Chi arriva a Efeso in giornata da una nave ormeggiata a Kuşadası o a İzmir riconosce questa immagine ancora prima di sapere il nome del monumento: è ciò che chiude la prospettiva in fondo alla via dei Cureti, dove la strada marmorea scende dalla città alta fino al fondovalle1. L’uomo che la facciata onora, Tiberio Giulio Celso Polemeano, è sepolto proprio al suo interno23. Ciò che resta in piedi oggi è il fronte a due piani, rimontato negli anni Settanta a partire dai suoi blocchi originali4. È uno dei quattro monumenti che il criterio (iii) dell’UNESCO cita per spiegare perché Efeso sia Patrimonio dell’Umanità5. Il nome corretto è biblioteca di Celso; capita di sentirla chiamare semplicemente biblioteca di Efeso, come se la città non ne avesse mai avuta un’altra.

Chi era Celso?

Celso era un provinciale arrivato al vertice dello Stato romano. Fu uno dei consoli suffetti del 92 d.C.6 – il primo uomo di una provincia orientale, non italica, a ricoprire quella carica, secondo il computo di Steven Friesen13 – e in seguito guidò il collegio responsabile degli edifici sacri e delle opere pubbliche di Roma14. Prima ancora aveva ricoperto un tribunato militare, era entrato in Senato sotto Vespasiano e Tito e aveva governato province come la Bitinia-Ponto e la Cilicia15; più indietro ancora, per Guy Rogers avrebbe servito tra i magistrati del mercato di Efeso, gli agoranomi, prima della sua carriera romana16. Tornò in Asia come governatore verso il 105-107 d.C.; le fonti non concordano sull’anno esatto17.

Non era efesino. Celso veniva da Sardi, da una famiglia locale di sacerdoti ereditari della dea Roma18, il che rende ancora più singolare la sua sepoltura a Efeso. Il momento della sua morte non è noto con precisione: intorno al 114 d.C. o prima secondo un calcolo, prima del 117 secondo altri19.

Architrave iscritto sopra una porta della biblioteca di Celso, visto dal basso
Fig. 1 L'iscrizione corre lungo l'architrave che sovrasta uno degli ingressi interni.

Costruttori e datazione

Il figlio di Celso, Giulio Aquila Polemeano, console a sua volta nel 110 d.C.20, eresse l’edificio come memoriale del padre: nella lettura di Guy Rogers, lo costruì come un heroon che sostituiva uno precedente, sorto nello stesso punto all’estremità occidentale dell’Embolos21. La sua costruzione ebbe un effetto collaterale segnalato da più di uno studioso: completare la biblioteca finì per chiudere definitivamente la vecchia via processionale verso Ortigia, un percorso che il vicino recinto del Serapeo aveva già reso impraticabile22. Se fosse stato Celso stesso a progettare la biblioteca resta incerto; i due studiosi che ne ricostruirono la facciata pensavano che probabilmente fosse così23. Le fonti non concordano nemmeno sul nome di Aquila, Tiberio in alcune, Gaio in altre24. Aquila morì prima che l’opera fosse finita, e la biblioteca fu completata per i suoi eredi, con Tiberio Claudio Aristione che eseguì le sue volontà25.

Un lascito di 25.000 denari finanziava, con i suoi interessi, la manutenzione, il personale e l’acquisto di nuovi libri26. La data di costruzione è meno certa di quanto lascino intendere molte guide. I lavori iniziarono negli anni '110, e le date di completamento proposte vanno dal 113-117 al 135 circa; nessuna data di apertura è documentata7. L’affermazione più prudente è che la biblioteca fu costruita negli anni '110 e '120.

Cornice scolpita di un'apertura finestrata nella facciata della biblioteca di Celso
Fig. 2 La decorazione scolpita corre lungo il perimetro di una delle false finestre della facciata.

