanto alla basilica, sta la fortezza bizantina76; alla base si trova la moschea di İsa Bey, che un architetto damasceno costruì nel 1375 per un signore aydinide36. Sulle colline, 8 km a est di Selçuk, c’è il villaggio di Şirince77; 14 km a nord-est di Efeso sorge invece il mausoleo protoellenistico di Belevi78.

Il villaggio di Şirince, case dalle pareti bianche e i tetti di tegole su una collina verde, con un minareto
Fig. 8 Il villaggio vive oggi soprattutto di turismo e della produzione dei suoi vini di frutta.

Visitare Efeso

Poiché entrambe le porte hanno una biglietteria, la visita a Efeso si può fare nei due sensi20. Chi ha solo la mattina fa bene a entrare dalla Porta Alta e uscire da quella Bassa, perché così si scende invece di salire. L’estate è dura: in luglio e agosto le massime medie sfiorano i 35 °C, e in ciascuno dei due mesi 17 o 18 giorni raggiungono quella soglia79. Quasi tutta la pioggia cade fra ottobre e aprile80, e le mezze stagioni sono più clementi, con massime medie intorno ai 26 °C in maggio e ai 24 °C in ottobre81.

Prezzi e orari cambiano spesso, e la pagina su biglietti e orari data ogni cifra che riporta. La stazione ferroviaria di Selçuk dista 3,5 km a piedi dalla Porta Bassa82, abbastanza vicina da rendere il treno un modo pratico per arrivare a Efeso. In Turchia l’accompagnamento turistico è riservato alle guide con licenza e tessera in corso di validità83, e la licenza si controlla nella banca dati pubblica del loro sindacato84.

Vista in discesa sulla via dei Cureti, tra colonne e basi di statue, con i visitatori
Fig. 9 Il tratto in pendenza che i visitatori percorrono scendendo verso la biblioteca di Celso.

Cose che si dicono di Efeso e non sono vere

Efeso ha raccolto la sua parte di leggende, e la pagina su cosa sbagliano le guide su Efeso le affronta monumento per monumento. Sei che le prove non reggono:

  • «La biblioteca è stata portata all’estero.» Sta sulle proprie fondazioni; a Vienna sono andate delle statue43.
  • «Nell’Ottagono c’è la sorella di Cleopatra.» I resti non sono di Arsinoe IV, ma di un ragazzo85.
  • «Il cranio dell’Ottagono andò perduto nella seconda guerra mondiale.» Era da sempre in una collezione dell’Università di Vienna86.
  • «Paolo predicò nel teatro.» Nel racconto degli Atti i suoi lo trattennero dall’entrarvi87.
  • «Il teatro lo costruì Lisimaco.» Gli scavatori ne collocano l’inizio nel II secolo a.C., molto dopo la sua morte; una posizione minoritaria (Karwiese) scende fino al 100 a.C. circa88.
  • «Le colonne di Santa Sofia vengono dal tempio di Artemide.» Una leggenda medievale61.

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Le fondamenta in rovina dell'edificio scenico del Grande Teatro, viste dall'alto
Fig. 10 Ciò che resta della scaenae frons, la facciata monumentale alle spalle del palcoscenico.

Come verifichiamo i fatti

Le affermazioni di fatto portano riferimenti numerati. Per quelle storiche servono almeno due fonti indipendenti; per le informazioni pratiche, che cambiano di continuo, può bastare l’avviso dell’autorità che le emette. Dove gli studiosi non concordano, la pagina dà l’intervallo e lo dichiara. Prezzi e orari mostrano la data dell’ultimo controllo. Chi scrive il sito, come si scelgono le fonti e come segnalare un errore sono spiegati in chi siamo e metodo.

Fitte lettere greche incise in una lastra di marmo chiaro, in una vetrina museale
Fig. 11 Una lastra iscritta proveniente da Efeso, oggi conservata all'Ephesos Museum di Vienna.
Nomi e termini di questa pagina (8)

Walter Scheidel

Storico del mondo antico, Dickason Professor in the Humanities e professore di studi classici e storia a Stanford, che lavora su popolazione ed economia romana. La classifica usata da questo sito è la sua: nel II secolo d.C. Efeso era tra le cinque città più grandi del mondo greco-romano, con Roma, Alessandria, Antiochia e Cartagine.

Apaša

Il nome che molti studiosi danno alla collina di Ayasuluk della tarda età del Bronzo: la capitale dell’Arzawa nei testi ittiti. L’ipotesi si fonda sulla somiglianza dei nomi e su ritrovamenti micenei, non su un’iscrizione. Gli annali di Muršili II ne registrano l’ingresso ad Apaša nel terzo anno di regno.

Arzawa

Il regno dell’Anatolia occidentale nominato nei testi ittiti. La sua capitale, Apaša, è ampiamente identificata con la collina di Ayasuluk a Efeso, sulla base del nome e di ritrovamenti micenei. Gli annali di Muršili II raccontano che il suo re, Uhhaziti, fuggì invece di resistere.

Plinio il Vecchio

Ufficiale romano ed enciclopedista, zio di Plinio il Giovane, morto nell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. La sua Naturalis Historia si estende su trentasette libri, ed è la fonte delle cifre che questo sito riporta per il tempio di Artemide: 127 colonne, 120 anni di costruzione, fondamenta posate su carbone e velli di lana.

John Turtle Wood

Architetto inglese (1821-1890) che stava costruendo stazioni per la ferrovia Smirne–Aydın quando, nel 1863, lasciò l’incarico per cercare il tempio di Artemide con un permesso del British Museum. Ne trovò la pavimentazione il 31 dicembre 1869, scavò fino al 1874, e pubblicò Discoveries at Ephesus nel 1877.

Theotokos

Greco per «colei che genera Dio», il titolo per Maria confermato dal concilio riunito a Efeso nel 431. Nestorio, arcivescovo di Costantinopoli, preferiva Christotokos, «madre di Cristo». Il concilio lo depose e confermò contro di lui il titolo più antico.

Mausoleo di Belevi

Una tomba di primo periodo ellenistico, 14 km a nord-est di Efeso: un podio quadrato con lati di circa 29,65 m, un tempo coronato da un colonnato corinzio, e il secondo mausoleo più grande dell’Anatolia dopo quello di Alicarnasso. La sua decorazione scultorea è divisa tra il museo di Efeso e quello di İzmir.

Stefan Karwiese

Archeologo classico e numismatico austriaco (1941-2023), che insegnò numismatica antica a Vienna. Fu vicedirettore dello scavo di Efeso dal 1980 al 1986 e direttore dal 1993 al 1998. Citato qui sulla data del Grande Teatro e su come si incendiò il tempio di Artemide.

Fonti (176)

Ogni fonte è elencata una sola volta. I numeri rimandano alle affermazioni che sostiene; le date indicano quando la fonte è stata controllata.