La tomba sotto l’abside

Una sepoltura all’interno della città era un onore riservato di norma a eroi e fondatori, e Celso lo ricevette. Fu deposto in un sarcofago di marmo, in una piccola camera voltata sotto l’abside3. La camera misura meno di 8 m² ed è raggiunta da un corridoio angolato e stretto, per cui il sarcofago dovette essere calato all’interno prima che il pavimento dell’abside venisse chiuso sopra di esso27. È un sarcofago a ghirlande, con festoni sorretti da figure di Vittoria e una testa di Medusa nel timpano del coperchio28.

Gli scavatori del 1904 lo videro per la prima volta, intatto, attraverso due piccole aperture nel podio sotto l’abside29.

Vista in bianco e nero dei gradini della biblioteca di Celso e dei muri in rovina, prima della ricostruzione della facciata
Fig. 3 Fotografia storica dello stato del sito prima che la facciata fosse rialzata.

Gli accorgimenti ottici della facciata

Il fronte è costruito volutamente fuori squadra. Gli otto piedistalli delle colonne inferiori variano in altezza da 0,930 a 1,110 m, più alti ai margini, e la platea su cui sorgono è ingobbita di 3,6 cm, cosicché la sommità dei piedistalli esterni si trova 14,4 cm più in alto di quella dei centrali30. Gli architetti che hanno studiato i blocchi hanno concluso che anche la trabeazione fosse curva, e che le dimensioni delle colonne fossero graduate per accentuare la prospettiva e far apparire il fronte più largo di quanto sia31.

La composizione fa il resto. Il piano inferiore ha quattro coppie di colonne aggettanti; il superiore ne ha tre, poste sopra le porte e disallineate rispetto a quelle sottostanti, con un timpano triangolare al centro fiancheggiato da due curvi32. Porte e finestre guardano a est, il che corrisponde al consiglio di Vitruvio di orientare le biblioteche verso la luce del mattino33.

La facciata intera della biblioteca di Celso e i suoi ampi gradini, al sole
Fig. 4 La facciata e i gradini d'ingresso, ricostruiti a partire dai blocchi originali ritrovati a terra.

Le quattro virtù, e dove sono finite le statue

Quattro nicchie nel piano inferiore custodiscono figure femminili che personificano Sophia (la sapienza), Arete (l’eccellenza), Ennoia (l’intelletto) ed Episteme (la conoscenza)34. Le statue oggi sulla facciata sono copie. Gli originali si trovano nel Museo Efesio del Kunsthistorisches Museum di Vienna, un’istituzione diversa dal museo di Efeso a Selçuk12.

Quegli originali hanno una storia propria. Diverse sono sculture più antiche riadattate: Arete è una figura tardo-ellenistica con la testa rilavorata, Sophia riusa un tipo statuario ellenistico noto come «Hera Campana», Ennoia riusa un corpo di tipo Cerere35. La base di Sophia mostra ancora i punti di fissaggio per un bronzo; la figura marmorea fu collocata lì durante un restauro tardoantico della facciata36. La base di Ennoia è quella anomala: la sua iscrizione è dipinta, non scolpita, e non nomina Celso ma un certo Filippo, altrimenti ignoto. Le guide, e finora il sito stesso, hanno letto questo come un omaggio a chi aveva semplicemente pagato un restauro successivo, ma questo sottovaluta ciò che due studi indipendenti indicano: un onore preesistente rilevato, non aggiunto. Josef Keil, che pubblicò lo scavo, legge Filippo come l’architetto che diresse la successiva trasformazione in fontana, premiato con una statua rititolata a suo nome37; James Harrison legge la stessa iscrizione come un atto più semplice di appropriazione, con la dedica originaria di Celso per Ennoia rimossa per fare posto a quella di Filippo37. Chi fosse Filippo resta aperto; che la base sia stata rietichettata noCorretto il .

Anche un blocco curvo del timpano con una testa di Medusa proveniente dalla facciata si trova a Vienna38.

Testa e spalle di una statua delle virtù sotto il baldacchino scolpito di una nicchia, biblioteca di Celso
Fig. 5 Le statue delle quattro virtù occupavano altrettante nicchie del piano inferiore. Fotografia d'archivio (2013).

Statue e iscrizioni per Celso

Le basi ai due lati della scalinata portavano statue equestri di Celso, con il resoconto della sua carriera scritto in greco e in latino39. Winfried Elliger registra le due lingue disposte lungo tutta la scalinata di nove gradini, greco a sinistra e latino a destra40; Guy Rogers osserva che la presenza stessa dell’epigrafia latina qui è una rarità, dato che le iscrizioni quotidiane di Efeso sono in stragrande maggioranza greche41. Le iscrizioni ricordano altre quattro statue al piano superiore, tre di Celso e una di Aquila, erette dalla figlia di Celso, Giulia Quintilia Isaurica, e dal senatore Tiberio Claudio Giuliano. Il testo di fondazione disponeva che le statue di Celso fossero incoronate nei giorni di festa e negli anniversari, per sempre39.

All’interno: la sala di lettura e gli scaffali

Nove gradini portano a tre porte. Dietro si apriva un’unica sala di 16,7 × 10,9 m, circa 178 m², con un’abside di 4,5 m di fronte all’ingresso9. Le pareti avevano dieci nicchie per piano destinate agli armadi per i rotoli, dietro un podio alto circa 1 m. Un secondo livello con una galleria colonnata è certo; un terzo è discusso42.

Tra il muro interno della sala e quello esterno corre uno stretto corridoio. La spiegazione tradizionale è che tenesse l’umidità lontana dai libri. Volker Michael Strocka, che diresse la ricostruzione, la respinge e lo legge invece come un canale per lo scarico dell’acqua piovana dai tetti; la questione resta aperta43.

La sua capacità può essere calcolata solo dallo spazio degli scaffali. I calcoli danno circa 10.000-12.000 rotoli, o fino a 16.000 se nella sala si trovavano anche cassette indipendenti10. Una grande biblioteca, dunque, ma lontana dall’essere la più grande: le raccolte maggiori dell’antichità arrivavano a centinaia di migliaia di rotoli44.

L'interno della sala di lettura della biblioteca di Celso, con le nicchie a muro e un visitatore
Fig. 6 Le nicchie alle pareti un tempo custodivano gli scaffali con i rotoli di pergamena.

Incendio, terremoto e una fontana

L’interno andò perduto nel III secolo, e la causa è discussa. Il racconto tradizionale parla di un incendio intorno al 262 d.C., attribuito a un terremoto oppure all’incursione gotica di quegli anni45. Gli scavatori austriaci attribuiscono oggi il danno a un terremoto intorno al 270 d.C., dopo il quale la biblioteca sembra essere stata abbandonata46. In entrambi i casi, quel decennio fu un disastro per l’intera città: un terremoto e le incursioni gotiche via mare sotto Gallieno ne devastarono buona parte47.

Cosa accadde al guscio vuoto in seguito non è del tutto chiaro. La relazione di scavo della biblioteca sostiene che la sala, priva di tetto, servì per un certo tempo da corte di una casa vicina, con la facciata mantenuta deliberatamente in piedi come fondale di una nuova fontana che il proconsole Stefano fece costruire contro di essa, intorno al 400 d.C.4849: le porte furono murate, la parete anteriore della vasca rivestita con lastre a rilievo del cosiddetto Monumento dei Parti50, e le statue danneggiate della facciata sostituite con altre recuperate altrove nel sito. Una relazione di scavo successiva sulla vicina casa a terrazzo legge gli stessi dati in modo diverso. Secondo questa lettura la facciata era già collassata fino al filare di base durante le distruzioni del III secolo, e la biblioteca restò quindi in rovina per una lunga generazione prima che la vasca di Stefano venisse costruita davanti a essa, non il contrario48. Stabilire quale versione sia corretta richiede un nuovo esame dei blocchi della facciata stessa, non delle sole relazioni di scavoCorretto il .

I rilievi del Monumento dei Parti sono stati a lungo collegati alla guerra partica di Lucio Vero degli anni 160, con una data intorno al 170 ancora spesso citata. Alice Landskron sostiene invece il 138 d.C. Il fregio non mostra alcuna campagna partica identificabile, osserva la studiosa, e il gruppo di imperatori sulla lastra complementare (Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio e un giovanissimo Lucio Vero, ritratti insieme durante un sacrificio) può rappresentare soltanto l’assestamento successorio della prima metà di quell’anno, poiché Vero non aveva ancora un tipo ritrattistico prima del 161; una testa barbuta letta in passato come un Lucio Vero postumo e velato risulta in realtà priva di velo, il che elimina il principale sostegno della datazione più tarda51. Il suo studio è apparso nei Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes del 2008; una lettura precedente e distinta aveva già proposto i primi anni '140Corretto il .

La facciata crollò infine, molto probabilmente in un terremoto, generalmente collocato nel X o XI secolo52.

Fotografia in bianco e nero del podio della biblioteca di Celso con blocchi del frontone caduti, prima della ricostruzione
Fig. 7 Fotografia storica: i blocchi della facciata giacciono ancora a terra, prima della campagna di ricostruzione del 1970-78.

Lo scavo e la strada per Vienna

La missione austriaca scavò la biblioteca nelle campagne autunnali del 1903 e del 1904 sotto la direzione di Rudolf Heberdey. L’architetto Wilhelm Wilberg studiò la facciata caduta e ne pubblicò un disegno ricostruttivo nel 190811. La relazione di scavo completa uscì come Forschungen in Ephesos V/1, Die Bibliothek, nel 1944, con l’edizione delle iscrizioni curata da Josef Keil53.

I rilievi del Monumento dei Parti vennero alla luce davanti alla biblioteca nel 190354. I reperti raggiunsero Vienna perché il sultano Abdülhamid II ne donò una parte all’imperatore Francesco Giuseppe I55, e sette spedizioni vi arrivarono tra il 1896 e il 1906, trasportate dalla marina militare austriaca56. Le esportazioni si interrompono con il regolamento ottomano sulle antichità, datato 1906 in alcune fonti e 1907 in altre57. A Vienna i reperti furono esposti in sedi provvisorie finché il Museo Efesio non aprì nella Neue Burg nel dicembre del 197858, lo stesso anno in cui a Efeso si concludeva il rimontaggio della facciata4.

La Biblioteca di Celso fu davvero spostata?

La facciata non ha mai lasciato Efeso. Si trova sulle sue fondazioni originarie e fu rimontata su di esse nel 1970-7859. A partire per Vienna furono le quattro statue delle virtù e alcuni elementi architettonici, come un timpano curvo; sul posto restano copie60. Circa 70 m del fregio del Monumento dei Parti sono sopravvissuti, e circa 40 m sono esposti a Vienna61.

L’equivoco su dove si trovi davvero la biblioteca forse nasce altrove in Anatolia. La Porta del Mercato di Mileto, di circa il 100 d.C., fu scavata da archeologi tedeschi e ricostruita all’interno del Pergamonmuseum di Berlino62. Quella porta ha viaggiato; la biblioteca no.

La biblioteca di Celso e la Porta di Mazeo e Mitridate in una luce calda
Fig. 8 Il piazzale della biblioteca, con la porta trionfale che ne segna l'accesso dall'agorà commerciale.

Ricostruita con le sue stesse pietre

La ricostruzione iniziò con una verifica del disegno di Wilberg. Nel 1969 un membro della squadra austriaca si mise a controllarlo e trovò diverse centinaia di frammenti della facciata sparsi per l’Agora e oltre, alcuni fino a İzmir63. Più di 700 pezzi furono catalogati, ricomposti e disposti filare per filare su una parte sgombrata dell’Agora prima che una sola pietra tornasse al suo posto64.

Dall’autunno del 1970 al 1978 la facciata fu rimontata per anastilosi, ossia riassemblata a partire dai suoi elementi originali, sotto la direzione dell’archeologo Volker Michael Strocka e dell’architetto viennese Friedmund Hueber4. A metà dei lavori riferirono di aver recuperato ben tre quarti dei blocchi e delle colonne originali65. Le parti mancanti furono realizzate in cemento armato, arretrato rispetto alla superficie e rivestito di pietra artificiale colorata che riprende il marmo per forma e luce, ma resta distinguibile dagli originali66. Gli ingegneri progettarono la struttura per resistere a un terremoto di intensità 9 sulla scala Mercalli-Sieberg a dodici gradi, senza alcun supporto esterno al volume antico67.

Fu ricostruito solo il fronte. Della sala sopravvivevano appena un terzo dell’altezza dei muri e nessuno degli arredi, per cui rialzarla avrebbe significato costruire una replica moderna68. Solo la facciata è ciò che è realmente rimasto in piedi fino in epoca moderna, quale che sia stata l’esatta sequenza tra la distruzione del III secolo e la fontana tardoantica che vi fu poi addossata48.

I lavori furono finanziati privatamente dall’impresario viennese A. K. Prskawetz, e la Hochtief AG donò una grua mobile da 25 tonnellate69. Lo stesso mecenate finanziò poi, nel 1980-89, la ricostruzione della vicina Porta di Mazeo e Mitridate, di nuovo sotto la direzione di Hueber70.

Corretto il

La facciata a due piani della biblioteca di Celso vista frontalmente, sotto un cielo azzurro
Fig. 9 La vista frontale mostra bene la prospettiva studiata per far apparire la facciata più grande di quanto sia.

Il menorah sui gradini

Sul secondo gradino a partire dall’alto della scalinata è segnalata l’incisione di un menorah a sette braccia, di circa 20 per 18,5 cm71. Fu descritta per la prima volta in stampa nel 1980; uno studioso ha proposto una datazione tra la fine del II e l’inizio del III secolo, ma la sua data e il suo significato restano incerti72.

Visitatori sui gradini della biblioteca di Celso, accanto alla Porta di Mazeo e Mitridate ad arco
Fig. 10 I gradini collegano il piazzale della biblioteca alla porta che le sorge accanto.

La biblioteca su una banconota

Efeso apparve sul retro della banconota turca da 20.000.000 di lire, emessa nel 2001 e ritirata all’inizio del 2006, e su quella da 20 nuove lire turche, in circolazione dal 2005 al 2010. La banca centrale descrive l’immagine soltanto come «l’antica città di Efeso»; la facciata mostrata è quella della biblioteca73.

La biblioteca di Celso vista dal pendio sopra la città bassa
Fig. 11 Da questo punto rialzato si coglie la posizione della biblioteca rispetto alla città bassa.

La conservazione oggi

Mezzo secolo dopo la ricostruzione, il marmo ha bisogno di cure. L’Accademia austriaca delle scienze ha avviato un programma di conservazione della facciata, che parte da un inventario, da campionature e dalle prime misure di salvaguardia contro crepe, scagliature e la cosiddetta «zuccherinatura» della superficie marmorea. Il suo calendario previsto, all’ultima verifica: da ottobre 2024 alla fine del 202774 (controllato il ). Nel frattempo, conviene controllare gli orari di apertura e le chiusure attuali prima di una visita.

Cornici di finestre, colonne e cornicioni scolpiti al piano superiore della biblioteca di Celso
Fig. 12 Il piano superiore, aggiunto dopo un terremoto, riprende in scala ridotta l'ordine di quello inferiore.

Cosa si trova intorno alla biblioteca

La via dei Cureti scende verso la biblioteca dalla Porta di Eracle1. Poco più in alto si trova il tempio di Adriano, dedicato dallo stesso uomo che fece costruire anche le terme dietro di esso75, il cui successivo restauro resta di data controversa tra gli studiosi76. Accanto alla biblioteca, la porta tripla di Mazeo e Mitridate, del 4/3 a.C., immette nell’agorà commerciale77, e il viale di marmo prosegue dalla piazza fino al Grande Teatro78.

Per la città in cui la famiglia di Celso costruì, dalla rifondazione di Lisimaco fino al suo abbandono, si veda la storia di Efeso.

La Porta di Mazeo e Mitridate, a tre arcate, con visitatori che vi passano sotto
Fig. 13 La porta fu innalzata da due liberti imperiali in onore di Augusto e della sua famiglia. Fotografia d'archivio (2013).
Nomi e termini di questa pagina (10)

Steven Friesen

Studioso di storia delle religioni alla University of Texas at Austin, che lavora sul culto imperiale e le prime chiese d’Asia. Il suo Twice Neokoros (1993) studia il tempio flavio di Efeso, ed è il suo computo dei consoli a rendere Tiberio Giulio Celso Polemeano il primo proveniente da una provincia orientale.

Guy MacLean Rogers

Storico e classicista americano, professore di storia e studi classici al Wellesley College. Lavora sulle iscrizioni efesine: The Sacred Identity of Ephesos (1991) legge la processione di Salutaris, e The Mysteries of Artemis of Ephesos (2012) segue il culto lungo cinque secoli. Citato qui su rituale civico, agorà e pianta stradale.

Ortigia

Il boschetto dove, secondo gli efesini, Leto diede alla luce Artemide e Apollo, e la meta della processione sacra della città. Il sito non è mai stato confermato sul terreno: la maggior parte degli studiosi lo colloca nella moderna Arvalya, sulla strada per Kuşadası, mentre Scherrer propone invece la valle di Değirmen, più a sud.

Vitruvio

Architetto e ingegnere romano del I secolo a.C., i cui dieci libri Sull’architettura sono l’unico trattato del genere sopravvissuto dall’antichità. Indica in Chersifrone e Metagene gli architetti che avviarono il tempio ionico, descrive come ne furono spostate le colonne, e consiglia di orientare le biblioteche a est per la luce del mattino.

James R. Harrison

Studioso australiano del Nuovo Testamento, professore di studi biblici all’Australian University College of Divinity. Con L. L. Welborn cura The First Urban Churches, il cui terzo volume (2018) è dedicato a Efeso e legge la comunità cristiana delle origini attraverso le iscrizioni cittadine. Citato qui sulla biblioteca di Celso e sull’agorà.

Winfried Elliger

Filologo classico tedesco (1930-2019), specialista di greco, che insegnò a Tubinga. Il suo Ephesos: Geschichte einer antiken Weltstadt (1985) racconta la città dalle origini al periodo turco, ed è il libro a cui questo sito attinge più spesso di ogni altro. Fu filologo, non uno scavatore.

Alice Landskron

Archeologa classica austriaca specializzata in scultura romana, con un dottorato a Vienna e un’abilitazione a Graz, dove insegna. Il suo studio sul cosiddetto Monumento dei Parti (2008) lo legge come un monumento agli imperatori antonini, legato all’accordo di successione del 138 d.C. piuttosto che a una guerra.

Rudolf Heberdey

Filologo classico ed epigrafista austriaco (1864-1936), poi professore a Innsbruck e Graz, che diresse lo scavo austriaco a Efeso dal 1898 al 1913. Sotto la sua direzione fu liberata la biblioteca di Celso, nelle campagne autunnali del 1903 e del 1904, e curò l’edizione delle iscrizioni riportate alla luce.

Wilhelm Wilberg

Architetto (1872-1956), tedesco di nascita e austriaco dal 1908, che fu lo specialista edilizio residente degli istituti archeologici di Atene e Vienna. A Efeso studiò la facciata crollata della biblioteca di Celso e pubblicò nel 1908 il disegno ricostruttivo su cui si basò il rimontaggio del 1970-78 oggi in piedi.

Lisimaco

Uno dei successori di Alessandro Magno. Nei primi anni del III secolo a.C. spostò Efeso dalla pianura presso il tempio di Artemide a un nuovo sito murato tra il Panayırdağ e il Bülbüldağ, la città che oggi si visita, ribattezzandola Arsinoeia in onore della moglie. Fu ucciso a Curupedio nel 281 a.C.

Fonti (76)

Ogni fonte è elencata una sola volta. I numeri rimandano alle affermazioni che sostiene; le date indicano quando la fonte è stata controllata.